Malga Benetton

di Giovanni De Luca

Andrea Benetton è un bel tipo e merita rispetto. Primo perché in gioventù ha corso la maratona in 3 ore e 7 minuti (testimonianza concreta di metodo e resistenza mentale), secondo perché ha deciso di investire in zootecnia, continuando nel solco tracciato da suo padre Carlo (“un uomo che sapeva vedere la bellezza nelle cose”), terzo perché nella sua stalla si mungono 1.800 vacche con produzioni medie di 38 litri di latte (e per arrivare a questi livelli i soldi sono certamente utili, ma contano sino ad un certo punto, come tutti gli allevatori sanno bene). Benvenuti a La Fagianeria, antica tenuta dei Borboni progettata dal Vanvitelli, vera archistar del XVIII° secolo, che all’epoca fungeva da riserva di caccia e di allevamento dei fagiani. Siamo nella Piana di Monte Verna, a poca distanza da Caserta, area vocata all’agricoltura e alla zootecnia, incastonata un’ansa del fiume Volturno.

Al centro: il presidente di Cirio Agricola Andrea Benetton fra l’amministratore delegato Pietro Fusco (a sinistra) e il plant manager Rossano Mastroserio

Fasti antichi

La nuova vita di Cirio Agricola inizia nel 2005 quando la famiglia Benetton rileva all’asta un’azienda che aveva certamente visto tempi migliori, il cui destino seguì quello dell’ascesa e della caduta di Sergio Cragnotti, patròn di Cirio Group. Ma per arrivare al progetto che avrebbe trasformato radicalmente Cirio Agricola occorre parlare di Carlo Benetton, che vide subito le potenzialità dell’azienda campana e decise di farla rinascere. Un percorso interrotto prematuramente nel 2018, quando l’imprenditore morì a 74 anni. Suo figlio Andrea Benetton inizia quindi ad occuparsi della tenuta e dal 1° gennaio 2025 ne diventa unico proprietario, decidendo di dare un’ulteriore svolta alla gestione efficientando ogni processo produttivo, puntando sull’economia circolare e dedicando nuove energie sul fronte della caseificazione, con la nascita di una gamma di formaggi di fascia alta. Al momento la produzione viene effettuata in uno stabilimento non di proprietà di Cirio Agricola, ma le ricette, il personale e lo “stile” sono quelli che Andrea ha in mente. Partendo dall’uso di caglio di capretto, che porta i formaggi vaccini de La Fagianeria verso un mondo a cui il consumatore non è più abituato. I nomi delle sue creature? Comole, Osco, Regis, Saxum. Cambia la tecnica di produzione, molteplici le stagionature, ma alla degustazione non si resta indifferenti, nemmeno per la versione più giovane di Comole, che già a 30 giorni esprime una personalità che nulla ha a che fare con le classiche “caciottine”. Salendo di complessità arriviamo al Saxum, un formaggio destinato ad essere stagionato oltre i 180 giorni e che stupisce per la sua tessitura, per l’amabilità al palato e per quella punta di piccante che ne arricchisce il bouquet e lo rende unico. Benvenuti alla “Malga Benetton”.

Saxum, uno dei formaggi più interessanti della scuderia Benetton

Dalle parole ai fatti

A seguire Andrea Benetton nel suo progetto di sviluppo è Pietro Fusco, casertano e oggi amministratore delegato dell’azienda. Un professionista proveniente dal mondo del tessile della famiglia Benetton. Pietro è uomo d’ordine e di procedure, perfetto per calare sul campo la visione della proprietà e rendere possibile produrre 25 milioni di litri di latte alta qualità all’anno. Ma è anche persona curiosa, attenta alla bellezza e, passeggiando per l’allevamento, si vede chiaramente come pulizia, ordine ed efficienza ne siano la declinazione. L’economia circolare è di casa e il piano industriale per tonificare i bilanci di Cirio Agricola è tutto modulato su questo fronte. Dal 2020 al 2024 sono stati investiti 20 milioni di euro e nei prossimi 4 anni se ne investiranno altrettanti, utilizzando le risorse messe a disposizione dal Pnrr sino al 2028 per il 50%, e per la restante parte intervenendo con mezzi propri.

Visione unica

“La Fagianeria – spiega Fusco – vive di idee, ma abbiamo bisogno di partner capaci di tenere il passo, accogliere le nostre osservazioni ed essere tempestivi nell’attuarle. Negli ultimi anni abbiamo costruito una sala a giostra da 50 poste e installato 12 robot di mungitura, tutto DeLaval. Una scelta dettata dall’esigenza di avere un interlocutore titolare di una tecnologia avanzata e un’assistenza tecnica tempestiva, che in meno di 60 minuti interviene in caso di bisogno. La sala munge tre volte al giorno un migliaio di vacche e non possiamo certo permetterci fermi non programmati. Abbiamo puntato alla massima automazione della stalla anche sotto il profilo della preparazione e distribuzione della razione (al momento ad una sola parte della mandria), tutto robotizzato e con una cucina a punto fisso, anche questa DeLaval. Un impianto complesso, al quale abbiamo apportato varie modifiche, aggiungendo pese e adattandone alcuni aspetti, interventi che sono stati studiati e implementati con il fornitore.

La sala è attrezzata con il robot per il post dipping, che riduce di una unità il fabbisogno di operatori
Oggi sono 12 i robot di mungitura installati a La Fagianeria
I cassoni nei quali vengono caricati i componenti della foraggiata e che alimentano la cucina a punto fisso (foto sotto)
Il robot di distribuzione dell’unifeed passa 10 volte al giorno in corsia, avvicinando la foraggiata e al tempo stesso distribuendone di nuova, sempre fresca

Lavorare con Cirio Agricola – aggiunge Fusco – significa condividerne la visione e trasformarsi in partner e questo riguarda tutti coloro che collaborano con noi. A breve implementeremo una seconda cucina, perché l’automazione ci consente una gestione sempre più precisa ed economicamente sostenibile, ma in programma c’è anche la riconversione dell’impianto di biogas (1 Megawatt di potenza) a biometano, che si va ad aggiungere ai 38mila pannelli fotovoltaici di cui siamo dotati, che contribuiscono alla nostra autonomia energetica con 18 milioni di kW all’anno. È in definizione anche un grande impianto di compostaggio – continua Fusco – per ottimizzare la frazione liquida di ciò che esce dai digestori e che andremo a miscelare con il cippato prodotto nei 400 ettari di bosco di cui è anche composta la tenuta e dal quale otterremo un ottimo ammendante che potremo utilizzare direttamente sui nostri terreni o vendere alle aziende che producono quarta gamma, sempre più attente all’impiego di fertilizzanti naturali. Quando parlo di economia circolare, non sto vendendo fuffa, perché qui è già realtà economicamente sostenibile”.

I pannelli fotovoltaici garantiscono una produzione annua di 18 milioni di kWh

Automazione spinta

Grazie alla tecnologia implementata in questi ultimi anni, nella stalla più automatizzata un solo operatore gestisce 750 vacche. Tanta robotizzazione, ma le strutture di Cirio Agricola, dei classici prefabbricati in cemento armato degli anni ’80, sono piuttosto basse e non certo ideali per far esprimere il potenziale genetico ad una mandria con una genetica piuttosto spinta. In un’ala dell’allevamento è stata demolita ed alzata la parte centrale di una delle stalle, garantendo miglior comfort per le vacche, con il risultato di vedere la produzione di latte aumentare di oltre 3 litri, senza cambiare nulla del management.

Nella stalla che è stata rialzata le produzioni medie per vacca sono schizzate in alto
Anche sul fronte dei vitelli massima automazione sin dai primi giorni

Spazio all’idroponico

“C’è ancora tanto da fare – ricorda Fusco – ma avere medie di 38 litri è la prova concreta di quanto si possa ottenere dalle nostre Frisone, nonostante la tara di avere ancora in servizio edifici zootecnici che non sono più attuali. Ora il vero obiettivo è quello di aumentare il nostro livello di sostenibilità e a breve entrerà in funzione il più grande impianto idroponico d’Europa, che stiamo realizzando con una società americana. Grazie a questo investimento, con i 500 metri quadrati di coltura idroponica produrremo il foraggio corrispondente a 50 ettari di terreno, senza dover essere dipendenti dalle condizioni meteorologiche, che negli ultimi anni sono state limitanti sotto il profilo qualitativo dei foraggi, risparmiando il 90% d’acqua rispetto alle semine tradizionali e senza ricorrere all’utilizzo di fitofarmaci e concimi. Anche in questo caso c’è stato un lavoro di adattamento di un sistema già esistente alle nostre esigenze e specifiche, ma da Cirio Agricola lo standard non esiste e tutto è adattato alla nostra visione del processo. Su questo fronte Andrea Benetton è una fonte continua di idee e la sua presenza settimanale in azienda è occasione di costante analisi dei progetti e del loro relativo perfezionamento. Non siamo clienti facili per nessun fornitore, me ne rendo conto, ma sono altrettanto convinto che solo dal confronto, a volte anche aspro, si possa migliorare”.

L’impianto per il foraggio idroponico entrerà in servizio a breve, garantendo una superficie di 500 metri quadrati per la germinazione dell’orzo
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