Visita alla Drake

di Mattia Lucia Alta Italia

L’allevamento della famiglia Wymen rappresenta una delle espressioni più riuscite della zootecnia da latte a stelle e strisce. Grandi numeri e grandi performance, con un occhio di riguardo alla salute e al benessere animale.

Eccoci a Elkhart Lake, in USA, a nord-est dello Stato del Wisconsin, in visita alla famosa Drake Dairy Inc. della famiglia Wymen. In un pomeriggio di ottobre sorprendentemente caldo incontriamo infatti Omar Guerrero, il manager, e Jeff Bleck, il veterinario, che prima di tutto ci aiutano a ripassare i “fondamentali” di questa big farm d’Oltreoceano: per ciò che riguarda la campagna, l’azienda dispone di 5.000 acri (1 acro corrisponde a 0,4 ettari: ndR) coltivati a mais, 3.000 a medica e 2.000 a frumento. I tagli di medica vengono effettuati ogni 21 giorni, per un totale di circa 5 tagli annui, a seconda dell’andamento climatico stagionale. L’ultimo taglio realizzato in ottobre viene “sacrificato” e non raccolto, ma lasciato a protezione delle radici nel periodo freddo e nevoso dell’inverno. Una parte di mais e di soja, oltre a un mix proteico, vengono acquistati esternamente. I dipendenti sono 100, di cui 70 operativi in stalla e 30 impiegati nei campi; si tratta in maggioranza di ispanici, provenienti per l’80% dal Messico e a seguire da Honduras e Nicaragua. Ad oggi l’azienda dispone di 3.000 vacche in mungitura, ma è in corso l’acquisizione di un’ulteriore struttura delle vicinanze, con altre 1.000 bovine in lattazione.

(In apertura: nel piazzale della Drake fanno bella mostra di sé le grandi cisterne impiegate per il conferimento del latte al caseificio Grande)

Performance invidiabili

La Drake è famosa negli Usa per le sue ottime performance riproduttive, con lunghi periodi in cui il PR medio annuale è rimasto stabilmente intorno al 46%, ma attualmente, in seguito all’acquisto e all’introduzione nella mandria di numerosi nuovi animali, il PR è “sceso” a 36%.

La strategia riproduttiva si avvale di una prima fecondazione su Pre-Sinch OvSinch, includendo nel protocollo tutti gli animali disponibili e con un controllo veterinario prima del primo Gnrh. La prima fecondazione su sincro avviene a circa 82 giorni dal parto, mentre le successive fecondazioni avvengono su “teal chock”, ovvero dopo marcatura sul codale dei capi individuati in calore con i gessetti colorati. L’obiettivo è comunque mantenere il CR intorno al 50%.

Il manager Omar Guerrero (a sinistra) con il veterinario aziendale Jeff Bleck

Le bovine, tutte di razza Frisona, sono munte tre volte al giorno in una sala da 36+36 poste, con una resa di circa 400 vacche munte all’ora e con una produzione media giornaliera di 95-96 libbre (43,5 kg), al 4,4% di grasso e 3,23% di proteina (reale).

Per la cronaca, il supervisore della sala di mungitura è una donna. E fa un certo effetto vedere partire dalla stalla 5-6 tank refrigerati al giorno, ritirati da “Grande”, un caseificio fondato nel lontano 1941 da tal Filippo Candela e specializzato nella produzione di formaggio per ristoranti e pizzerie.

L'azienda munge al momento circa 3.000 vacche con una produzione media procapite di 43,5 kg di latte al giorno, al 4,4% di grasso e al 3,23% di proteina reale

Restiamo stupefatti dalla bassissima conta cellulare del latte, che qui alla Drake è di 17mila unità al millilitro (ed è di 55mila unità/ml nell’allevamento in corso di acquisizione). Vero, alloggiare le bovine su sabbia aiuta certamente a mantenere basse le cellule somatiche, ma certi numeri non possono che essere il risultato di un’impeccabile gestione a 360 gradi dell’allevamento.

All’interno dei capannoni il ricambio d’aria è assicurato da un sistema di ventilazione forzata

Gestione della vitellaia

Continuiamo a parlare con Omar e Jeff, innamorati del proprio lavoro e veri professionisti dell’allevamento, condividendo pareri e facendo paragoni con l’Italian style. Prendiamo ad esempio la gestione dei vitelli: dopo la nascita, che avviene dopo lo spostamento “just in time” della bovina in sala parto, il vitello riceve la prima dose di 4 litri di colostro, munto dalla madre tramite sonda; il colostro viene sistematicamente valutato per la sua concentrazione di immunoglobuline per essere eventualmente integrato. Entro le 12 ore di vita il neonato assume altri 2 litri di colostro dalla bottiglia e viene sistemato per 7 giorni in una stalla poco distante, dove viene alimentato sempre tramite bottiglia.
La mortalità alla prima settimana? Siamo nell’ordine dell’1%. Dopo l’identificazione, i vitelli della Drake, insieme a quelli di altre quattro stalle della zona, vengono trasferiti via camion fino in Colorado (18 ore di viaggio). Qui un pool di allevamenti specializzati nella crescita delle rimonte si preoccuperanno di restituire agli allevamenti di origine le manze già gravide (i tori con cui sono fecondati questi animali vengono scelti dai singoli proprietari e il primo parto avviene mediamente a 21 mesi di età). Il costo del servizio è di 4 dollari al giorno fino ai 50 giorni di vita e di 3,5 dollari al giorno per il periodo successivo.
Parlando di scelte genetiche, Omar conferma di nutrire la massima fiducia nei confronti del tecnico di Alta Genetics, Jim Power, e sorridendo ammette di non conoscere nemmeno il nome dei tori utilizzati in passato o attualmente in uso; il peso genetico è però ben chiaro: 50% dell’enfasi sulla produzione e 50% sui tratti della salute (longevità, fertilità, bassa conta cellulare, ecc.); zero alla morfologia. Sulle manze viene usato esclusivamente il seme sessato mentre sulle vacche viene impiegato, al momento, il seme convenzionale. Questo anche se oggi, negli Usa, i vitelli nati dall’incrocio Beef on Dairy hanno raggiunto prezzi mai visti in precedenza (più di 1.000 dollari a capo) a causa della mancanza in tutto l’Ovest del Paese di vacche da carne.

Le bovine vengono munte tre volte al giorno in una sala Bou Matic da 36+36

Assistenza veterinaria

Ci rivolgiamo adesso a Jeff Bleck, che in qualità di direttore della Dairy Doctors, clinica veterinaria poco distante da Elkhart Lake, segue la Drake da oltre 25 anni. Il suo staff di 8 buiatri fornisce agli allevamenti della zona assistenza veterinaria continua, 7 giorni su 7 per 24 ore al giorno. Il dottor Bleck è stato spesso in Italia, dove ha condiviso con i nostri veterinari e con alcuni allevatori italiani l’importanza di analizzare costantemente i numeri.

Un principio che Jeff applica da anni negli allevamenti clienti, e che mette in pratica con il costante aggiornamento delle sue schede aziendali. Qui ogni realtà viene schematicamente suddivisa per capitoli e per ogni capitolo (gestione della transizione, gestione della vitellaia, incidenza della chetosi, degli aborti, delle patologie, ecc.) viene assegnato a mo’ di semaforo un colore, che evidenzia l’andamento positivo o viceversa il bisogno di miglioramento. La dislocazione dell’abomaso si attesta all’1%? Non appena il valore si alza, la scheda prende per questo parametro il colore rosso.

Un servizio che il team di Dairy Doctors pratica da tempo è anche quello delle ecografie polmonari in vitellaia, che vengono calendarizzate e che permettono di anticipare le terapie da effettuare, specialmente in caso di polmonite asintomatica. Questo, ovviamente, per le aziende che crescono in casa la propria rimonta.

La vitellaia dove i neonati vengono stabulati fino al giorno del trasferimento in Colorado

Motivare i collaboratori

Torniamo adesso a confrontarci con Omar Guerrero, un ottimo professionista di chiare origini messicane, che è giunto in Wisconsin all’età di 19 anni ed ha cominciato a lavorare qui alla Drake come mungitore quando le vacche in lattazione erano 350; le sue capacità professionali e la sua passione lo hanno portato ad essere socio di minoranza oltre che direttore (di fatto) di questa bella realtà a stelle e strisce. Quando gli chiediamo come si fa a gestire una stalla così grande e impegnativa ci dice che è fondamentale la comunicazione tra i vari reparti, ma non sottovaluta nemmeno l’importanza delle riunioni periodiche con i vari responsabili di settore, onde valutare l’andamento di ogni singolo comparto attraverso il software gestionale Dairy Comp ed apportare, se necessario, i correttivi del caso. “Abbiamo sempre bisogno di personale capace – aggiunge Omar – per cui da un lato facciamo formazione, e dall’altro cerchiamo che i nostri collaboratori siano contenti di lavorare qui premiando i meritevoli, anche se non necessariamente in denaro. Se però qualcuno non è contento e vuole andare via, lo lascio andare”.
Vorremmo non concludere l’amichevole chiacchierata in corso ma è venuto il momento di congedarci, per cui salutiamo Omar e Jeff complimentandoci con loro e portando a casa la prova che le Holstein, se messe in condizioni di “esprimersi”, riescono a raggiungere traguardi ritenuti fino a poco tempo fa semplicemente impensabili. Una consapevolezza che ci piacerebbe trasmettere agli allevatori italiani.

Il sistema di gestione a schede colorate messo a punto dal veterinario aziendale

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