Negli ultimi anni, l’industria europea dei mangimi ha assistito a un’evoluzione significativa nell’utilizzo delle materie prime, in particolare per quanto riguarda la soia e i co-prodotti. Secondo un’analisi della Fefac (la Federazione Europea dei Fabbricanti di Alimenti Composti), si osserva una tendenza alla sostituzione parziale della soia con co-prodotti dell’industria alimentare.
Dal 2008, l’impiego di soia nei mangimi composti industriali ha mostrato un andamento in calo: questo cambiamento è dovuto all’aumentato utilizzo di co-prodotti, come quelli derivanti dalla lavorazione di semi oleosi e proteine animali trasformate (PAP). Nel 2023, l’UE ha importato 25,5 milioni di tonnellate di soia (equivalente in farina di soia). La Fefac stima che la quota di farina di soia proveniente da aree a rischio deforestazione, come il Cerrado brasiliano, il Gran Chaco argentino e la regione occidentale del Paraguay, sia inferiore al 10%. Ciò significa che circa 23,8 milioni di tonnellate di soia (equivalente in farina di soia) provengono da aree considerate a rischio di deforestazione trascurabile, come ricorda Assalzoo nella sua newsletter Mangimi e Alimenti.