Il libro di Vincenzo Bozzetti dedicato alla Inchiesta Jacini, una pietra miliare nell’agricoltura del Belpaese
Vincenzo Bozzetti è una figura quasi mitica del settore lattiero caseario, comparto che ha vissuto prima come tecnologo e poi come divulgatore e giornalista.
Adesso torna con un libro destinato ad un pubblico di appassionati e dedicato alla cosiddetta “Inchiesta Jacini”, un’indagine sulle condizioni della classe agricola in Italia a fine XIX secolo, per molti aspetti ancora modernissima.
“A fine Ottocento, l’agricoltura italiana era sana o malata? Secondo alcuni – ricorda Bozzetti – le criticità superavano le opportunità; secondo altri le possibilità avrebbero superato le criticità. In ogni caso, i desideri di migliorare le conoscenze germogliavano tanto a Destra quanto a Sinistra, e con modalità degne dei peggiori “ribaltoni parlamentari” degli Anni 2000. Si arrivò alla caduta del governo della Destra liberale di Minghetti II, ovvero alla nascita del governo della Depretis I della Sinistra storica, che governò senza vincere le elezioni. Così dopo la pubblicazione dell’Inchiesta Bonfadini, e l’altra di Franchetti e Sonnino maturarono i tempi per la proposta di legge di Bertani (depositata nel giugno 1872), che portarono alla nascita dell’Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola in Italia”, diventata famosa come “Inchiesta Jacini” dal nome del presidente della Giunta ufficialmente istituita con la legge 15 marzo 1877, n. 3730”.
Un’inchiesta che oggi potrebbe essere definita “bicamerale e bipartisan”, voluta dai parlamentari della Sinistra in tutte le loro diverse sfumature e, della Destra, per l’attuazione della quale tempestivamente furono nominati 12 commissari.
Ricco agricoltore
Il senatore conte Stefano Jacini, era nato a Casalbuttano (CR) il 26 giugno 1826, in una benestante famiglia di possidenti agrari con attività industriali ben avviate nella lavorazione del lino e nel commercio serico. Le sue pubblicazioni ed i sui libri furono apprezzati anche da Camillo Benso conte di Cavour, con il quale ebbe molti collegamenti tanto riservati quanto intensi. Giunto parlamentare a Roma dopo l’Unità d’Italia fu nominato ministro ai lavori pubblici da La Marmora e da Ricasoli. Molto apprezzato in sede politica ed agraria per il suo libro “La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia”, era considerato un conservatore illuminato fu apprezzato per la sua lungimiranza. Tenutosi prudentemente in disparte durante il percorso parlamentare di preparazione della legge d’istituzione dell’Inchiesta agraria fu eletto presidente (con 6 voti su 8).
“Nel suo Proemio, pubblicato a lavori iniziati – ricorda Bozzetti – Jacini affermava con decisione: “I criteri uniformi della imposta sulla ricchezza mobile, l’unificazione avvenuta della tassa sui fabbricati, i trattati conchiusi dall’Italia cogli Stati esteri, i mezzi di comunicazione presso che attuati in tutte le parti del Regno per collegare i centri popolosi fra loro e cogli sbocchi del commercio, hanno in certo qual modo parificato tutti gli industriali italiani. Perciò si può dire che esiste ormai un’Italia industriale e commerciale. Un’Italia agricola invece non esiste ancora; ma abbiamo parecchie Italie agricole affatto distinte fra loro; così grande e multiforme è l’influenza, sull’economia rurale della disparità dei climi che si riscontrano fra le Alpi e il Lillibeo….” Ed altrettanto lucidamente riferiva in merito alle misere condizioni igienico-sanitarie ed economiche della forza lavoro in agricoltura: “Riguardo alla condizione dei lavoratori, bisogna ricordarsi che, se in Italia ci sono pur troppo molte miserie, evidenti e degne delle più vive preoccupazioni, miserie le quali reclamano efficaci rimedi, le cifre statistiche che ne esprimono l’entità vogliono essere debitamente appurate da chi vuol conoscere il vero…”.
Lavoro gigantesco
Nel suo insieme l’Inchiesta Jacini è una monumentale enciclopedia consistente in oltre 14.000 pagine, per una stima totale di oltre 5.500.000 parole; tra le quali sono state scelte, fedelmente trascritte e pubblicate oltre 80.000 parole dedicate al latte e derivati; in maggioranza estratte dai capitoli riguardanti le “Industrie derivanti dagli animali”. Quindi l’obiettivo principale del testo pubblicato è quello di offrire al lettore una “Mostra permanente collettiva di quadri lattiero-caseari di fine 800”. Mostra, perché si tratta di “quadri” che illustrano le varie realtà locali. Permanente, perché anche a distanza di tempo il lettore potrà approfondire quanto desiderato, anche utilizzando il dettagliato indice analitico disponibile nelle pagine finali. Collettiva, per la pluralità degli “artisti – autori dei testi”.
Un riassunto in cinque parole? Mille agricolture per mille formaggi!
Un libro per intenditori
Opera colossale da cui Vincenzo Bozzetti ha estratto le pagine dedicate al mondo del latte, dando alle stampe un libro che da leggere (e meditare) con attenzione, dal titolo: “Latte, burro e formaggio nell’Inchiesta Jacini (1877-1885)”.
Gli scritti sono accompagnati dalla prefazione del curatore per l’inquadramento dell’opera nel contesto storico di riferimento e dalla postfazione con alcune informazioni e riflessioni aggiuntive. Nel loro insieme gli elaborati offrono una sorta di mostra permanente e collettiva del settore lattiero-caseario nazionale a fine Ottocento, e descrivono le trasformazioni dei vegetali in latte, le presenze delle differenti razze bovine nelle diverse condizioni ambientali, le attività delle risorse umane addette, le produzioni di burro e ricotta, le miriadi dei formaggi prodotti, le nascite delle industrie e delle cooperative, le radici profonde delle Indicazioni Geografiche.
Un modo per dare ai lettori l’opportunità di studiare il passato, per riconoscere in esso le forti energie remote, ancor oggi validissime per una vigorosa propulsione dell’intero comparto lattiero-caseario italiano nel futuro.
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