Assalzoo su Mangimi & Alimenti ci ricorda che il benessere animale è un tema costante nell’agenda politica dell’Unione Europea. Come spiega European Livestock Voice, rete che riunisce associazioni e federazioni della filiera zootecnica attive in allevamento, alimentazione e salute animale, la gestione di un tema di questa portata richiede che i progressi tecnici, scientifici e agronomici vengano integrati nelle normative in modo che le regole si riflettano concretamente nelle pratiche di allevamento. A questo proposito Elv mette in evidenza nove aspetti che aiutano a chiarire la complessità di altrettanti elementi legati al benessere animale.
1. L’Europa ha gli standard di benessere animale più elevati al mondo
L’Unione Europea ha già gli standard di benessere animale più avanzati al mondo: le prime normative per la protezione degli animali da allevamento risalgono agli anni ’70 e la Direttiva del 1998 sulla protezione degli animali negli allevamenti stabilisce norme generali per la protezione di tutti gli animali da allevamento, compresi i pesci. Altre norme regolano il trasporto, la macellazione e le condizioni specifiche di alcune specie, come vitelli, suini e galline ovaiole. Gli allevatori spesso anticipano le modifiche normative, adattando le proprie pratiche per rispettare gli standard e migliorare la cura dei propri animali.
2. Benessere animale e sostenibilità economica sono correlati
Il benessere degli animali è strettamente legato alla sostenibilità economica delle aziende agricole. Animali in buona salute producono prodotti di qualità e in modo più efficiente, ma gli investimenti necessari per adattare le strutture, modificare l’alimentazione o introdurre strumenti di monitoraggio possono essere anche molto impegnativi; in particolare per le aziende più piccole questi costi possono rappresentare un limite, e non sempre la dimensione ridotta delle realtà aziendali corrisponde a migliori condizioni per gli animali.
3. Aziende agricole più piccole non significa maggior benessere degli animali
Aziende agricole più piccole non garantiscono automaticamente migliori condizioni per gli animali. Standard elevati e normative complesse comportano costi finanziari e strutturali che possono essere gravosi, con possibili conseguenze sul mantenimento dell’attività, sull’occupazione e sul tessuto sociale: per questo motivo è necessario prestare particolare attenzione alla misurazione dell’impatto sociale ed economico sulle aziende agricole.
4. Normative imperfette possono costringere le piccole aziende agricole a chiudere
Se l’UE decide unilateralmente di innalzare i propri standard di benessere animale, ciò può comportare un costo per gli agricoltori e trasformarsi in un vantaggio economico per i partner commerciali che esportano in Europa. Il rischio è che l’allevamento di bestiame europeo venga ridotto e che si importino prodotti da Paesi che potrebbero non applicare gli stessi standard di benessere animale, con conseguenze che potrebbero essere opposte a quelle desiderate.
5. Chi paga i costi del benessere animale?
I costi delle misure ricadono su produttori e consumatori. La Politica Agricola Comune include strumenti di sostegno agli agricoltori, ma il bilancio non è sufficiente a coprire tutte le misure richieste. Stimare l’impatto economico è complesso, ma gli studi confermano che i costi non possono gravare esclusivamente sugli allevatori senza riflettersi sul prezzo finale dei prodotti.
6. L’ammodernamento degli allevamenti richiede tempo e pianificazione a lungo termine
Implementare nuove pratiche richiede tempo e pianificazione. Ristrutturazioni delle stalle, modifiche infrastrutturali e cambiamenti nelle pratiche agronomiche necessitano di anni per essere completati e produrre benefici concreti. La stabilità normativa è fondamentale: periodi di transizione troppo brevi rendono difficile sostenere gli investimenti richiesti.
7. Farmaci veterinari, ma solo quando necessari
I farmaci veterinari servono a ristabilire la salute degli animali malati e devono essere utilizzati solo quando necessario e secondo buone pratiche zootecniche. Negli ultimi dieci anni l’impiego di antimicrobici negli allevamenti europei è diminuito di oltre il 50%, a indicare un miglioramento della gestione e della salute animale.
8. Un marchio europeo per il benessere animale
Non esiste un’etichettatura europea armonizzata sul benessere animale. Un marchio chiaro e scientificamente fondato potrebbe supportare gli allevatori, distinguere prodotti europei da importati e valorizzare le pratiche adottate, garantendo trasparenza ai consumatori.
9. Genetica, la nuova frontiera del benessere animale
Allevare animali per una varietà di caratteristiche come robustezza, fertilità, longevità, resistenza alle malattie e comportamenti positivi, migliora la salute e il benessere degli animali da allevamento, compresi i pesci. Contrariamente a quanto si crede comunemente, le pratiche di selezione del passato, come la selezione basata esclusivamente su tratti specifici legati alla produttività, non sono più la norma. Oggi la genetica si concentra fortemente sul benessere animale, sull’adattamento e sulla mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici e su molti altri aspetti.
Abbonamenti alla rivista
12 numeri all’anno per restare sempre aggiornati!









