
La famiglia Colombero al completo: Giovanna, Giulio e Roberta
Gestione mandria
La Piemontese che non ti aspetti
Nell’allevamento Colombero di Savigliano (Cn) le vacche si mungono e il loro latte viene trasformato nei formaggi della tradizione
Roberta Colombero, al pari delle ballerine classiche, coniuga la grazia ad un fisico atletico. Anche il suo visino sorridente inganna perché, a guardarlo bene, tradisce una certa inquietudine. D’altro canto Roberta è legatissima alla sua famiglia e all’Alpe Valanghe, pianoro in fondo alla valle Maira, dove i suoi genitori da sempre si trasferiscono con la mandria nei mesi estivi.

L’alpe Valanghe si trova a Marmora, sulle montagne della valle Maira in provincia di Cuneo

Il Monviso, uno dei punti più spettacolari del panorama di cui si gode dall’alpe Valanghe
Allo stesso tempo Roberta ama viaggiare, unica cura possibile per saziare la sua curiosità e la voglia di conoscere il mondo, nonostante sia difficile pensare che possa mai abbandonare i suoi cavalli e le sue Piemontesi, tale è la passione con cui si dedica alla sua attività di “margara” (con la “r”, come dicono da queste parti). Nei mesi invernali la mandria si sposta a Savigliano (Cn), ma il richiamo della montagna torna a farsi sentire ogni giugno, quando i Colombero traslocano a quota 2065 metri, per presidiare un territorio che ha bisogno del bestiame e del pascolo per restare in salute e non correre il rischio di rinselvatichirsi in pochi anni, se non venisse monticato.

In totale sono circa 250 i capi di razza Piemontese dei Colombero

Giulio Colombero in mungitura sui pascoli dell’alpeggio

Si munge sempre a mano e sempre all’aperto, un lavoro non certo comodo
Ma se parli con Giulio, il papà di Roberta, la fatica viene liquidata con un sorriso, senza che il capofamiglia si fermi un attimo. A dire il vero l’unico istante in cui chi scrive li ha visti fermi è stato durante la cena, perché per il resto i tre sono in perenne movimento. E nulla li può far desistere dal mungere le loro Piemontesi, perché in famiglia hanno sempre coniugato la produzione di carne alla trasformazione del latte e, appena salgono in Alpe, il casaro che è in loro torna fuori, dopo i lunghi mesi passati in pianura senza poter far formaggio, visto che il latte viene venduto ad un prezzo decisamente remunerativo al Caseificio Osella per produzioni destinate ad un pubblico d’élite.

Latte materno per i vitelli aziendali

Il formaggio Nostrale, prodotto di punta del caseificio in alpe

In tre lingue il cartello che specifica la produzione
Poi prende Bisoux, il loro toro più celebre, un animalino da 1.150 kg, gli mette la capezza e lo porta su per una collina per scattare qualche foto. Ma prima estrae dallo zaino un vestito sbracciato, si toglie la tuta ed è pronta per il set, riassaporando il gusto dei trent’anni. Poi si torna per pascoli, mentre ti racconta del prossimo viaggio che ha in mente. Sospesa fra l’Alpe Valanghe e il resto del mondo. Animo inquieto, lo avevamo detto.

Bisoux, uno dei tori su cui la famiglia ha costruito il successo aziendale. Un esserino da 1.150 chilogrammi che viene portato a spasso con un grandissimo garbo da Roberta Colombero

L’alpe Valanghe si trova a Marmora, sulle montagne della valle Maira in provincia di Cuneo

Il Monviso, uno dei punti più spettacolari del panorama di cui si gode dall’alpe Valanghe
Allo stesso tempo Roberta ama viaggiare, unica cura possibile per saziare la sua curiosità e la voglia di conoscere il mondo, nonostante sia difficile pensare che possa mai abbandonare i suoi cavalli e le sue Piemontesi, tale è la passione con cui si dedica alla sua attività di “margara” (con la “r”, come dicono da queste parti). Nei mesi invernali la mandria si sposta a Savigliano (Cn), ma il richiamo della montagna torna a farsi sentire ogni giugno, quando i Colombero traslocano a quota 2065 metri, per presidiare un territorio che ha bisogno del bestiame e del pascolo per restare in salute e non correre il rischio di rinselvatichirsi in pochi anni, se non venisse monticato.

In totale sono circa 250 i capi di razza Piemontese dei Colombero
Ritmi massacranti
Poesia a parte, la giornata dei Colombero spezzerebbe le reni a chiunque. Sveglia prima delle 6, un rapido caffè e poi tutti fuori a mungere. Verso le 9 si fa colazione, poi Roberta e sua madre Giovanna accendono la caldaia e si preparano alla prima caseificazione della giornata. Il tutto mentre i turisti passano in Alpe, si fermano per due chiacchiere e per fare acquisti. Poi si pranza, un attimo di riposo e via di nuovo per la mungitura della sera. Cena e fuori di nuovo per la seconda tornata di caseificazione, obbligatoria quando siamo in piena stagione e il latte prodotto supera la capienza dell’unica caldaia disponibile. Poi si pulisce tutto e si va a letto. Questo da metà giugno a metà settembre, ogni giorno della settimana.
Giulio Colombero in mungitura sui pascoli dell’alpeggio

Si munge sempre a mano e sempre all’aperto, un lavoro non certo comodo
Ma se parli con Giulio, il papà di Roberta, la fatica viene liquidata con un sorriso, senza che il capofamiglia si fermi un attimo. A dire il vero l’unico istante in cui chi scrive li ha visti fermi è stato durante la cena, perché per il resto i tre sono in perenne movimento. E nulla li può far desistere dal mungere le loro Piemontesi, perché in famiglia hanno sempre coniugato la produzione di carne alla trasformazione del latte e, appena salgono in Alpe, il casaro che è in loro torna fuori, dopo i lunghi mesi passati in pianura senza poter far formaggio, visto che il latte viene venduto ad un prezzo decisamente remunerativo al Caseificio Osella per produzioni destinate ad un pubblico d’élite.

Latte materno per i vitelli aziendali

Il formaggio Nostrale, prodotto di punta del caseificio in alpe
Guidati dalla passione
Sono tutti innamoratissimi della Piemontese, trattano le loro vacche come regine e condividono volentieri la produzione di latte con i vitelli al pascolo. Vederli mungere a mano è uno spettacolo di perizia e velocità, ma soprattutto colpisce la conoscenza dei singoli animali e del loro carattere, oltre che delle varie genealogie. In questo mondo antico, Roberta vive in un rapporto simbiotico con la natura e ogni tanto sparisce per fare una camminata o un giro a cavallo, pur di godersi in solitudine questa infinita bellezza.
In tre lingue il cartello che specifica la produzione
Poi prende Bisoux, il loro toro più celebre, un animalino da 1.150 kg, gli mette la capezza e lo porta su per una collina per scattare qualche foto. Ma prima estrae dallo zaino un vestito sbracciato, si toglie la tuta ed è pronta per il set, riassaporando il gusto dei trent’anni. Poi si torna per pascoli, mentre ti racconta del prossimo viaggio che ha in mente. Sospesa fra l’Alpe Valanghe e il resto del mondo. Animo inquieto, lo avevamo detto.

Bisoux, uno dei tori su cui la famiglia ha costruito il successo aziendale. Un esserino da 1.150 chilogrammi che viene portato a spasso con un grandissimo garbo da Roberta Colombero