di Ernesto Tabacco (1), Francesco Ferrero (1), Gabriele Rolando (1), Giorgio Borreani (1), Stefania Pasinato (2), Luca Bertola (2), Luciano Comino (3)
1 – FORAGE TEAM – Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – Università di Torino
2 – AgriBusiness Consulting, Spin-off dell’Università di Torino
3 – Associazione Regionale Allevatori Piemonte (Arap)
Ecco due dei principali aspetti da considerare in fase di pianificazione del sistema colturale aziendale. L’obiettivo? Produrre in modo efficiente silomais e pastone per la propria mandria
A causa delle criticità registrate nelle ultime campagne agrarie, riconducibili a condizioni climatiche sempre più instabili, alla ridotta disponibilità della risorsa idrica e all’aumento dei costi dei fattori di produzione, la superficie investita a mais ha evidenziato una contrazione anche nel 2025, confermando l’andamento negativo che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Tuttavia, la coltura del mais continua a rivestire un ruolo strategico per le aziende zootecniche da latte della Pianura Padana, in virtù della sua elevata produttività e del valore nutrizionale degli insilati che la coltura è in grado di fornire.
Scelte consapevoli e mirate
Alla luce delle crescenti difficoltà di coltivazione degli ultimi anni diventa indispensabile pianificare con anticipo le semine e la scelta degli ibridi da impiegare, tenendo in considerazione alcuni aspetti fondamentali per ottenere dal mais la massima efficienza produttiva.
Il compito dell’imprenditore consiste nel definire quali siano le caratteristiche degli ibridi che si intende seminare in funzione delle peculiari necessità dell’azienda e delle diverse condizioni agronomiche della campagna.
Il primo passo è condividere la pianificazione della campagna con l’alimentarista, che deve prevedere quali saranno i quantitativi di mais (trinciato integrale, pastone di spiga, granella) necessari a soddisfare i fabbisogni delle categorie di anima- li presenti in azienda. Chi si occupa della gestione della campagna di concerto con l’agronomo dovrà quindi valutare quale sia la più corretta pianificazione del sistema colturale per soddisfare al meglio le richieste della stalla. Infine, chiarite le tipologie di mais che servono all’azienda (trinciato, pastone, granella), le epoche di semina (primo raccolto o semine dopo erbai autunno-vernini in aprile, maggio o giugno), i quantitativi che potenzialmente si possono produrre e le caratteristiche che devono avere gli ibridi da seminare, si potrà richiedere alle ditte sementiere quali ibridi possano rispondere nel modo migliore alle esigenze aziendali. Le ditte sementiere conoscono perfettamente il potenziale produttivo, la lunghezza del ciclo di sviluppo e le caratteristiche genetiche (in termini di resistenze ai fattori biotici e abiotici, rusticità, tolleranza agli stress) di ciascuno dei loro ibridi e sono quindi in grado di valorizzare i propri prodotti, orientando la scelta verso l’ibrido più adatto in base alle nostre richieste.
La produzione di energia guida le scelte
In un sistema foraggero a servizio della stalla da latte deve essere chiaro che l’obiettivo prioritario per cui si coltiva mais è ottenere la massima produzione di energia per ettaro e per kg di sostanza secca. Il mais fornisce energia sia dalla fibra sia dalle cariossidi, prevalentemente sottoforma di amido. L’amido si accumula nelle cariossidi e raggiunge concentrazioni elevate nell’ultima parte della fase di maturazione della granella (Figura 1). Il metodo universalmente riconosciuto per monitorare lo stato di avanzamento della maturazione della spiga è la linea lattea della cariosside. Si tratta della linea di demarcazione tra fase solida (amido strutturato) e fase lattescente che avanza con la maturazione e l’accumulo di amido dalla parte distale della cariosside fino al punto di inserzione sul tutolo.
A parità di lunghezza del ciclo di sviluppo, dal momento in cui la coltura è pronta per essere raccolta come trinciato integrale della pianta intera (con linea lattea compresa tra il 50 e il 75%), dovranno passare circa 7-15 giorni perché si raggiunga lo stadio ideale per la raccolta del pastone di spiga (linea lattea oltre l’80% e fino alla comparsa dello strato nero) e ancora 10-15 giorni perché la granella si possa trebbiare (a seconda delle condizioni climatiche e della velocità con cui la granella perde umidità).
È quindi fondamentale che gli ibridi scelti appartengano ad una classe di maturazione che consenta di arrivare allo stadio ottimale di raccolta in relazione alla data in cui si effettua la semina e alla tipologia di prodotto che si vuole raccogliere (silomais, pastone di spiga o granella secca). Per pianificare correttamente la semina e ottenere i migliori risultati alla raccolta, è indispensabile conoscere perfettamente quali siano i tempi necessari per arrivare alla fioritura e quali i tempi di accumulo dell’amido nella granella.
Sapere come cresce il mais
Sapere come cresce il mais
Semina per silomais e pastone
Nelle Figure 3 e 4 è riportata l’evoluzione della linea lattea osservata per un ibrido di classe FAO 600 e per uno di classe FAO 500, seminati in regime irriguo, in quattro diverse epoche (30 marzo, 20 aprile, 20 maggio e 20 giugno), nella pianura della provincia di Torino. Le linee tratteggiate indicano come si evolve la linea lattea della cariosside, mentre le bande colorate evidenziano il momento in cui si verifica lo stadio ottimale
per la raccolta come trinciato (linea lattea 50-75%) o come pastone (linea lattea 90%-punto nero).
Per tutte le semine programmate entro la prima settimana di maggio si possono utilizzare ibridi appartenenti alle classi FAO 600- 700. Infatti, fino a questa data anche i mais a ciclo lungo sono in grado di raggiungere lo stadio ottimale per la raccolta come insilato (Figura 3). Per semine successive alla prima decade di maggio è invece consigliabile l’utilizzo di ibridi a ciclo medio o medio tardivi (principalmente della classe 500) per arrivare a cicli medio-precoci (classi 400) se si dovesse seminare oltre la metà di giugno o ad inizio luglio. Scegliere ibridi a ciclo più breve per le semine di maggio e giugno consente alla coltura di raggiungere stadi avanzati di maturazione e poter quindi avere alla raccolta un trinciato con contenuti di amido ancora elevati (superiori al 30-32% s.s.)
La scelta di un ibrido a ciclo più lungo comporta invece la produzione di trinciati, che potrebbero sembrare molto produttivi in quintali di tal quale, ma sono molto spesso caratterizzati da tenori di sostanza secca inferiori al 28% (quindi a rischio di fermentazioni anomale e perdite per colature) e solitamente poveri in amido (valori inferiori al 25%) richiedendo grosse integrazioni di farina di mais nella razione per garantire livelli produttivi equivalenti a ibridi raccolti allo stadio corretto per il silomais.
In qualunque momento si effettui la semina per la produzione di pastone è meglio invece escludere gli ibridi di classe FAO 700. Occorre inoltre preferire quelli con più spiccata propensione alla produzione di granella. Si può utilizzare un ibrido appartenente alla classe FAO 600 per semine effettuate entro la fine di aprile. Nelle semine di maggio e fino ai primi di giugno è consigliabile la scelta di un ibrido a ciclo più corto (classe FAO 500), perché in questo modo si arriverà al momento ottimale per la raccolta del pastone integrale di spiga (Figura 4) in un periodo in cui è ancora possibile effettuare in tranquillità le semine delle colture vernine (fine settembre – prima decade di ottobre).
Nel caso di semine posticipate a giugno inoltrato o inizio luglio il consiglio è quello di indirizzarsi su ibridi medio precoci (classe FAO 400) per non correre il rischio di arrivare in autunno (metà ottobre-inizio novembre) con una spiga non completamente matura (linea lattea inferiore all’80%), che difficilmente potrà fornire un pastone con caratteristiche nutrizionali ottimali (s.s. attorno al 58-60% e contenuto in amido superiore al 56% della s.s.).
Molto spesso le raccolte tardive in autunno, oltre ad una minore qualità nutrizionale, possono essere soggette a contaminazioni fungine e di micotossine superiori alla media, con risvolti negativi sulle potenzialità produttive della mandria.
Un errore molto comune
Uno degli errori più comuni osservati in azienda è quello di prevedere la superficie che verrà investita a mais nel nuovo anno senza pianificare con precisione quale superficie sarà seminata in prima epoca e quanta invece dopo eventuali colture invernali. Inoltre, molto spesso, non si pianifica con precisione quale porzione della coltura sarà destinata alla produzione di pastone e quale alla produzione di trinciato.
Il rischio è di arrivare a primavera con gli ibridi sbagliati da seminare nei momenti sbagliati: di solito ibridi di classi troppo tardive per i mesi di maggio e giugno, seminati in seconda epoca. Nelle ultime due annate, le piogge abbondanti e persistenti della fine di aprile e del mese di maggio ha accentuato ulteriormente questo errore di pianificazione. Molte aziende, non hanno provveduto a sostituire le dosi di mais acquistate con ibridi più precoci ed hanno seminato a giugno ibridi molto tardivi, con conseguenze negative sulla qualità dei trinciati e pastoni raccolti. Molto spesso le raccolte sono state posticipate dopo la metà del mese di ottobre, in molti casi senza aver raggiunto lo stadio ottimale di raccolta. Questo ha comportato la produzione di trinciati e pastoni di qualità nutrizionale inferiori alla media e molto spesso con contaminazioni elevate di fusariotossine (principalmente zearalenone, ZEA, e deossinivalenolo, DON o vomitossina).
Per concludere
La pianificazione delle semine non si deve limitare alla previsione delle superfici da investire a mais ma deve definire con precisione la qualità dei prodotti che servono alla stalla e abbinare di conseguenza gli ibridi giusti alle epoche di semina, per garantire in tutti i campi il raggiungimento dello stadio ottimale di raccolta.
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