di Giovanni De Luca
La stalla della famiglia Comino a Rocca de’ Baldi (Cn) punta ad alzare l’efficienza aziendale: con la nuova generazione (Mauro e Luciano, nell’immagine in apertura) si rinnova la visione agronomica e si investe sulla vitellaia. Il risultato? Massima sostenibilità economica ed ambientale
Alla Lembo Farm non riescono mai a star fermi e a contemplare le performance di una delle mandrie più performanti del Piemonte. D’altro canto il successo si costruisce giorno dopo giorno e a Rocca de’ Baldi (Cn), sede dell’azienda della famiglia Comino c’è sempre un cantiere aperto, come quello della nuova stalla, che darà ulteriore spazio alle vacche in latte e alzerà nuovamente l’asticella del benessere animale. Ultimo investimento in ordine di tempo che fa seguito a quello per la nuova vitellaia, un gioiellino che unisce alla massima funzionalità, alti standard igienici, per avere soggetti in perfetta salute, pronti a diventare vacche altrettanto sane e produttive.

Benessere per tutti
“Siamo partiti – spiega Luciano Comino, uno dei titolari – da una classica sistemazione con igloo all’aperto, che nei cambi di stagione si portava dietro sempre qualche strascico a livello di salute animale, senza considerare gli aspetti legati alla routine di lavoro quotidiana e alla difficoltà per il personale di stalla a rispettare gli orari e a svolgere il proprio compito con la dovuta precisione e costanza. Sappiamo bene che quando piove l’operatore distribuisce il latte troppo velocemente e che nelle fredde mattine d’inverno, quando siamo avvolti dalla nebbia, il lavoro spesso è tirato via. Altro aspetto critico la pulizia, con il colaticcio che esce dai box che non si riesce mai a gestire come avremmo voluto”.

Su queste basi i Comino decidono di costruire una splendida vitellaia coperta, con struttura in legno, dove il colaticcio viene raccolto in una canaletta posta sotto i box e dove la climatizzazione è garantita da un sistema di tende controllate da una serie di sensori, oltre che da una batteria di ventilatori collocati strategicamente. “Abbiamo dato vita ad un ambiente – dice Luciano – in cui l’igiene deve essere messa al primo posto, dove gli addetti ai vitelli possono lavorare al meglio e dove la rimonta può partire con il piede giusto, 12 mesi all’anno. I primi 40-50 giorni si fanno in gabbietta singola, e la scelta di collocare un grigliato in plastica in prossimità dei box ci permette di avere sempre tutto pulito, anche se il vitello versa il latte o il mangime per terra. Poi li mettiamo in gruppi di 6-8 animali, per migliorare gli aspetti sociali e ridurre il lavoro di chi li deve accudire, garantendo loro un’alimentazione a base di latte sino agli 80 giorni, poi li si porta allo svezzamento. Il mangime viene sempre lasciato a disposizione del vitello sin dalla prima settimana in modo che si incuriosiscano e inizino ad assaggiarlo”.

L’igiene paga
“Poi abbiamo dotato la vitellaia di un locale per la preparazione del latte e una lavatrice per il lavaggio dei secchi ad acqua calda – ricorda Mauro Comino, il fratello di Luciano – che migliorano le condizioni di lavoro e riducono gli errori umani. Anche per questo stiamo utilizzando solo latte in polvere, sia per le migliori performance, sia per la semplicità d’uso, sia perché ormai abbiamo poco latte di scarto. Altro aspetto chiave è la pesatura del vitello, che effettuiamo a 40-50 giorni, a 90 giorni, a 13 mesi e a 2 mesi prima del parto. È un lavoro in più ma con questi dati possiamo tarare le curve di accrescimento sulla mandria, in modo da arrivare ai 400 kg, che è il peso alla prima fecondazione, ai 13 mesi”.
“La lezione che stiamo imparando – conclude Luciano – è una sola: ogni incidente di percorso nei primi 90 giorni di vita del vitello è una tara che l’animale si porta dietro sino all’ultimo giorno di vita e che ne compromette le prestazioni produttive. Oggi, adottando questo sistema, tutte le manze ad un mese dal parto pesano 550-600 kg e questo è diventato il nostro standard di riferimento”. Una vitellaia sopra la media in cui però non si può mai abbassare la guardia perché criptosporidi e coccidi sono sempre in agguato, pronti a saltar fuori nei momenti più critici e che i Comino contrastano con un piano di profilassi ben articolato, all’interno del quale stanno anche testando un vaccino contro la criptosporidiosi. “La pulizia è massima, laviamo i box e li lasciamo vuoti ad ogni ciclo prima di rimetterci il vitello, ma se molli un attimo cripto e coccidi tornano fuori. Ed è essenziale farlo capire anche al personale, perché una distrazione o un momento di pigrizia da parte dell’operatore, può creare grossi problemi”.

Rimonta minima
Un approccio che, con tutte le differenze del caso, viene anche applicato nella stalla delle adulte, dove la pulizia è sempre un importante fattore produttivo e scandisce la vita delle 400 vacche in mungitura: “oggi in totale abbiamo circa 850 animali – ricorda Luciano – e cerchiamo sempre di avere una rimonta mai troppo esuberante, perché sono costi pesanti per qualsiasi stalla e impattano pesantemente su tutta l’azienda. La stalla grande (130 metri di lunghezza) colpisce per i volumi, per la bellezza del legno (che i Comino puliscono periodicamente), per il giro dell’aria e per la mancanza quasi totale di catture, sostituite dal classico “tubo” che vediamo nelle stalle di tutto il mondo (ma non in Italia). “Bisogna solo avere il coraggio di provarlo – dice Luciano – e di cambiare un po’ il modo di lavorare, ma con i collari, i cancelli in uscita dalla sala mungitura e una minima dote di autocatture si fa tutto”. Il numero di vacche in latte è stabile e non si pensa di ampliarlo perché oggi tutta la gestione aziendale, dai campi alla stalla, è in equilibrio e non avrebbe senso andare a modificarlo, senza dover pianificare investimenti troppo onerosi. La nuova stalla permetterà di riportare a casa il centinaio di manze che oggi i Comino hanno in un’altra struttura, ma, a parte questo intervento che a breve sarà ultimato, non c’è in programma alcuna espansione.

Obiettivi chiari
“Negli ultimi anni – spiega Mauro – ci siamo concentrati sugli aspetti che realmente hanno un impatto positivo sulla mandria e, tanto per fare un esempio, oggi preferiamo puntare sulle pesature degli animali, piuttosto che sulla genotipizzazione, perché è inutile avere una mandria con un TPI incredibile, se poi le vitelle non sono in ottima salute. Allo stesso modo abbiamo puntato sulla semplificazione e su procedure ben definite e calendarizzate, perché solo in questo modo si riesce a lavorare bene, impiegando al meglio le risorse aziendali. I 41 litri di media che abbiamo raggiunto sono il traguardo? Ovviamente no, perché possiamo migliorare quotidianamente in tanti piccoli aspetti, ma quello che oggi conta di più è l’efficienza di tutta la stalla e una gestione agronomica aperta ai cambiamenti e orientata all’impiego del contoterzista come figura chiave dell’intero sistema”.

Foraggicoltura di precisione
E qui entra in gioco Ernesto Tabacco : “La storia agronomica della Lembo Farm compie una svolta importante circa quindici anni fa – ricorda Tabacco – quando in collaborazione con il Forage Team dell’Università di Torino, si inizia a pensare ad una programmazione attenta del sistema foraggero, in una nuova chiave. L’obiettivo, affinato nel tempo, è stato quello di produrre in campagna alimenti di altissimo valore nutrizionale, puntando alla massima concentrazione di energia e proteina per kg di sostanza secca raccolta e al minimo contenuto in fibra, caratterizzata da una elevata degradabilità. Si è quindi progressivamente passati da un sistema foraggero impostato per oltre l’80% della SAU sulla coltivazione del mais (quasi tutto in primo raccolto senza coltura intercalare) da destinare alla produzione di trinciato della pianta intera, a un sistema in cui le foraggere prative rivestono un ruolo di primo piano (figura 1). Negli anni sono aumentate le superfici investite a loglio italico in precessione a mais o sorgo (oggi il 57% della SAU), ad erba medica (31% della SAU) e a prato permanente (10% della SAU). Naturalmente il mais rimane la coltura cardine del sistema perché occupa ancora oggi oltre il 43% della SAU; quello che è radicalmente cambiato è la sua destinazione: non più trinciato della pianta intera, ma pastone integrale di spiga. Il valore degli stocchi non va perduto, perché dopo la raccolta della spiga si procede alla loro trinciatura con trincia semovente e al loro insilamento, per valorizzarli nell’alimentazione della rimonta. Agli animali non produttivi viene inoltre dedicata una parte della SAU, su cui si coltivano in successione stretta cereali vernini e sorgo (15% della SAU); entrambe le colture vengono trinciate direttamente e insilate”.


Spazio ai terzisti
Progressivamente l’azienda ha migliorato le proprie capacità gestionali del cantiere di raccolta e conservazione dei foraggi prativi. Nei primi anni, con superfici più contenute, i lavori erano per la maggior parte “fatti in casa”, falciatura, ranghinatura, raccolta con carro foraggero e sistemazione in trincea. “Oggi il cantiere è organizzato ad inizio anno – dice Tabacco – e coinvolge attivamente una o due contoterzisti, con i quali si pianifica il lavoro in campagna, sempre sotto il controllo diretto e attento dei proprietari. Tutte le colture prative sono raccolte con trincia semovente e insilate in trincea. La capacità operativa è diventata uno dei punti di forza della produzione dei foraggi: il cantiere organizzato alla perfezione consente di sfalciare, appassire in campo, trinciare e sistemare in trincea oltre 100 ettari in meno di 3 giorni. Questo significa sfruttare al meglio le finestre meteorologiche positive che si verificano nel mese di aprile. Un ultimo passo, compiuto negli ultimi anni ha riguardato un aspetto dell’alimentazione che può sembrare poco praticabile da un’azienda di grandi dimensioni, ma che ha invece dimostrato una sua validità tecnica ed economica di tutto rilievo, anche in annate poco favorevoli dal punto di vista meteorologico. Stiamo parlando dell’utilizzo di erba verde (di prato, di erba medica, di loglio italico) direttamente nella TMR, al pari di qualsiasi altro alimento della razione. Avremo modo di raccontare la fattibilità operativa e la gestione della pratica in una nota successiva”.

Gestione equilibrata
Nel tempo la mandria è praticamente raddoppiata, ma l’attenzione della Lembo Farm è stata quella di continuare, nel limite del possibile, a mantenere un rapporto equilibrato tra capi allevati e ettari coltivati, per garantire la produzione sui propri terreni di una quota importante degli alimenti necessari a soddisfare i fabbisogni della mandria. Grazie alla rotazione con l’erba medica, anche il mais coltivato in successione, grazie alla fertilità residua lasciata dalla leguminosa ha prodotto mediamente di più, di quanto si poteva ottenere dal mais in mono-successione. La doppia coltura sulla totalità della superficie ha inoltre incrementato la produzione totale di sostanza secca aziendale. Il risultato è stato quindi un aumento della sostanza secca prodotta ad ettaro, ma soprattutto una maggiore quantità di proteina e di energia metabolizzabile. A tutto vantaggio dell’ambiente e dei conti aziendali.

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