Produrre alimenti per la rimonta dai residui colturali

di Ernesto Tabacco (1,2), Giorgio Borreani (1), Francesco Ferrero (1), Stefania Pasinato (2), Luca Bertola (2), Luciano Comino (3)

1 Forage Team, Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari, Università degli Studi di Torino

2 AgriBusiness Consulting, Spin-off dell’Università di Torino

3 Associazione Regionale Allevatori Piemonte (Arap)

I residui di diverse colture possono contribuire ad aumentare la disponibilità di alimenti e a ridurre i costi legati alla dieta degli animali da rimonta nell’azienda da latte

Il residuo colturale per eccellenza, che tutti conoscono e che è largamente utilizzato in azienda, è rappresentato dalle paglie dei cereali vernini. Si tratta di un prodotto con caratteristiche ben definite che può essere utilizzato per la lettiera, ma anche entrare a far parte della razione di quasi tutte le categorie di animali allevati (vacche in produzione, asciutte, rimonta). Normalmente la paglia viene acquistata sul mercato, perché solo raramente in un’azienda da latte i cereali vernini vengono destinati alla produzione di granella.

Grafico 1 - Andamento del prezzo (€/t di tal quale) di fieno, paglia per lettiera e paglia alimentare macinata negli ultimi 20 anni

Spesso negli ultimi anni l’acquisto di questo alimento ha costituito una voce di costo non indifferente (grafico 1). Nel sistema foraggero a servizio dell’azienda da latte, però, sono presenti molto spesso colture che lasciano in campo una grande quantità di residui: mais raccolto come pastone di spiga o granella prima di tutto, ma anche soia e pisello proteico. Se lasciati in campo questi residui devono essere gestiti (con un passaggio con trinciastocchi, che rappresenta comunque un impegno di lavoro e costo non irrilevante) per agevolare le successive operazioni di spandimento liquami, preparazione del letto di semina e operazioni di semina.
Soprattutto nei periodi in cui i prezzi di mercato delle foraggere convenzionali (fieni e paglie) sono meno favorevoli, è quindi opportuno pensare di organizzare un cantiere per la raccolta e conservazione di queste risorse, che possono contribuire in modo sostanziale a ridurre i costi di alimentazione degli animali destinati alla rimonta.

Stocchi di mais

Lo stocco del mais possiede caratteristiche nutrizionali molto interessanti per molte delle categorie di animali presenti in azienda (rimonta sopra l’anno di età e vacche in asciutta principalmente, ma anche in alcune situazioni per le vacche
da latte a bassa produzione). Lo stocco è strutturato per resistere all’allettamento e per sostenere il peso della spiga ed è costituito principalmente da fibre, che arrivano a rappresentare il 60-75% del peso secco. La qualità di questa fibra però si riduce minimamente con l’avanzare dello stadio di sviluppo, mantenendosi pressoché costante dal momento di emissione del pennacchio fino alla completa maturazione della spiga.
Inoltre negli ibridi attuali, caratterizzati da una elevata capacità di rallentare la senescenza delle foglie (stay green), la fotosintesi continua anche quando le cariossidi hanno raggiunto il punto nero. In questi casi lo stocco mantiene un tenore di sostanza secca inferiore al 40% e si arricchisce di zuccheri, che si accumulano nella parte spugnosa, tanto che in piante ancora particolarmente verdi si possono riscontrare valori di carboidrati solubili prossimi al 15%. Generalmente gli stocchi presentano un tenore in sostanza secca compreso tra il 24 e il 43%, un contenuto in NDF variabile dal 57 al 72% e di zuccheri dal 6 al 14%. Le ceneri possono variare dal 5 al 9% (tabella 1). Il buon contenuto in zuccheri abbinato ad un ridotto potere tampone garantisce, da un lato, una eccellente facilità di fermentazione nel caso di conservazione con l’insilamento e, dall’altro, risulta particolarmente interessante per l’alimentazione degli animali da rimonta, con potenzialità nutritive molto spesso superiori a quelle di un fieno di graminacee di qualità medio-alta o di un sorgo da foraggio.

Figura 1 - Produzioni di pastone di spiga nel mai e di granella nella soia e nel pisello proteico e residui colturali (stocchi e stoppie ce rimangono in campo dopo la raccolta

Paglie di soia e pisello proteico

Anche la soia (e il pisello proteico) possono essere considerate come due colture da cui ottenere due prodotti distinti (la granella e i residui colturali), entrambi utilizzabili con un elevato grado di efficienza nell’alimentazione degli animali.
Infatti, ad eccezione di alcuni casi in cui queste due leguminose vengano destinate alla produzione di trinciato integrale, nella maggioranza delle situazioni aziendali le colture han- no come prodotto finale la granella, mentre il resto della pianta viene interrato. In realtà, considerate le caratteristiche nutrizionali di questi residui (tabella 1), l’opportunità di una loro raccolta dopo la trebbiatura della granella deve essere valutata con molta attenzione. Le stoppie delle leguminose sono particolarmente interessanti per il loro contenuto in proteina e un più ridotto contenuto in NDF rispetto agli stocchi del mais o alle paglie dei cereali.

Foto 1 - Il cantiere di lavoro deve prevedere un passaggio con il trinciastocci
Foto 2 - Con questo cantiere è possibile raccogliere oltre il dei residui colturali rimasti in campo in molti campi i problemi sono l’aumento considerevole delle ceneri e la raccolta di prodotti non perfettamente secchi

Quanti residui in campo?

Nel caso del mais le quantità di stocchi variano da 6 a 12 t/ha di s.s., in relazione all’epoca di semina e alle caratteristiche genetiche degli ibridi utilizzati (figura 1). Le produzioni di sostanza secca della pianta di soia e pisello sono anch’esse molto variabili, dipendendo dalla taglia (che può variare da meno di 50 cm ad oltre 1 metro), in relazione alla varietà, alla classe di maturazione e all’epoca di semina. La parte epigea delle leguminose è costituita da steli, foglie e involucri dei baccelli, con valori di produzione variabili da 3 e 5 t di sostanza secca per ettaro. Queste quantità di residui giustificano sicuramente l’organizzazione di un cantiere di raccolta e conservazione, che deve essere attuato nei giorni immediatamente successivi alle operazioni di trebbiatura. Inoltre, la possibilità di raccogliere i residui di queste leguminose anche nelle aziende ad indirizzo esclusivamente cerealicolo, aumenta ulteriormente le possibilità di reperire a costo relativamente basso foraggi con caratteristiche nutrizionali molto adatte ad alcune delle categorie di animali allevate in azienda (specialmente la rimonta).

Foto 3-4-5 - La garanzia di ottenere un prodotto con caratteristiche nutrizionali e microbiologiche migliori è data dalla raccolta diretta con trincia semovente e l’insilamento in rotoballe ad elevata densità o in trincea

Il cantiere di raccolta

Naturalmente non è possibile raccogliere tutta la produzione rimasta in campo. L’efficienza dipende dal cantiere di raccolta e di conservazione che adotteremo. Normalmente gli stocchi e le stoppie, se destinati all’utilizzo in lettiera, vengono raccolti secchi e imballati in rotoballe tonde o quadre. Il cantiere prevede, dopo la raccolta della granella, un passaggio con trinciastocchi (foto 1), la permanenza in campo per perdere l’umidità residua, la ranghinatura e l’imballatura del prodotto (foto 2). Con questo cantiere è possibile raccogliere oltre il 70-80% dei residui colturali rimasti in campo (6-8 t di s.s. per ettaro di stocchi, 3-4 t di s.s. per ettaro di stoppie di leguminose). Purtroppo i principali difetti riguardano l’imballatura di materiale non perfettamente secco (quindi a rischio di ammuffimento e riscaldamento durante la conservazione) e l’inquinamento con terra, con contenuti in ceneri che possono superare il 20%. La permanenza in campo determina inoltre la perdita per respirazione di buona parte degli zuccheri residui presenti al momento della trinciatura. Solo raramente questi prodotti possono essere utilizzati in razione.
La garanzia di ottenere un prodotto con caratteristiche nutrizionali e microbiologiche migliori è data dalla raccolta diretta con trincia semovente (foto 3) e l’insilamento in rotoballe ad elevata densità (foto 4) o in trincea (foto 5).
Un’ulteriore opzione di raccolta può essere l’utilizzo di un carro autocaricante (foto 6) e insilamento in silo orizzontale. Nel caso degli stocchi di mais alcuni accorgimenti possono migliorare l’efficienza della raccolta: l’organizzazione di un cantiere che prevede l’utilizzo contemporaneo di due trinciacaricatrici. La prima trincia raccoglie le spighe mentre la seconda, dotata di testata a dischi raccoglie immediatamente dopo gli stocchi residui, evitando che gli stessi vengano calpestati dai passaggi successivi della trincia e delle trattrici con rimorchio (foto 7). In questi casi la quantità di materiale raccolto varia dalle 3 alle 6 tonnellate di sostanza secca per ettaro.

Foto 6 - Un’ulteriore opzione di raccolta può essere l’utilizzo di un carro autocaricante e insilamento in silo orizzontale

Fermentazioni ottimali

Il prodotto trinciato può essere agevolmente insilato in rotoballe fasciate ad elevata densità o in trincea. La scelta va effettuata tenendo conto delle modalità di consumo e delle quantità utilizzate in razione.
Per minimizzare i rischi di deterioramento aerobico dopo l’apertura degli insilati, se i consumi sono ridotti è meglio optare per le rotoballe fasciate. Come già accennato, il tenore di sostanza secca adeguato, il ridotto potere tampone e l’elevato tenore in carboidrati solubili garantiscono una fermentazione ottimale degli stocchi di mais, che risultano normalmente ben fermentati senza l’ausilio di inoculi (anche a tenori di sostanza secca superiori al 50% e inferiori al 30%).
Anche nel caso delle stoppie di leguminose la fermentazione non è normalmente un problema. In caso di condizioni di insilamento non ideali (contenuto in sostanza secca inferiore al 40% per le stoppie di leguminose, eventi piovosi prima della raccolta, imbrattamento eccessivo con terra) l’impiego di inoculi di batteri omolattici può limitare i rischi di decorsi fermentativi anomali.

Foto 7 - Nel caso degli stocchi di mais può essere utile l'organizzazione di un cantiere che prevede l'utilizzo contemporaneo di due trinciacaricatrici. La prima raccoglie le spighe mentre la seconda, dotata di testata a dischi, raccoglie immediatamente dopo gli stocchi residui, evitando che gli stessi vengano calpestati dai passaggi successivi della trincia e delle trattrici con rimorchio

Costi di raccolta e conservazione

I costi di raccolta possono essere molto concorrenziali, se paragonati ai prezzi attuali di mercato del fieno ma soprattutto della paglia. Naturalmente sui costi del prodotto finito incide in maniera sostanziale la quantità di alimento che si riesce a portare alla bocca dell’animale e il numero di macchine operatrici impiegate nel cantiere di raccolta.
Nel caso di trinciatura e insilamento degli stocchi di mais il costo si aggira sui 6-12 € e 11-14 € al quintale di sostanza secca, a seconda che la conservazione avvenga in trincea o in balle fasciate ad alta densità.
Nel caso di stoppie di soia o pisello il costo oscilla tra i 9 e i 13 € al quintale di sostanza secca. I costi più elevati (11-13 € al quintale) sono riferiti alla conservazione in rotoballe ad elevata densità, mentre quelli più contenuti (9-12 € al quintale di s.s.) alla conservazione in trincea o nelle rotoballe fasciate convenzionali.
Per le leguminose con questi costi di raccolta è possibile pensare di accordarsi con aziende cerealicole limitrofe, prevedendo la coltivazione della soia per la produzione di granella e la raccolta dei residui per l’alimentazione degli animali. L’azienda cerealicola si avvantaggerebbe ulteriormente nel caso in cui l’azienda zootecnica restituisca con i reflui la parte di elementi nutritivi asportati con la raccolta delle stoppie.

Grafico 2 - Razioni preparate per la rimonta a base di stocchi di mais insilati o di stoppie di soia insilate in confronto con razioni convenzionali a base di silomais o silosorgo, fieno e paglia

Alimenti di valore

Nel grafico 2 è riportato un esempio di razione in cui vengono utilizzati gli stocchi insilati in sostituzione del fieno o del silomais, in una razione convenzionalmente utilizzata per animali da rimonta con età superiore all’anno.
Il vantaggio economico è interessante perché si possono risparmiare fino a 0,40 € al giorno per ogni capo alimentato. Anche con i residui delle leguminose, a seconda delle caratteristiche nutrizionali dell’alimento, si possono formulare razioni che garantiscono un ritorno economico interessante.
Anche con l’insilato di stoppie si possono sostituire quasi completamente la paglia e il fieno oltre a ridurre parzialmente la farina di estrazione di soia e la farina di mais, con un risparmio per capo al giorno che può arrivare a 0,35-0,40 € per capo. Proiettando questi numeri su una mandria per la rimonta di circa 150 animali, in un anno di alimentazione si potrebbero quindi risparmiare da
11.000 ai 14.000 €. Le superfici per produrre i quintali necessari ad alimentare 150 animali per un anno, con i quantitativi ipotizzati nelle razioni proposte e le produzioni raccoglibili riportate precedentemente, variano rispettivamente dai 40 ai 60 ettari per gli stocchi di mais e per le stoppie di soia.

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