di Anna Leoni Medico Veterinario
Nella bufala di razza Mediterranea Italiana una buona curva di lattazione nasce da una routine coerente, un impianto efficiente e dati letti con attenzione
La mungitura nella bufala di razza Mediterranea Italiana richiede una gestione attenta e consapevole, nel pieno rispetto della fisiologia dell’animale e delle buone pratiche igienico-sanitarie. Ogni passaggio, ogni tempistica, ogni gesto è fondamentale per la corretta produzione di un adeguato quantitativo di latte sano e sicuro per il consumatore finale.
Per valutare le performance di mungitura occorre osservare i dati sulle curve di lattazione. La curva di lattazione è uno strumento fondamentale per valutare l’efficienza produttiva di una bufala, ma spesso viene letta solo come un dato retrospettivo. In realtà, è una fotografia che può, e deve, essere usata per migliorare la gestione quotidiana, a partire dalla mungitura.
Nel contesto bufalino, dove la fisiologia della specie richiede stimolazioni precise e condizioni di lavoro ben definite, la routine di mungitura e la rilevazione costante dei dati tramite sensoristica rappresentano la base di una produzione stabile, persistente e di qualità.
La curva di lattazione
La forma ideale di una curva di lattazione prevede un picco tra i 45 giorni e i 65 giorni post-parto (variabili in base a gestione e alimentazione), seguito da una fase di plateau produttivo e un declino lento (persistenza). Curve piatte, bifasiche o con cali anticipati indicano spesso errori nella routine di mungitura. Incide anche il momento della fecondazione: in caso di fecondazione precoce (prima dei 60 giorni post-parto), si determina una chiusura anticipata della curva.
A differenza delle vacche da latte, le bufale hanno una curva di lattazione più piatta e tardiva; fecondare precocemente una bufala compromette non solo la persistenza della lattazione, ma anche la possibilità di esprimere pienamente il proprio potenziale genetico produttivo. Inoltre, la bufala è molto sensibile allo stress metabolico e riproduttivo: una fecondazione troppo ravvicinata al parto può impattare negativamente sulla fertilità futura e aumentare il rischio di riforma precoce.
La preparazione fa la differenza
La mammella della bufala è suddivisa in quattro quarti indipendenti, ciascuno con la sua cisterna, proprio come accade nella bovina. Ma c’è una differenza fondamentale: la capacità della cisterna mammaria nella bufala è sensibilmente inferiore. Questo aspetto, spesso sottovalutato, ha implicazioni dirette sulla gestione della mungitura. Nella vacca da latte una quota significativa del latte, circa il 20%, si trova nella cisterna. In questi animali, questa porzione può essere rilasciata anche senza un’attivazione ormonale importante. Nella bufala, invece, la quantità di latte immediatamente disponibile nella cisterna è decisamente più ridotta, in media tra il 5 e il 10%. La stragrande maggioranza del latte resta all’interno degli alveoli, dove è protetta da un meccanismo naturale che ne impedisce il rilascio in assenza di stimoli adeguati. Questo significa che nella bufala la mungitura, per essere efficace, deve favorire il rilascio di ossitocina, l’ormone che consente la contrazione delle cellule che circondano gli alveoli e la conseguente fuoriuscita del latte. L’ossitocina viene prodotta spontaneamente dall’animale, ma ha bisogno di stimoli precisi per essere attivata: contatto fisico corretto, un ambiente calmo, una routine prevedibile. Una stimolazione errata, frettolosa o assente può compromettere l’intera mungitura, lasciando il latte negli alveoli e creando disagio all’animale. Per questo motivo, la preparazione alla mungitura non può essere improvvisata o casuale.
È fondamentale rispettare il tempo necessario tra il contatto iniziale con la mammella e l’attacco del gruppo di mungitura. In condizioni ideali, dovrebbero trascorrere almeno 120 secondi tra l’inizio della stimolazione e l’avvio della mungitura vera e propria, di cui almeno 30 dedicati a una manipolazione efficace del capezzolo: il tempo giusto per detergere, disinfettare, asciugare e trasmettere all’animale il messaggio che tutto si svolgerà in modo coerente e familiare. Solo così si ottiene una risposta fisiologica ottimale. Una mungitura svolta in fretta o senza attenzione porta facilmente a uno svuotamento incompleto della mammella, aumentando il rischio di infezioni, riducendo la produzione nel lungo periodo e incidendo negativamente sul benessere della bufala. In altre parole, comprendere l’anatomia della mammella bufalina non è un esercizio teorico, ma una base essenziale per lavorare con metodo e ottenere il massimo, nel rispetto dell’animale.
Controllo dell’impianto
La qualità della mungitura e la salute della mammella dipendono anche dall’impianto. Questo deve essere costantemente controllato e perfettamente tarato per lavorare in armonia con la fisiologia dell’animale, prevenendo le mastiti e garantendo una curva di lattazione regolare. Un impianto trascurato può causare danni profondi e silenti, alterando il flusso del latte, provocando sovramungiture e lesionando i tessuti del capezzolo.
Per questo è essenziale effettuare controlli regolari e affidarsi a personale qualificato. La pressione del vuoto consigliata è compresa tra i 38 e i 42 kPa, un intervallo che consente una mungitura efficace senza danneggiare la mammella. Valori troppo elevati aumentano il rischio di traumi, mentre pressioni inferiori compromettono l’efficienza del flusso e favoriscono le ritenzioni.
Le guaine devono essere scelte in base alla morfologia predominante dei capezzoli (lunghi, corti, conici, cilindrici) e sostituite secondo le indicazioni del produttore, mantenendo una tracciabilità interna dei ricambi. Anche tubi, filtri, guarnizioni e pulsatori devono essere controllati periodicamente: una piccola perdita o un filtro ostruito può compromettere l’intero sistema. Un impianto ben regolato consente di mungere con efficienza e delicatezza, riducendo i casi di mastite e migliorando la curva di lattazione nel tempo. È quindi consigliato effettuare verifiche tecniche periodiche affidandosi a ditte specializzate e ai tecnici dell’Associazione allevatori.
Sensoristica e analisi dati
Oggi allevare significa anche saper leggere e interpretare i dati. I moderni sistemi di sensoristica installati in sala mungitura permettono di trasformare ogni mungitura in un’occasione per conoscere meglio le bufale e ottimizzare la gestione aziendale. Alcuni software gestionali evoluti raccolgono in tempo reale informazioni sulla produzione individuale, sulla durata della mungitura, sul flusso di latte, sulla conduttività e segnalano eventuali allarmi o anomalie. Anche sistemi con rilevazioni meno frequenti, aggiornati ogni 40 giorni, permettono di analizzare l’andamento della curva di lattazione, rilevando il momento del picco e la persistenza della produzione.
Ma il vero salto di qualità si ottiene quando questi dati vengono letti e analizzati settimanalmente, e poi incrociati con le osservazioni cliniche e ambientali. Questo approccio consente interventi tempestivi, prevenzione dei problemi e maggiore efficienza. Al fine di valutare l’efficacia della mungitura a livello di mandria, consiglio di analizzare l’1% delle curve suddivise tra primipare e pluripare, scegliendo sia animali “a caso”, sia soggetti problematici.
Conclusioni
Una buona curva di lattazione nasce da una routine coerente, un impianto efficiente e dati letti con attenzione. La sensoristica è un alleato fondamentale, ma deve essere integrata a formazione, manutenzione e controllo quotidiano. Ogni decisione tecnica presa oggi in sala mungitura si riflette sul latte prodotto domani.
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