di Andrea Roberti
Le tecniche finora sperimentate sono efficaci nel ridurre le manifestazioni di stress nel vitello, ma penalizzano la produzione di latte
Come confermato da una recente indagine (Eriksson e coll., 2022) una delle prossime sfide che attendono il settore lattiero europeo è minimizzare lo stress legato alla separazione del vitello dalla madre.
Per il vitello, infatti, il processo di separazione non è associato solo alla perdita del latte materno e alla perdita del contatto con la madre, ma spesso anche alla mescolanza con nuovi conspecifici e a cambiamenti nell’ambiente circostante.
Questi fattori di stress possono causare molti problemi che si evidenziano in alterazioni comportamentali ed organiche (tabella 1). Complessivamente la separazione dalla madre induce nel vitello un senso di malessere (Daros e coll., 2014) e le risposte comportamentali e fisiologiche dei giovani animali riflettono pienamente questo disagio.
Nuovi approcci
L’opinione dei consumatori è diventata parte integrante dei criteri decisionali e delle scelte in allevamento. Ecco perché, oltre ai possibili benefici economici derivanti dalle migliori performance ottenute con la riduzione dello stress, anche l’aspetto etologico e i potenziali guadagni in termine di immagine hanno stimolato la ricerca di nuovi sistemi per gestire al meglio le prime fasi di vita del vitello.
La presenza di manifestazioni associate alla separazione precoce come le frequenti vocalizzazioni potrebbero generare preoccupazioni nell’opinione pubblica soprattutto se tali elementi dovessero essere divulgati senza la dovuta contestualizzazione.
Per ridurre queste manifestazioni di stress sono state pertanto studiate diverse pratiche di allevamento innovative tra cui la separazione in due fasi, che prevede l’interruzione dell’allattamento materno con le cosiddette “alette nasali” prima della separazione totale permanente, nonché la separazione tramite confinamento con recinzione, che consente un contatto fisico parziale con la madre senza allattamento (Sirovnik e coll., 2020). I vitelli a cui vengono applicate le alette nasali possono stare vicini alla madre ma non riescono ad assumere il latte; nel confinamento tramite recinzione madre e figlio godono di una certa possibilità di contatto ma la suzione viene impedita dal confinamento in gabbie adiacenti.
Entrambi i sistemi hanno dato riscontri positivi poiché i vitelli hanno mostrato manifestazioni comportamentali di stress ridotte e reazioni ridotte al momento della separazione. Il punto di forza di questi sistemi è che si può decidere se e per quanto tempo permettere la suzione dalla madre lasciando invece possibile il contatto.
Tra i due sistemi, il principale vantaggio della separazione in due fasi con lembi nasali è l’elevata praticabilità negli allevamenti, poiché a differenza di altri metodi di separazione, essa non richiede modifiche alla stalla o gabbie aggiuntive, né aggiustamenti delle routine aziendali per gli animali o per il personale.
Inoltre, gli allevatori apprezzano il ridotto numero di vocalizzazioni di bovine e vitelli; un altro elemento apprezzato è la possibilità di “risparmiare” il latte che dal vitello tornerà ad essere assegnato alla vendita.
La gradualità paga
Effetti sulla bovina da latte
Studi precedenti hanno messo in evidenza come la tipologia di separazione e soprattutto il tempo di contatto tra la madre e il figlio possa determinare importanti conseguenze sulla bovina da latte. In un recente studio (Elkom, 2024) sono stati studiati gli effetti di una separazione graduale tramite contatto madre/vitello di 0, 12 o 24 ore su comportamento delle bovine, produzione di latte e aumento di peso dei vitelli in un sistema con mungitura automatizzata.
In tale studio, la performance produttive è risultata più elevata (36,1 ± 8,50 kg/giorno) per le bovine con periodo di contatto di 0 ore, mentre quella più bassa (24,6 ± 9,83 kg/giorno) è stata quella messa a segno dalle bovine con periodo di contatto di 24 ore. Per il gruppo con periodo di contatto di 12 ore, la produzione giornaliera media è stata di 28,7 ± 10,88 kg. Per il gruppo a contatto per 24 ore, il numero medio di mungiture incomplete per bovina al giorno è stato di 0,7 ± 0,75; nel gruppo a contatto per 12 ore, questo valore è sceso a 0,4 ± 0,68, e nel gruppo a contatto per 0 ore il valore è stato di 0,1 ± 0,47 mungiture incomplete/bovina/giorno. Si può pertanto affermare che in questo studio le bovine hanno prodotto più latte in assenza di contatto con il vitello e che la produzione è diminuita in caso di contatto continuativo per 12 e 24 ore (la differenza tra questi due gruppi è risultata minima).
Conclusioni
Assicurare benessere e produttività non è sempre facile perché richiede l’abilità di trovare il giusto punto di equilibrio. La letteratura si sta sempre più orientando verso l’idea che una separazione graduale tra madre e vitello rappresenti la migliore scelta per tutelare il benessere dei giovani animali.
Tuttavia, il contatto prolungato sembrerebbe avere un effetto negativo sulla produzione dovuto principalmente ad un aumento delle mungiture incomplete.
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