Maso Plaz, risultati top a mille metri d’altitudine

 

È proprio vero che nella botte piccola c’è il vino buono. Prendete il caso di Maso Plaz, l’allevamento da 60 vacche in mungitura (metà Brune, metà Frisone) portato avanti con passione e con legittimo orgoglio dai fratelli Stefano e Matteo Anselmi. Ben inteso, 60 vacche in lattazione e 30 ettari a prato saranno forse pochi per un’azienda di pianura, ma quassù, a mille metri di quota, nelle terre di Sua Maestà la mela Melinda, rappresentano una signora stalla. Ma a rendere singolare il caso di Maso Plaz sono altri numeri: “la nostra produzione media giornaliera – ci informa infatti Stefano al nostro arrivo in azienda – è attualmente intorno 36-37 kg di latte per vacca. È un dato medio, ma se consideriamo soltanto le Frisone, viaggiamo sui 40 kg per vacca. Ovviamente su due mungiture giornaliere e nel rispetto di tutti i paletti posti dal disciplinare del Trentingrana Dop. I titoli? Per le Brune siamo al 4,60% di grasso e a 3,90% di proteina e per le Frisone e 4,40% di grasso e al 3,61% di proteina”.

D’accordo, sappiamo di essere in un’azienda top per tutto ciò che ruota intorno alla genetica, e sia sul versante Bruna che su quello Frisona. Un esempio su tutti, la Birba: “è stata la capostipite delle nostre Brune – ci spiega Stefano, mentre indica una foto appesa a mo’ di quadro nella parete dei trofei aziendali – e ha prodotto 1.260 quintali in carriera in 8 lattazioni chiuse. Dalle sue 8 figlie, tutte femmine nonostante non avessimo mai usato del seme sessato, sono nati alcuni torelli venduti al centro genetico dell’Anarb”. “Finora – precisa Matteo – la nostra azienda ha dato in tutto 10 torelli al centro genetico dell’Anarb”.

Da sinistra: Stefano e Matteo Anselmi

 

Digeribilità dei foraggi

Ma per raggiungere certi risultati, la genetica non basta di certo. “Il primo salto produttivo – convengono i nostri ospiti – risale a quando, dopo aver costruito la stalla da 100 capi in cui attualmente alleviamo le bovine adulte e una parte della rimonta, passammo all’alimentazione a piatto unico. Fu allora, nel 2010-2011, che conoscemmo Alfredo Protopapa di Cortal Extrasoy, ed è da allora che ci affidiamo alle sue consulenze e ai prodotti di Cortal Extrasoy”. Tra i primi, fondamentali cambiamenti introdotti con il nuovo corso, la meticolosa attenzione dedicata alla qualità delle materie prime, e in particolare alla digeribilità dei fieni, costantemente verificata attraverso le analisi condotte presso il laboratorio dell’azienda mangimistica veneta. “Per quanto riguarda i fieni di nostra produzione – osservano i fratelli Anselmi – la svolta risale a quando abbiamo iniziato a sfalciare in anticipo, per portare a casa un fieno più digeribile, ed è stata completata nel 2018, quando è entrato in funzione l’essiccatoio aziendale. Per quanto riguarda invece la medica di acquisto, il contributo del laboratorio di Cortal Extrasoy è sempre stato determinante”.

Il livello genetico delle bovine è top, sia sul versante Bruna che su quello Frisona

 

Caseina a 2,90

Ma la vita di un imprenditore zootecnico è fatta di sfide, e l’obiettivo aziendale degli ultimi 4 anni – ci informano Stefano e Matteo – è stato aumentare il tenore di caseina, così da incrementare il prezzo riconosciuto dalla latteria. “Eravamo ancorati al 2,70%, ma adesso, grazie agli investimenti in seme di tori KBB e, soprattutto, in alimentazione, abbiamo raggiunto quota 2,85-2,90%”. Ed è Alfredo Protopapa a svelarci l’arcano: “nella razione aziendale è stato inserito un nucleo integrato e personalizzato prodotto da Cortal Extrasoy denominato Nex Prime Maso Plaz (non ogm), contenente panello di soia decorticato ed estruso (Multipass), soia integrale estrusa (Soyfull) e aminoacidi ruminopro etti, in particolare metionina. E combinando gli investimenti in genetica con la nutrizione di precisione firmata Cortal Extrasoy, siamo arrivati al cambio di passo”.

 

Da più di 15 anni, i fratelli Anselmi si affidano alle consulenze alimentari e gestionali di Alfredo Protopapa di Cortal Extrasoy (al centro nella foto)

 

Obiettivi futuri

Ma in stalla chi si ferma è perduto, e i fratelli Anselmi adesso puntano a nuovi traguardi. “Vogliamo arrivare ai 40 kg di media di stalla – affermano – anche senza robot e rispettando tutti i vincoli del Trentingrana. D’altra parte la genetica c’è, e sul fronte alimentare abbiamo il partner giusto. Il resto è gestione, che per noi significa tener dietro ai conti e puntare, aiutati da un consulente in gamba come Alfredo Protopapa, a migliorare costantemente l’efficienza di trasformazione dell’alimento in latte. Del resto senza questi tre elementi, genetica, alimentazione e gestione, i miracoli non li fa nessuno”. Parole sante.

 

Con la nuova stalla a disposizione le manze, nonostante i tre mesi trascorsi all’alpeggio presso la malga Monte Ori, crescono più velocemente di un tempo e tendono ad arrivare prima al primo parto
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