di Giovanni Gnemmi e Cristina Maraboli
Bovinevet International Bovine Ultrasound Services & Herd Management, Huesca (Spagna)
Solo l’impiego e l’applicazione di un serio e metodico programma di lavoro può garantire il successo dell’attività zootecnica, in termini produttivi e riproduttivi. Indipendentemente dalle dimensioni dell’allevamento
Il concetto di transizione è in continua evoluzione. È impossibile oggi giorno confinare questo periodo ai 21 giorni che precedono e che seguono il parto. La transizione comincia con la messa in asciutta della vacca e termina con la prima inseminazione. Stiamo quindi parlando di un periodo lungo 120-140 giorni. Forse già da “domani” sarà necessario estendere il termine della transizione alla diagnosi positiva di gestazione.
Il far off, il close up, il parto e il post parto/ puerperio sono i quattro momenti che formano la transizione. Abbiamo ampiamente descritto l’importanza del parto in precedenti articoli. In questo caso vorremmo portare all’attenzione dei lettori l’importanza della gestione del periodo successivo al parto, in particolare dei primi 40-50 giorni di lattazione. Non solamente per ragioni didattiche possiamo distingue, all’interno del puerperio, una prima parte, l’immediato post parto, di cui l’infiammazione uterina è la vera protagonista, e una seconda parte nella quale la ripresa del ciclo ovarico e la sua evoluzione sono al centro della ribalta.
Allungare le lattazioni?
Le performance produttive e riproduttive della mandria dipendono dalla salute delle vacche che ne fanno parte: una mandria con molte vacche “malate”, non è una mandria performante. Circa il 70% delle patologie della vacca da latte è concentrato nei primi 30-40 DIM; il 50% del totale delle spese veterinarie è riferito a questo arco temporale.
Questo sta favorendo con una regolare ciclicità la teoria secondo cui sarebbe conveniente allungare le lattazioni, ritardando l’ingravidamento della vacca e riducendo il numero di parti in carriera, pur mantenendo, più o meno, lo stesso numero di giorni di lattazione.
Chi scrive non è assolutamente d’accordo con questa scelta: è un po’ come decidere di tornare a muoversi a piedi per il fatto che ci sono gli incidenti stradali. Chiaramente il parto è un fattore di rischio per la bovina in produzione, ma se ben gestito è anche una straordinaria opportunità. Allora non bisogna rinunciare sotterrando i talenti, ma bisogna impegnarsi per creare le condizioni per far fruttare le potenzialità della vacca, delle persone e delle strutture che rendono possibile la produzione.
Il vero obiettivo
L’obiettivo di ogni allevatore è quello di produrre un reddito. Il reddito deve essere prodotto rispettando il benessere della mandria e la salute del consumatore. Una vacca sana è una vacca produttiva, una vacca malata (a livello clinico o sub-clinico) è sempre e solo un debito. Alla lunga i debiti portano al fallimento.
Questo concetto vale per tutte le categorie di allevamento: intensivo, estensivo, semi-estensivo; piccolo, medio, grande, grandissimo. Biologico o convenzionale. Nonostante vi sia ancora qualcuno che creda che grande-grandissimo significhi scarsa cura per l’ambiente, per le vacche e per la salute del consumatore, gli addetti ai lavori e gli osservatori senza pregiudizi sanno perfettamente che l’unica via per garantire una produzione economicamente sostenibile è quella di garantire delle condizioni ottimali per le bovine, che solo così potranno performare al massimo.
Stiamo parlando di atleti “olimpici” che per esprimere la propria potenzialità genetica, devono trovarsi in una condizione ottimale. Anche una vacca di un allevamento biologico che produce 20 chili al giorno di latte deve essere considerata un “atleta olimpico” in ragione dei titoli o per le caratteristiche del suo latte piuttosto che per la sua produzione.
Solo l’impiego e l’applicazione di un serio e metodico programma di lavoro può garantire una produzione di successo, in termini produttivi e riproduttivi. Indipendentemente dalla grandezza dell’allevamento. Ovviamente le dimensioni dell’allevamento condizionano l’applicazione del metodo, tuttavia la filosofia laborale, la motivazione e gli obiettivi sono e devono essere gli stessi.
Il primo caffè
In molti allevamenti si dispone di transponder che oltre a monitorare il ciclo ovarico, raccolgono e trasmettono informazioni relative alla salute dell’animale. Queste tecnologie stanno migliorando non anno su anno, ma mese su mese, e non devono tuttavia essere considerate “nemiche” del personale di stalla o del tecnico/veterinario di allevamento, ma complementari ad essi: non escludono e non escluderanno queste figure professionali, ma ne miglioreranno la qualità del lavoro. Sebbene oggi disponiamo di queste tecnologie, il primo caffè del mattino dovremmo dedicarlo alla realizzazione della lista delle produzioni delle vacche del postpartum. Una vacca sana mangia, e se mangia produce latte. Una multipara senza problemi di salute postpartum, cresce anche di 4-5 kg di latte al giorno, una primipara di 1,5-3 kg. Una vacca che non sta bene, non mangia o mangia molto meno di quello che ci si aspetterebbe. Questo significa una minore produzione di latte rispetto alle attese: la bovina non cresce di latte o addirittura cala la sua produzione. Sono queste le vacche da visitare.
Tutte le altre bovine vanno monitorate, ma non tutte andranno visitate: per garantire 12-13 ore di riposo, considerando 3 ore di mungitura (2 x o 3 x), una bovina non deve essere “bloccata” per più di 90 minuti in una giornata.
Osservati speciali, oltre alle vacche che non stanno crescendo in produzione o che stanno calando la produzione, sono le vacche che sono arrivate al parto con un BCS elevato (superiore a 3.5), basso (inferiore a 2.5), con parto gemellare, distocia, o che hanno sviluppato un prolasso uterino, una ritenzione di placenta, una metrite, una mastite, una patologia podale, un’ipocalcemia, una chetosi, una dislocazione abomasale, il parto di un vitello morto o disvitale.
Una volta realizzata la lista delle possibili “pazienti” del mattino, inizia la seconda fase del lavoro: l’osservazione delle bovine, davanti e dietro. In allevamenti grandi o molto grandi è di grande aiuto scrivere sulle vacche.
Scrivere per riconoscere
Le vacche sono animali sociali, a cui piace stare in gruppo e che non amano passare il loro “tempo libero” in solitudine. Fanno tutto in gruppo: mangiano, riposano, si muovono in gruppo. In gruppo vanno a farsi mungere e ritornano dalla mungitura.
Quando una vacca, specialmente nel post partum, ma non solo, tende a isolarsi, ci offre già un motivo per concentrarci su quell’animale. E quanto a scrivere sugli animali, ogni allevamento avrà il proprio metodo, userà i propri acronimi, ma l’importante è l’obiettivo: rendere facilmente riconoscibili le bovine con un problema, potendo stabilire in tempo reale quando hanno partorito ed eventuali problemi pregressi riscontrati.
In molti allevamenti si monitora la temperatura rettale, che viene normalmente rilevata per 10 giorni. Il risultato di ogni rilevazione viene indicato con una riga colorata tra la tuberosità iliaca e la tuberosita ischiatica. Se viene rilevata una temperatura rettale superiore a 39.5º C, allora si cambia colore. Chi “osserva”, sa immediatamente da quanti giorni la bovina ha partorito, e se e quando ha avuto un rialzo termico. Se la rilevazione della temperaura viene indicata sul lato destro, sul lato sinistro, nella stessa posizione (ovvero tra la tuberosità iliaca e la tuberosita ischiatica), si indica la data del parto. In questo modo, che l’operatore guardi da destra o da sinistra, dispone immediatamente (direttamente o indirettamente) della data del parto della bovina. Eventuali patologie che la bovina ha manifestato vengono indicate con degli acronimi o delle sigle: RP (ritenzione placenta), MT (Metrite), MS (Mastite), PU (Prolasso utero), P (Podopatia), K (Chetosi), DA (Dislocazione abomasale), TW (twins, ovvero gemelli), e così via.
Osservare non è guardare
Guardare le vacche e l’ambiente (ecologico e zootecnico) dove le vacche vivono è molto diverso dall’osservare le vacche e l’ambiente. L’osservazione ci permette di rilevare tutta una serie di condizioni che sfuggono al guardare. Osservando andiamo molto al di la della valutazione superficiale della bovina e tentiamo di tradurre quello che attraverso habitus, segni e atteggiamenti, questa bovina ci sta dicendo. Dobbiamo sempre considerare una osservazione individuale e una osservazione di mandria, per cercare di classificare l’eventuale problema come un problema del singolo o di mandria.
L’osservazione è una tappa fondamentale dell’esame clinico: osservando la bovina e confrontando quello che stiamo vedendo con le altre bovine del gruppo, cercheremo di cogliere dei segnali (segni, sintomi), che la vacca sta inviando per comunicarci il suo stato di salute. Osserviamo e al tempo stesso possiamo “leggere” la storia della bovina grazie alle scritte su di essa.
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