Foraggi più digeribili, un traguardo alla portata di tutti

di Andrea Roberti

Una moderna alimentazione delle bovine da latte è chiamata a mantenere le produzioni su valori elevati ma garantendo al tempo stesso salute ruminale, longevità e sostenibilità economica. In questo contesto, l’aumento della digeribilità dei foraggi rappresenta una delle strategie più efficaci per ridurre l’impiego di concentrati, migliorare l’efficienza alimentare e contenere i costi

Nelle diete delle bovine in lattazione le frazioni di carboidrati contribuiscono per circa il 70% alla sostanza secca (Oba, 2011). I carboidrati non sono tutti uguali e la loro funzione nutritiva dipende dall’alimento con cui vengono forniti.
Nei foraggi ne sono contenuti di vario tipo (lignina, cellulose, emi-cellulose, zuccheri, ecc.) cosi come nei concentrati quello che cambia è la loro diversa ripartizione. Tutte queste tipologie di carboidrati svolgono funzioni diverse e sono tutte necessarie per la buona efficienza del rumine.
Se prendiamo la fibra, soprattutto quella dei foraggi, essa è essenziale per lo svolgimento dell’attività di ruminazione ma al contempo può limitare l’assunzione volontaria di sostanza secca (SS) a causa del riempimento fisico e della fermentazione lenta nel rumine (Allen, 1996). Una funzione diversa è invece quella esercitata dai carboidrati idrosolubili presenti nei foraggi (vedi box, ndR), i quali presentano una maggiore digeribilità e una maggiore densità energetica rispetto alla fibra. Ne consegue che se un foraggio presenta una percentuale maggiore di carboidrati idrosolubili, esso favorisce l’assunzione volontaria di sostanza secca, aumentando la digeribilità e spesso determinando una maggiore produzione di latte e un maggiore contenuto di grassi e proteine (Brito e coll., 2008). Tali carboidrati da foraggi sono pertanto nutrienti sicuri e la cui percentuale in razione può essere abbondante senza penalizzare le performance.
Il segreto, pertanto, di una dieta che punti all’efficienza e all’abbassamento dei costi non è quello di aumentare i foraggi tout court, ma di aumentare certe tipologie di foraggi, ovvero quelli più digeribili.
Ciò si potrà ottenere scegliendo tipologie caratterizzate da elevati livelli di carboidrati idrosolubili e frazioni della fibra ad elevata digeribilità (ovvero da bassi livelli di lignina, che è la parte meno digeribile).

Partire dal campo

La domanda chiave è pertanto come sia possibile coltivare o reperire sul mercato questi “super-foraggi” e quindi creare diete più efficienti grazie all’elevato contenuto di questi alimenti. Il principio è semplice: bisogna partire dal campo. Più nutrienti arrivano alla vacca dal foraggio, meno ne servono dai mangimi, ed essendo lo spazio disponibile nel rumine limitato, la sola via è quella di aumentare il valore nutritivo dei foraggi aziendali o selezionare con cura quelli che vengono acquistati. Esistono vari metodi per ottenere ciò ed alcuni sono riportati in tabella 1. Sicuramente l’applicazione di questi metodi può determinare in certi casi degli extra-costi ed alcuni di questi potrebbero essere percepiti come inutili (come nel caso di analisi particolari e in numero elevato). Tali costi vanno tuttavia visti come un investimento e non sono paragonabili ai risparmi sui cereali che si possono ottenere a livello di costi alimentari in razione, una volta ottimizzato il rapporto di sostituzione dei cereali con i foraggi. Se a questi, poi, si sommano i vantaggi per salute, fertilità e longevità associati alle diete ricche in foraggi maggiormente digeribili, i conti sono presto fatti.

Conti alla mano

Giusto a titolo di esempio basta considerare che la disponibilità di un foraggio con digeribilità elevata può fornire fino al 10–15% di energia in più rispetto a uno standard. Questo permette di ridurre l’inclusione di costosi cereali quali mais macinato, cereali fioccati, sfarinati in genere ricchi di amido e sottoprodotti zuccherini.
L’alimentazione rappresenta oltre il 50% dei costi di produzione del latte. Ridurre i carboidrati concentrati significa pertanto: meno acquisti di mais e cereali, minore dipendenza dal mercato delle materie prime, e maggiore autosufficienza foraggera. In certi casi si potrebbe arrivare ad una riduzione di circa 1–2 kg di concentrati per bovina al giorno, con un risparmio di 0,25–0,40 £/bovina/giorno. Ridurre questi ingredienti significa inoltre diminuire il rischio di acidosi sub-clinica, migliorare la masticazione e stabilizzare il pH ruminale. Inoltre la fibra digeribile produce acidi grassi volatili in modo più graduale rispetto all’amido. Questo porta ad un pH ruminale più stabile, ad una minor infiammazione ruminale e a una migliore efficienza microbica. Una microflora efficiente riduce il fabbisogno di energia rapidamente fermentescibile e quindi di amidi.

Una punta di zucchero

I foraggi più digeribili hanno una composizione chimica particolare. Questa non è frutto del caso ma deriva da molti fattori quali le pratiche colturali, la selezione genetica della cultivar, il metodo di raccolta. Oltre alla digeribilità della fibra neutro detersa (Ndf), un parametro particolarmente importante da valutare in sede di analisi è rappresentato dalla percentuale dei carboidrati solubili in acqua (Wsc), i quali sono correlati all’aumentata digeribilità del foraggio stesso. Tale frazione, oltre ad essere più digeribile, può fermentare molto rapidamente nel rumine (Oba e coll. 2011), fornendo così energia sufficiente per la crescita microbica, favorendo l’incorporazione dell’azoto alimentare nelle proteine microbiche e riducendo quindi l’escrezione di azoto nelle urine e nelle feci, e dunque migliorando l’utilizzo dell’azoto alimentare (Ellis e coll., 2011). Nessun alimento della dieta, soprattutto nei ruminanti, va demonizzato: l’ambiente ruminale sa adattarsi traendo il meglio da ciascuna materia prima. Probabilmente il segreto di una formulazione vincente sta ancora una volta nel bilanciare al meglio quantità e tipologia di alimenti.Alcune ricerche (Klevenhusen e Zebeli, 2021) hanno infatti evidenziato un effetto favorevole dei foraggi ricchi di Wsc altamente digeribili sulla produzione di latte e sul contenuto di grasso del latte, in particolare con diete ricche di amido, suggerendo un’interazione tra la rapidità di degradazione dei Wsc del foraggio e quella dell’amido dei concentrati. È noto l’effetto sulle prestazioni dell’alimentazione con amido a rapida degradazione (ad esempio da orzo o frumento) o a lenta degradazione (ad esempio da mais), ma poche ricerche hanno studiato l’interazione tra la quantità di carboidrati idrosolubili (Wsc) nei foraggi e il tasso di degradazione dell’amido nel rumine, soprattutto con diete a base di fieno.

 

Nuove conferme

Uno studio recente (Coppa e coll., 2025) ha valutato l’effetto sulle prestazioni di bovine da latte dell’inclusione nella dieta di fieno con maggiore digeribilità (OMd) e contenuto di Wsc proveniente da pascoli naturali botanicamente diversificati e le sue possibili interazioni con il tipo di concentrato con basso o alto tasso di degradazione dell’amido in razze bovine con diverso potenziale produttivo. A tale scopo sono state utilizzate vacche Holstein e Montbéliarde, che dopo il picco di lattazione sono state assegnate a 4 gruppi sperimentali e sono state alimentate per 6 settimane con 5 kg di sostanza secca/giorno di concentrato, 3 kg di sostanza secca/giorno dello stesso fieno di secondo taglio e due diversi tipi di fieno di primo taglio (ad libitum).
Due gruppi hanno ricevuto il fieno di primo taglio caratterizzato da un elevato (A) contenuto di Wsc e alta digeribilità, mentre gli altri due gruppi hanno ricevuto il fieno di primo taglio (B) con basso contenuto di Wsc e bassa digeribilità. Un gruppo per ciascun tipo di fieno ha ricevuto un concentrato a base di frumento (CW), con un elevato tasso di degradazione dell’amido, e l’altro gruppo ha ricevuto un concentrato a base di mais (CM), con un basso tasso di degradazione dell’amido.
Il fieno A è stato raccolto di sera, mentre il fieno B è stato raccolto di mattina. Entrambi i fieni di primo taglio provenivano da due pascoli montani permanenti (fieno A: 80±11% graminacee, 10±6% leguminose e 10±6% erbe; fieno B: 82±11% graminacee, 11±5% leguminose, 15±6% erbe) raccolti in fase fenologica di spigatura ed essiccati sul campo. La composizione dei due fieni è riportata in tabella 2.
Le bovine alimentate con la dieta a base di fieno più digeribile (A) hanno ingerito più Wsc (+551 g/giorno) e hanno avuto un rapporto Wsc/Proteine grezze più elevato (+0,24) rispetto alle bovine alimentate con la dieta a base di fieno meno digeribile. La maggiore digeribilità della sostanza organica della dieta ingerita (+2,1%) ha conseguentemente migliorato la produzione di latte (+1,4 kg/giorno), la produzione di grasso del latte (+58 g/giorno) e l’efficienza di conversione alimentare (+0,05 g di latte/kg di sostanza secca ingerita) delle bovine alimentate con fieno A rispetto alle diete a base di fieno B.
La dieta a base di fieno A ha anche indotto un minore contenuto di urea nel latte (-91 mg/kg), un maggiore contenuto proteico del latte (+1,1 g/kg) e una maggiore produzione (+59 g/giorno). Indipendentemente dalla razza e dal tipo di concentrato, l’inclusione di fieno altamente digeribile e ricco di Wsc (carboidrati idrosolubili) ha dunque migliorato la produzione di latte, la sintesi di grasso e proteine nel latte e l’efficienza di conversione alimentare.

In conclusione

Sia l’esperienza maturata in campo che i dati sperimentali confermano dunque che vale la pena puntare sui foraggi e sul loro miglioramento in termini di composizione e di digeribilità. Se la dieta include un fieno altamente digeribile e ricco di carboidrati solubili (alias, zuccheri), essa è in grado di migliorare le prestazioni della mandria. Le bovine assumeranno più alimento, lo digeriranno maggiormente e lo trasformeranno in modo più efficiente. Questo permetterà, in sede di formulazione della dieta, di modulare l’uso dei cereali con importanti risparmi economici a parità di produzione.
Pertanto, investire in foraggi più digeribili non è solo una scelta nutrizionale: è una strategia globale che migliora produttività, salute, longevità, sostenibilità e margine economico. Ridurre i carboidrati concentrati diventa la conseguenza naturale di una gestione foraggera più evoluta e più attenta alla fisiologia della bovina.

Indipendentemente dalla razza bovina e dal tipo di concentrato utilizzato in razione, l’inclusione di fieno altamente digeribile e ricco di carboidrati idrosolubili migliora la produzione di latte, la sintesi di grasso e proteine e l’efficienza di conversione alimentare

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