di Giovanni Gnemmi e Cristina Maraboli – Bovinevet International
Con questo articolo intendiamo affrontareun aspetto cruciale, ovvero quello della nostra tendenza a un approccio “interventista”. Ma le vacche che hanno bisogno del nostro aiuto ce lo dicono molto chiaramente, basta saperle osservare
Ritenzione placentare
Stress metabolico
Quello che più di ogni altra cosa le vacche ci chiedono, è di sviluppare uno spirito critico verso ciò che facciamo. Il fatto che lo facesse nostro nonno, padre, fratello e zio, il nostro migliore amico, il nostro vicino o che me l’ha suggerito mio cugino non è una giustificazione sufficiente. La RP è un sintomo, più che una malattia. La vera malattia è lo stress metabolico che ha generato, anche, la RP.
Se dovessimo curare con antibiotici e antinfiammatori tutti i raffreddori che ci colpiscono durante l’inverno, avete idea delle quantità di antibiotico che dovremmo assumere? Allora perché non ricorrere ad un analogo criterio selettivo per le scelte che riguardano le vacche del post-parto?
Quello che le vacche ci stanno chiedendo è una revisione critica di ciò che stiamo facendo per loro. Il fatto di fare tanto, di sommistrare loro diversi farmaci e/o parafarmaci non significa che stiamo sempre operando nel loro interesse. La maggior parte di questi interventi terapeutici hanno come unico risultato un effetto psicologico su di noi, ma non hanno effetto sulla salute della vacca, che spesso ci chiede solamente di essere lasciata tranquilla.
Giù le mani
Nel 99% dei casi, l’esplorazione vaginale/rettale delle vacche del post-parto potrebbe essere catalogata come “turismo vaginale/rettale”. Avete mai osservato una vacca che ha partorito da 24-48 o anche 96 ore, alla quale si mette una mano nella vagina/retto? Nella maggior parte dei casi, pur realizzando queste tecniche alla perfezione (cosa che non capita quasi mai, soprattutto per quello che riguarda il rispetto dell’igiene!), la vacca si inarca e spesso accompagna questo inarcamento della colonna con un gemito sommesso. Vi siete mai chiesti perché? Provate allora ad immaginare per un attimo di essere al posto di quella vacca. Abbiamo partorito da 48-96 ore, magari si è trattato di un parto abbastanza complicato che è durato più del dovuto, nel quale è stato necessario ricorrere ad un’assistenza ostetrica. La vagina è infiammata, edematosa e magari anche con una lacerazione di grado 2. L’introduzione di una mano, anche se realizzata con tutte le precauzioni del caso, anche se abbiamo impiegato del lubrificante, produrrà del dolore, del fastidio, che mi indurrá a inarcare la schiena e a gemere…
La vacca ci sta parlando e ci sta dicendo che sarebbe molto meglio per lei se arrivassimo a delle conclusioni sulla sua salute, per altra via, meno traumatica. Immaginate poi se questo “trattamento” venisse realizzato ogni 24-48 ore per 2-3-4 volte nei primi 10 giorni, per tenere monitorata la tipologia delle perdite vaginali: sarebbe drammatico. Se poi il rispetto delle condizioni igieniche non è ottimale, il rischio di essere infettata dalla mano “amica” cresce in modo esponenziale. Il risultato è semplice: un aumento delle metriti puerperali, esattamente quello che vorremmo evitare.
Siamo strenui sostenitori della necessità dei protocolli di lavoro, delle Standard Operating Procedures, ma questo non significa trasformarsi in soggetti interventisti a oltranza. Le SOPs servono a fare ciò che è necessario, quando serve, nel modo e nel momento corretto.
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