
Gestione mandria
Stregati dai Paesi Baschi
Insieme agli allevatori del progetto europeo “Resilience for Dairy” per conoscere la realtà produttiva di questo angolo di Spagna così ricco di tradizioni e dove la ricerca del tempo libero sta diventando uno degli obiettivi centrali nell’organizzazione del lavoro in stalla
I Paesi Baschi ti conquistano (quando non piove) per il verde dei loro prati e per il blu del cielo. Una regione dove la collina spesso cede il passo alla montagna e dove c’è una fortissima identità territoriale, con una comunicazione sul consumatore che punta ad enfatizzare gli aspetti di “locale”, “naturale” e “sano”. Meta perfetta per una visita tecnica nell’ambito di R4D (Resilience for Dairy), il progetto europeo di cui il Crpa è il referente italiano, nato per consentire agli allevatori di far rete e trovare insieme, nel rispetto delle diversità di ogni singolo Paese, le soluzioni per essere sempre più competitivi e sostenibili. Dopo Irlanda, Fiandre, Ungheria e Slovenia oggi è l’ora della Spagna.
Anche nei Paesi Baschi una delle priorità più sentite dagli allevatori è quella di avere più tempo libero, da passare con la famiglia, gli amici o per andare in vacanza. In molte realtà che abbiamo visitato il tema delle ferie e dei turni di lavoro è uno degli aspetti sui quali l’attenzione è massima, sia da parte dei dipendenti, sia da parte dei datori di lavoro, solleciti nel proporre al personale orari definiti e periodi di riposo compatibili con le nuove esigenze di vita.
Sul fronte del prezzo del latte, dopo il periodo nero del 2021 quando il prodotto valeva 33,2 centesimi/kg, nel 2022 siamo saliti a 45,07 cent/kg, per crescere ancora l’anno dopo e arrivare a 53,09 cent/kg. Il 2024 si sta caratterizzando per un andamento più riflessivo, modo delicato per dire che siamo di poco sotto i 50 cent/kg. Prezzi senza Iva.
Per i soci della C.B. El Haya Matienzo, poter avere una gestione equilibrata fra lavoro e tempo libero è uno degli obiettivi chiave del successo aziendale
Parola chiave: semplicità
La prima visita è in val Karrantza, ad una sessantina di chilometri verso ovest da Bilbao, una vallata dove il pascolo e gli erbai scandiscono il paesaggio e dove ha sede la C.B. El Haya Matienzo, un allevamento con 200 vacche da latte, nato dalla fusione nel 2000 di due stalle di dimensioni ridotte. “Lo scopo era quello – spiegano i fondatori – di migliorare la qualità della nostra vita, unendo le forze disponibili e migliorando l’efficienza aziendale”.
A lavorare oggi sono 3 dei fondatori, coadiuvati da un operaio agricolo a tempo pieno, con due week end liberi al mese e un periodo di ferie di 15 giorni all’anno. La parola chiave è “semplicità”, sfruttando al massimo il lavoro dei terzisti e acquistando la miscelata da una cooperativa vicina, che consegna più volte a settimana la razione per i 350 capi presenti in stalla, rinunciando a meccanizzare l’allevamento e riducendo al contempo il carico di lavoro del personale. In totale si coltivano 50 ha di terreno, dei quali 25 destinati a prato e 25 a loietto. Il sistema sembra funzionare bene e la stalla produce 2.300.000 litri di latte/anno, al 4% di grasso e al 3,4% di proteina, con un livello medio di cellule somatiche attorno alle 133mila e con una carica batterica di 10mila.
El Haya Matienzo: in stalla 200 Frisone
Una quindicina di anni fa sono stati installati i tappetini in gomma e i materassini, seguiti una decina di anni dopo da una generale ristrutturazione e nel 2020 dall’installazione dei pannelli solari, mentre i liquami vengono conferiti ad un impianto di biogas consortile vicino, valorizzati a 1,5 euro/m3. Si inizia a parlare di robot di mungitura, ma l’efficiente sala 12+12 oggi risponde bene alle esigenze aziendali. Media redditività e ottima organizzazione del lavoro i punti di forza, mentre la mancanza di superficie disponibile inizia ad essere un problema difficile da superare, insieme al grande tema del ricambio generazionale, che si porrà fra una decina di anni, ma che è già un tema di discussione.
L’esperienza paga
Altra sosta in val Karrantza per conoscere la Sarobe Farm, una moderna stalla dotata di due robot di mungitura, gestita da una coppia di allevatori, di cui la moglie veterinaria, che ha avuto esperienze all’estero, prima di tornare nei Paesi Baschi e dar vita ad una propria attività.
Soci nella stalla e nella vita, i proprietari della Sarobe Farm hanno alle spalle una bella esperienza all’estero nella gestione di stalle da latte
Sotto: la stalla, moderna e ariosa, è dotata di robot di mungitura
L’azienda è nata nel 2020 con un primo robot, a cui ne ha fatto seguito un secondo installato nel 2022. Una novantina le vacche in latte e 35 le manze per un totale annuo di 1.300.000 litri di latte prodotto al 3,4% di grasso e al 3,26% di proteina.
La gestione è di livello elevato, con un uso del sessato su tutte le manze, mentre dal secondo parto si va con il convenzionale. D’altro canto la giovane coppia è lanciata verso un’espansione della mandria, puntando ad avere una pressione genetica di un certo impatto. Parallelamente sta crescendo anche la superficie agricola disponibile, oggi di appena 11 ettari, che dovrebbe raddoppiare a breve.
Anche alla Sarobe Farm il tema del tempo libero è centrale e questo ha portato i due allevatori a puntare da subito sul robot di mungitura per non essere vincolati alla sala e ai suoi ritmi. L’obiettivo è quello di avere turni di lavoro di 8 ore al giorno, anche se dicono i due allevatori, spesso è dura restare dentro a questo parametro, che invece viene garantito ai due dipendenti. Di certo oggi è tutto più semplice rispetto alla partenza dell’attività, che ha coinciso in pieno con la pandemia, ma il problema dell’autoapprovvigionamento dei foraggi resta nodale per poter impostare un piano di crescita adeguato alle aspettative e ridurre la quota di concentrati somministrata alle bovine, che oggi è di poco inferiore ai 14 kg, 8 distribuiti nell’unifeed e 5,6 nel robot, per un costo totale della razione di 8,3/euro/vacca/giorno.
Per il direttore della Cooperativa Behi-Alde, il welfare del personale è essenziale per attirare i giovani a lavorare in azienda
Spendere poco è possibile
Terza tappa ad Àlava, cittadina ad una sessantina di km a sud est di Bilbao, in mezzo ad un’area che paesaggisticamente ti invita a trascorrere un periodo di ferie in zona. La Cooperativa Behi-Alde è in mezzo a questo splendido territorio e occupa un’area di dolci colline di 327 ettari, ove il pascolo (78 ha), gli erbai (190 ha), il mais da trinciato (59 ha) e alcune fasce boscate scandiscono il territorio. In questa zona cadono in media 800 mm di pioggia, ma il riscaldamento climatico sta cambiando la distribuzione delle precipitazioni, con momenti particolarmente piovosi e periodi di relativa siccità, a cui gli allevatori locali non si sono ancora abituati. La scelta della cooperativa, formata da 18 soci lavoratori, è quella di garantire a tutti una retribuzione media e 1 mese di ferie all’anno pagate, oltre che organizzare il lavoro in modo da assicurare a tutti gli adeguati turni di riposo, un aspetto che rappresenta uno dei massimi elementi di attrazione per il personale e che sta attirando anche i giovani a fermarsi in quest’area, che aldilà del paesaggio davvero notevole e dell’assoluta tranquillità, non offre di certo molti altri aspetti di interesse per i residenti.
Detto ciò, il mantra dell’azienda basca è “spendere il meno possibile”. Per cui non resterete stupiti a vedere la vetustà della sala mungitura (perfettamente funzionante), o la semplicità monastica delle poche tettoie sotto le quali catturare gli animali che hanno bisogno di interventi o delle stalle. Idem dicasi per il parco macchine, con trattori che sono andati ad ammortamento ormai più volte.
Il pascolo, 12 mesi all’anno, è il fattore chiave del successo della cooperativa
L’aspetto che colpisce di più è il continuo passaggio delle mandrie che vengono spostate da un pascolo all’altro, muovendosi sulle strade poderali che tagliano l’azienda. Oggi sono 535 le vacche da latte e 251 le manze, che partoriscono la prima volta a 25 mesi. Non fatevi trarre in inganno, perché le produzioni sono comunque oltre i 100 quintali e permettono alla Cooperativa Behi-Alde di vendere ogni anno 5.596.703 litri di latte, con una percentuale di A2A2 in continua crescita. Quello che gli allevatori vorrebbero contenere un po’ sono i 4.200 kg/capo/anno di mangime concentrato, meglio valorizzando la base foraggera, ma al momento più di tanto non si riesce a fare.
Sul fronte genetico tutto il bestiame è genotipizzato e si sta lavorando molto con riproduttori positivi per la A2A2, sperando che il mercato di questo latte dalle potenziali caratteristiche positive finalmente prenda forma e remuneri gli allevatori con un premio significativo. A pesare un po’ è la mancanza di investimenti in questi ultimi anni e il crescente bisogno di manutenzione delle strutture, ma la mandria si presenta in ottima forma e i bassi costi di produzione lasciano un’interessante marginalità nelle casse della cooperativa, che negli anni ha ampliato la collaborazione con università ed enti di ricerca, interessati a studiarne la sostenibilità economica ed ambientale del ciclo produttivo.
Il caseificio di Soloitza è stato costruito nel 2020 e inaugurato in piena pandemia
Punto tutto sul Queso Azùl
Chiudiamo il tour della zootecnia basca sempre ad Àlava, andando a visitare Soloitza, una stalla di 114 vacche con caseificio, che produce 1.245.000 litri di latte all’anno e che sul rapporto diretto con il consumatore sta costruendo il proprio successo. L’azienda è nata nel 1983, ma solo con l’ingresso di Enrique e Mila ha iniziato il suo nuovo corso, che nel 2015 ha visto l’installazione di 2 robot di mungitura, per sopperire alla carenza di manodopera qualificata e per liberare i due allevatori dalla routine della sala. Il caseificio, modernissimo e con una balconata riservata ai visitatori da cui poter seguire la lavorazione senza disturbare l’attività e dove poter effettuare le degustazioni guidate, ha una produzione diversificata e oltre all’ottimo yogurt e ad una serie di formaggi freschi, vede nel Queso Azùl, un meraviglioso formaggio blu simile nel sapore alla toma blu piemontese, il suo prodotto di punta, venduto a 25 euro/kg.
Il Queso Azùl, splendido formaggio blu a prova di gourmet
Grande attenzione alla sostenibilità ambientale, uso di energie rinnovabili, materiali da costruzione ecologici e una naturale premura per il consumatore sono alla base della crescita di questa piccola stalla basca, che sull’utilizzo esclusivo di foraggi per la produzione di latte si sta costruendo la propria identità, facendosi conoscere anche nella vicina Bilbao e trovando spazio nei carrelli dei formaggi dei ristoranti più noti dei Paesi Baschi. La resilienza, nel loro caso, è molto gourmet!