di Andrea Roberti
Guadagno, risparmio di tempo e minor consumo di antibiotici: come si comporta la pratica dell’asciutta selettiva sotto questi tre punti di vista? Ce lo dicono gli studi
La mastite è una malattia costosa e piuttosto diffusa che durante il periodo di asciutta veniva tipicamente gestita con la “blanket dry cow therapy” (BDCT), ovvero con la somministrazione a tappeto e alla cieca di un trattamento antibiotico, somministrato alla messa in asciutta, indipendentemente dalla presenza o meno di patogeni intramammari. Tutte le bovine ricevevano, quindi, una terapia.
Ma le preoccupazioni relative alla resistenza dei batteri patogeni agli antibiotici e alla potenziale diffusione di alcune zoonosi hanno portato allo sviluppo di una strategia più precisa, nota come “selective dry cow therapy” (SDCT) ovvero terapia selettiva in asciutta (ormai nota come asciutta selettiva).
A differenza della BDCT, la SDCT si rivolge solo alle bovine o ai quarti infetti o ad alto rischio, riducendo l’uso complessivo di antibiotici e preservando al contempo, quanto meno in teoria, la salute della mammella e la produttività dell’allevamento.
Tuttavia l’allevatore e il suo veterinario devono considerare tutti gli aspetti di questo nuovo approccio, valutandone non soltanto l’impatto sulla salute degli animali, ma anche i risultati economici e i rischi associati alla resistenza antimicrobica (AMR). È necessario inoltre valutare se si è veramente in grado di gestire correttamente questa pratica, per non cadere in situazioni in cui la diminuzione dei trattamenti in asciutta provochi una recrudescenza della patologia in lattazione, con il paradossale effetto di vedere aumentato il consumo di antimicrobici.
Salute mammaria
Le ricerche dimostrano infatti che, se ben condotta, la terapia selettiva in asciutta può fornire degli ottimi risultati sul fronte della salute mammaria; ad esempio, secondo McCubbin e collaboratori (2022) l’adozione dell’asciutta selettiva si traduce di solito in una riduzione del 40-50% dell’intensità delle mastiti e in mandrie “in condizioni idonee” può essere utilizzata senza compromettere la salute della mammella.
Ma quali sono i requisiti necessari per iniziare una terapia selettiva con buoni margini di successo? Le aziende da latte idonee alla terapia selettiva in asciutta sono quelle con elevati standard igienico-sanitari, bassa conta di cellule somatiche (inferiore a 250mila cellule/ml) e assenza di patogeni contagiosi (es.: Staphylococcus aureus). Inoltre dette aziende sono chiamate a dotarsi di protocolli in grado di identificare con precisione le singole bovine o i quarti infetti per trattare solo quelli. Infine è fondamentale un ottimo management ambientale, l’uso del sigillante interno e controlli funzionali costanti. Risulta inoltre di notevole utilità pratica stabilire una serie di parametri da poter tradurre in un algoritmo decisionale sulla base del quale qualificare la mandria come idonea all’approccio dell’asciutta selettiva. Rowe e coll. (2023) hanno per esempio proposto come criteri lo score cellulare mensile individuale e la presenza di casi di mastite clinica a fine lattazione. Tuttavia possono essere utilizzati anche altri schemi decisionali (si veda ad esempio: https://www.nmconline.org/wp-content/uploads/2021/01/ NMC2021-SDCT-Algorithms.pdf).
Uno studio condotto su più di 35mila bovine in 37 mandrie selezionate con questi algoritmi decisionali (Leite de Campos e coll., 2024) ha dimostrato come circa il 51% delle lattifere non abbia richiesto terapia antimicrobica alla messa in asciutta mantenendo comunque i livelli sanitari della mammella sotto controllo nella successiva lattazione.
Ci conviene?
La terapia selettiva in asciutta (SDCT) è dunque un mezzo efficace per ridurre l’uso di antibiotici senza influire negativamente sulla salute della mammella, ma sarebbe importante anche una valutazione economica in funzione del rischio di un insuccesso. Eccoci accontentati: in uno studio del 2024, Page e collaboratori hanno voluto valutare l’impatto dell’implementazione della SDCT sul reddito dell’allevatore, sull’orario di lavoro e sull’uso del farmaco utilizzando per tali valutazioni un modello bio-economico creato su misura, ovvero un modello di simulazione stocastica in grado di simulare le dinamiche della mandria, i risultati riproduttivi, la produzione di latte, le decisioni di riforma, gli esiti sanitari e la gestione degli eventi sanitari.
È stato inoltre sviluppato un modulo specifico per la simulazione dell’acquisizione e dell’eliminazione dell’infezione intramammaria a seguito di una terapia mirata a livello di quarto durante i periodi di lattazione e asciutta. Il modello considerava infine 25 diversi contesti aziendali per rappresentare mandrie in diverse condizioni di salute della mammella. Sono stati quindi definiti 20 scenari di terapia selettiva in asciutta combinando sia l’uso di diverse soglie di conta cellulare e di batteriologia del latte per l’assegnazione del trattamento e l’uso del sigillante interno.
Risultati confortanti
Tutti i protocolli di terapia selettiva in asciutta hanno avuto un basso impatto sul reddito dell’allevatore ma alcuni protocolli hanno dato un margine lordo aziendale positivo (fino a 15,83 dollari canadesi/bovina in asciutta). Inoltre, l’aggiunta di un sigillante intramammario a tutte le bovine ha portato a un maggiore guadagno economico.
L’applicazione dell’asciutta selettiva ha inoltre avuto un basso impatto sull’orario di lavoro degli allevatori, tranne quando la batteriologia del latte è stata utilizzata per il processo decisionale. Alla fine di tutte le simulazioni, il protocollo più convincente (almeno in tale studio) è stato quello di effettuare un trattamento antibiotico a tutte le bovine con una conta cellulare all’ultimo controllo superiore alle 200mila cellule/ml, utilizzando il sigillante a “tappeto”. Tale scelta è sembrata la migliore perché è stata capace di adattarsi alle condizioni della maggior parte degli allevamenti. Rispetto alla terapia antibiotica a tappeto alla messa in asciutta, tale pratica ha comportato un leggero aumento del guadagno per bovina, una forte riduzione dell’utilizzo degli antibiotici e un carico di lavoro simile, pur rimanendo un protocollo semplice e pratico, e perciò potenzialmente ben accetto da parte degli allevatori.
Abbonamenti alla rivista
12 numeri all’anno per restare sempre aggiornati!









