
Gestione mandria
Vuoi capire le vacche? Allora sentiti preda
Avviciniamoci alle vacche con spirito nuovo, cercando di comprendere il loro modo di vivere la stalla e il rapporto con l’allevatore
La vacca è tra i ruminanti più rappresentativi nell’immaginario collettivo, scrivo dalle campagne di Cremona, qui distese di mais e stalle di frisone. È bene contestualizzare questo fatto perché è proprio lo spirito di immedesimazione più profondo che hanno gli allevatori a renderli più bravi di chi è agricoltore con le vacche. Essere “Allevatore” è promuovere l’eterno sentire, immacolato, che si instaura tra le sensibilità diverse di Bos taurus ed Homo sapiens.
Il Medico Veterinario media la situazione insieme agli altri attori di questo perpetuo Presepe. Qualche accorgimento per le vostre bovine lavoratrici.
Se nasci preda, vivi da preda
Le facilitazioni ambientali e gestionali sono tanto più corrette quanto si rispetta il concetto base: l’animale è progettato per essere una preda spaventata da tutto. Capendo meglio gli atti cognitivi di una preda è possibile avere interazioni economicamente positive con essa. È possibile cambiare il comportamento non desiderato e anomalo con correzioni poco costose, ormai si sa. La natura scolpisce la preda sia nella sua forma che nei suoi sensi, dotando quindi l’animale di anatomia e comportamenti stereotipati.
Ad esempio, come percepisce il mondo una preda? Che sensazione ha la vacca quando entra in cuccetta? Non è solo la scomodità a rendere le sedute e le alzate fastidiose. La scomodità rende difficile la fuga. Certamente il segno alopecico sul collo, contestuale ad un tubo educatore liso e scintillante, ne indicano un non-corretto posizionamento; non discuto questa verità, raccontata a migliaia di allevatori ormai, ma vorrei pensare anche allo stato di angoscia dell’animale, di una preda che non può fuggire agevolmente se la cuccetta è progettata male.
Se la forma e le dimensioni della cuccetta rendono difficoltosa alla vacca la fuga in caso di pericolo, questo induce stress all’animale
Quella ventola mi dà fastidio
Il bovino è un animale attento (330° di campo visivo); questa attenzione è dovuta al provare questa sensazione di incertezza, scrutando e sentendo e fiutando ed ascoltando tutto. Può succedere per esempio che la conformazione di alcune ventole generi un’anomala pressione all’interno del padiglione auricolare che fa percepire all’animale una sensazione di fischio insopportabile; avremo animali che modificano il loro comportamento e che si mettono in linea o si raggruppano a partire da quella distanza oltre la quale il “fischio/stridore” è sopportabile.
Avete mai avuto questa sensazione guardando la disposizione degli animali in stalla?
L’angoscia a volte serve
L’angoscia è quella sensazione di oppressione dovuta a paure o dubbi. Percepire così il mondo ha protetto questi animali e i loro progenitori, tutti estinti, per centinaia di migliaia di anni; è uno schema darwinistico facile: nel tempo i meno angosciati (quelli più sicuri) hanno avuto meno chance di accoppiarsi, non portando avanti pertanto queste specifiche genetiche, il bosco non è un posto per gli impavidi. Per questo gli impavidi sono merce rara perché in natura ogni tanto qualcuno appare e il successo di queste genetiche si afferma solo nella difficoltà.
La vacca moderna è stata poi ulteriormente selezionata e specializzata in un animale con vocazione lattifera, lavoro/carne, razze pascolatrici.
L’adattamento al pascolo come struttura e forza dei treni anteriori e posteriori lo si prova sul campo, ma deve avere una necessaria predisposizione genetica, ovvero la storia della madre e nonna e bisnonna che erano animali pascolatori. Insieme all’uomo questo carattere è stato de-selezionato ovvero gli animali impavidi sono usciti dalla selezione in quanto alla vacca viene fornito tutto: cibo, acqua, casa ed anche la cura di una selezione genetica che porti avanti gli individui migliori.
La preda è un animale che ha tratto il vantaggio di avere antenati con sviluppatissima vista, udito, olfatto, gusto certo, ma la natura ha scelto anche il modo con cui questi applicano i loro comportamenti.
Quando sono al pascolo, i bovini riescono ad esprimere meglio il loro stile comportamentale in un ambiente dove le variabili imposte dall’allevatore sono minori rispetto al regime stallino
Il caso non esiste
Con gli animali il caso non esiste, che si tratti di una cuccetta scomoda o di una ventola non idonea poco cambia sul risultato finale, ovvero una costante interruzione delle spinte di ossitocina verso la mammella oltre che frequenze di ruminazione inferiori in quantità e qualità.
Gli effetti di un animale angosciato sono questi: vivere nell’incertezza è il peggior posto dove può stare una preda, poiché questa si è evoluta per risolvere quella sensazione, e se essa permane, l’animale pian piano si depaupera, non a caso, di uno degli ormoni dello stress, il cortisolo, ormone fortemente catabolico, cioè che demolisce proteine, grassi e zuccheri.
La somma degli addendi non è molto favorevole e per di più il problema non è visibile nelle lattazioni: gli animali sono lattiferi, ma finiscono la carriera molto prima sino ad arrivare al fatidico 2,1 parti per vacca di qualche anno fa, qui nel Cremonese.
Non è cambiato il modo in cui gli animali sono trattati bene da chi è capace, ma è diventato vigente con il benessere animale questo più alto grado di applicare la zootecnia, dettato dalla consapevolezza di essere Allevatore o Pastore.
Il comparto tutto si prende la cura di gestire, conseguentemente alle nuove conoscenze, questi atteggiamenti che nell’Uomo sono infinitamente più complessi proprio grazie all’infinita superiorità cognitiva che Homo sapiens ha maturato sugli altri animali.
di Nicolò M. Bissolati - Medico Veterinario, Presidente O.B.A. (Osservatorio Benessere Animale)