Vita da top player

di Sante Bonelli

Chi c’è da tempo al vertice delle classifiche Anasb dei migliori allevamenti italiani? Francesco D’Ausilio e le sue bufale. Ma come fa ad avere medie di 37 quintali? Siamo andati a Fondi (Lt) a chiederglielo…

Mentre Francesco D’Ausilio – nell’immagine di apertura – ti parla delle sue bufale e di una vita passata a selezionare la “sua” genetica, vieni rapito non solo dal garbo con cui parlano i napoletani di buona famiglia, ma anche dal velato distacco per le cose del mondo, che solo chi ha la piena consapevolezza dei risultati raggiunti può comunicare.
D’altro canto, l’azienda agricola Casabianca, il regno della famiglia D’Ausilio, è in cima alla classifica dei migliori allevamenti italiani per kg di latte con 3790 kg/ capo, al 7.55% di grasso e il 4.63% di proteina. Numeri importanti, ma che da soli non bastano a capire dove si potrebbe spingere la bufala, se solo la si allevasse con una gestione davvero rispettosa delle sue vere necessità, permettendo così di sfruttare tutto il potenziale genetico oggi disponibile. “All’inizio della mia carriera – ricorda D’Ausilio – ho fatto il veterinario in molte stalle, potendo toccare con mano la velocità con cui la bufala evolveva, nonché la difficoltà con cui gli allevatori stavano dietro a questa crescita. All’Università ho avuto maestri come il prof. Zicarelli e il prof. Campanile che per il mondo bufalino sono stati dei veri precursori. Ma a cambiare con una rapidità incredibile è tutto il settore, basti pensare che mio padre, quando iniziò qui la sua attività nel 1963, ingrassava i bufali al pascolo per poi venderne le carni ad una quindicina di macellerie nel centro storico di Napoli. Un mercato che oggi non esiste più, ma che all’epoca tirava parecchio e che è durato sino a metà degli anni ’70, quando poi è crollato, spingendoci a passare all’allevamento da latte”.

Attorno alla stalla una ventina di ettari di terreno destinati alla ginnastica funzionale di tutto il bestiame

Idee chiare

L’ingresso di Francesco alla guida dell’azienda è nel 1990, dando il via ad una prima ristrutturazione della stalla, ma sino al 2006 l’attività è stata portata avanti nelle vecchie strutture usate per l’ingrasso, con tutti i limiti che ciò comportava. “Poi abbiamo messo mano pesantemente all’azienda e costruito le nuove stalle applicando le idee che avevo maturato durante gli anni di professione, nonché nell’attività quotidiana nella nostra realtà produttiva”. Le linee guida? Semplici: costruire una stalla a misura di bufala e non di allevatore. “Sembra una battuta, ma non lo è. Ci deve essere massima pulizia, spazio adeguato, personale attento e soprattutto comfort per gli animali. Noi in azienda utilizziamo una quantità enorme di paglia per la lettiera, ma, specialmente in sala parto, far nascere un vitello nel pulito è fondamentale. Senza mai dimenticare – dice D’Ausilio – che garantire alla bufala abbondante spazio per lei e per la sua prole è altrettanto importante, visto che noi lasciamo il vitello per 5 giorni sotto la madre, a differenza di quanto accade nella maggior parte degli allevamenti che conosco”.

La produzione estiva di latte arriva al 65% del totale

Stalla a 5 stelle

Una stalla 5 stelle, dove i costi di gestione sono importanti e dove ci sono una marea di maschi,
nonostante D’Ausilio usi tanto sessato. “Siamo una stalla anomala – scherza Francesco – perché su 950 capi totali, solo 350 sono in mungitura. Ma qui, non dimentichiamolo mai, si fa tanto miglioramento genetico, con una pressione selettiva davvero notevole, che mi ha spinto, specialmente nei primi tempi, ad introdurre un centinaio di manze all’anno per accelerare il processo. Strada che stiamo percorrendo, seppure in maniera minore anche adesso, con il risultato che oggi vendiamo ogni anno e ad un ottimo prezzo un’ottantina di bufale al secondo o terzo parto, che producono ancora 30 quintali. In questo modo gli allevatori che ormai da anni si affidano a noi sono contenti dell’acquisto perché inseriscono in mandria soggetti con buon pedigree e perfetto stato sanitario, ma anche il nostro bilancio aziendale ne trae vantaggio. In questo modo possiamo alzare ulteriormente il livello genetico medio della mandria, generazione dopo generazione, tenendo in stalla solo gli animali più produttivi, quelli che ci garantiscono produzioni che oscillano dai 37 ai 45 quintali”.

I vitelli vengono lasciati con la madre per 5 giorni. Grazie ad una attenta gestione della mandria, la mortalità oggi è pari al 2%

I maschi valgono

Un percorso virtuoso che parte da una sanità di stalla assoluta, tassello essenziale di un sistema ben più complesso, dove, oltre al latte, destinato alla trasformazione, anche il vitello maschio, potenziale toro miglioratore, gioca un ruolo determinante.
“In una realtà come le nostra, che lavora sempre sulla genetica, il primo nemico da combattere è la mortalità neonatale, un problema che si affronta partendo dall’igiene e dalla disponibilità di personale destinato esclusivamente alla vitellaia. È un costo? Certamente, ma l’investimento conviene”. In questo modo Francesco attualmente ha una mortalità del 2%, che nei momenti peggiori, arriva al 4%: un sogno irraggiungibile in molti allevamenti. Poi, oltre all’esame del Dna, fondamentale per essere sicuro delle paternità, da qualche tempo D’Ausilio, fa genotipizzare tutti i capi, per poter avere dati certi su quali soggetti tenere e quali invece riformare subito. “L’Anasb, l’associazione nazionale degli allevatori bufalini, di cui sono stato presidente anni fa – spiega il veterinario – da tempo ha messo a disposizione dei suoi soci l’IBMI, l’indice di riferimento per chi fa selezione, che oggi è diventato genomico, offrendo ulteriori preziose informazioni. L’impatto sulla Bufala Mediterranea Italiana della genomica può essere enorme, purchè il settore decida davvero di evolvere, utilizzando gli strumenti innovativi che oggi sono disponibili e iniziando ad utilizzare in allevamento anche il seme sessato, che costa, ma ti permette di dare una svolta, purchè, ovviamente gli animali su cui lo usi siano sani e con una ginecologia perfetta. A noi mediamente servono 2.3 dosi per gravidanza, per un controvalore di circa 120 euro, ma l’impatto sulla mandria è tale da giustificare pienamente la spesa”.

A sinistra: molti collaboratori di D’Ausilio sono in azienda da una ventina di anni A destra: ogni anno una ottantina di soggetti in lattazione vengono venduti ad ottimi prezzi per fare spazio a nuove generazioni di bufale

Pionieri del sessaggio

Francesco lo sa bene, perché insieme ad Anna Chiacchierini, patròn dell’omonimo centro tori, fu fra i primi allevatori a mandare dei propri animali alla Cogent nel Regno Unito per farli sessare, un legame stretto che, negli anni, ha visto uscire dall’azienda Cascinabianca riproduttori importanti. “Sulle manze consiglio davvero il sessato – dice Francesco – anche per agevolarle nel primo parto, visto che le femmine nascono più facilmente e assicurano alla madre un post parto più tranquillo. Oggi in commercio ci sono numerosi tori sessati, con un’ottima vitalità del seme per cui le titubanze degli esordi non hanno più alcun senso”.
Sul fronte della selezione D’Ausilio potrà forse essere considerato un temerario, ma le idee le ha sempre avute molto chiare, sin dai tempi di Malandrino, il primo toro ad aver fatto sognare gli allevatori italiani: “Quando ho iniziato, tutta la genetica era “malandrino-centrica” e ha continuato ad esserlo per anni, con il risultato che in molti allevamenti la consanguineità stava diventando un problema reale. A me invece piaceva e piace tutt’ora prendere strade diverse nella logica dell’out cross, uscendo dagli schemi. E per fare questo occorre studiare molto le genealogie, investire su tori emergenti, ma in linea con la mia visione ed essere disposti a fare degli errori pur di trovare nuovi protagonisti. Questo spiega perché ho una mandria al maschile, ma l’impegno alla fine paga e oggi, quando guardo i cataloghi dei tori trovo con piacere nomi come San Tommaso, Maradona, Giove, Laoconte, don Camillo, Peppone, che provengono da questa nostra ricerca pluriennale”.
Perché avere un po’ la “capatosta”, a volta conviene.

Il design della stalla è stato pensato da D’Ausilio in modo da poter creare gruppi omogenei di animali in ogni fase del ciclo di allevamento

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