Il nuovo regolamento europeo ispirato alle indicazioni dell’Efsa dovrebbe vedere la luce a fine 2026. Se ne è parlato recentemente a Desenzano (Bs), in occasione del 27esimo seminario del Sata Lombardia che si è tenuto congiuntamente al 21esimo Congresso del Mastitis Council Italia
A Bruxelles sono ripartiti i lavori per dare corpo al nuovo regolamento europeo sulla stabulazione “cage free” dei vitelli, in conformità con le raccomandazioni espresse dall’Efsa nel febbraio del 2023; la nuova normativa dovrebbe vedere la luce alla fine del 2026, ma è probabile che agli allevatori verrà concesso un arco temporale di qualche anno per rendere possibile l’adeguamento delle vitellaie ai nuovi obblighi, eventualmente anche attraverso il contributo di finanziamenti pubblici.
È questo uno degli aspetti recentemente chiariti in occasione del 27esimo seminario del Sata Lombardia e del 21esimo Congresso del Mastitis Council Italia, tenutisi alcune settimane fa in forma congiunta a Desenzano (Bs). Per ora, ha specificato Alessandro Gastaldo del Crpa, in Italia vale ancora il Decreto legislativo 126 del 2011, che ammette la stabulazione individuale fino alle 8 settimane di vita, ma alla luce delle summenzionate opinioni dell’Efsa, il futuro è già tracciato: le vitelle neonate, che presumibilmente dovranno essere lasciate sotto alla madre per almeno 24 ore, verranno stabulate in coppia (o in gruppo) fino al 56esimo giorno, per essere poi allevate in gruppi via via più numerosi fino allo svezzamento; in tale contesto, dunque, l’attenzione dei tecnici di stalla dovrà concentrarsi con rinnovato vigore sul mantenimento di condizioni igieniche adeguate e sui vuoti sanitari a fine ciclo.
Allattamento prolungato
Ma al di là di quello che imporrà la normativa europea, la zootecnia da latte italiana è fin da oggi chiamata a vincere una sfida impegnativa, ovvero quella di ridurre le morbilità in vitellaia, e di conseguenza le mortalità e il ricorso alle terapie antimicrobiche. Ecco perchè al seminario di Desenzano Giorgio Bonacini (Carra Mangimi) si è soffermato non soltanto sull’importanza di una corretta colostratura, ma anche sui benefici del cosiddetto allattamento prolungato, perseguibile attraverso l’impiego del latte di transizione, ovvero del prodotto secreto dalla puerpera tra la seconda e la quinta/sesta munta. A concludere la sessione dedicata ai vitelli è stata la veterinaria dell’Aral Chiara Pedrotti, che facendo riferimento alle checklist di ClassyFarm, ha riepilogato ai tecnici quali sono le “animal based measures”, ovvero i parametri da valutare direttamente sui vitelli per stabilire quali sono i livelli di benessere animale all’interno di una vitellaia: condizione corporea, pulizia del mantello e lesioni cutanee, presenza di zoppie, presenza di malattie enteriche e respiratorie, tassi di mortalità. A quest’ultimo proposito la relatrice ha ricordato che il golden standard fissato dalle più recenti linee guida statunitensi raccomanda di limitare la mortalità del periodo tra le 24 ore e il 60esimo giorno di vita entro il 3% dei soggetti. Una soglia che purtroppo, anche da questa parte dell’Oceano appare per molti ancora un miraggio.
Novità nel piatto
Tra i tanti temi affrontati a Desenzano, non poteva mancare una sessione sulle nuove tendenze in materia di formulazione delle diete destinate alle vacche in lattazione. In tale occasione Luis Fernando Tamassia (dsm firmenich) ha richiamato l’importanza di integrare le diete della transizione con vitamina D (25-idrossi-colecalciferolo), in modo tale da soddisfare i reali fabbisogni e da sostenere le capacità immunitarie delle lattifere nel post-parto, al fine di limitare l’incidenza delle patologie tipiche di questa fase, come mastiti e metriti.
Altrettanto interessante l’intervento di Danielle Sherlock (Adisseo) sull’impiego in transizione della metionina ruminoprotetta per migliorare lo stato immunitario e ossidativo della bovina (ed eventualmente mitigare gli effetti dello stress da caldo durante l’asciutta), e dunque per assicurarsi un ottimale inizio lattazione.
In seguito è toccato all’italiana Elena Bonfante chiarire a quali condizioni dietetiche è opportuno integrare la razione delle bovine in lattazione con gli isoacidi (acido isovalerico, isobutirrico e metilbutirrico), oggi nuovamente disponibili sul mercato.
E dopo l’intervento di Giorgio Bonacini sul bilanciamento aminoacidico delle diete attraverso l’utilizzo di metionina e lisina ruminoprotette, a concludere la sessione è stato lo statunitense Barry Bradford, che ha presentato gli studi sugli effetti prodotti a livello mammario a seguito dell’integrazione delle diete delle lattifere con pochi grammi di niacina ruminoprotetta. Tutti temi di notevole utilità pratica per i tecnici nutrizionisti presenti in platea o collegati da casa.
Alessandro Amadei








