La doppia sfida de “La Bagolina”

di Alessandro Amadei

Accompagnati dagli amici di Intermizoo, siamo andati a trovare la famiglia Rosa di Tezze di Arzignano (Vi), titolare di un allevamento a duplice indirizzo, latte e carne bovina. Gli obiettivi aziendali? Continuare a crescere in sostenibilità, sia con la Frisona che con la Limousine

In Veneto, a dare i natali a generazioni di commercianti di bestiame non c’è solo Tombolo, provincia di Padova, ma anche Tezze di Arzignano, provincia di Vicenza. È la prima cosa che abbiamo appreso non appena siamo entrati a “La Bagolina”, l’azienda agrozootecnica di cui oggi sono titolari i fratelli Claudio e Stefano Rosa insieme al nipote Paolo. “Anche noi, come molti qui a Tezze – ci spiega infatti Claudio Rosa, non appena veniamo accolti all’interno dell’ufficio aziendale – siamo i discendenti di una famiglia di commercianti di bestiame, ambito nel quale ha sempre lavorato anche nostro fratello Giampietro. Io e mio fratello Stefano, invece, abbiamo preferito dare un seguito all’attività di allevamento di vacche da latte avviata addirittura dal nostro bisnonno. E così nel 1989, insieme alle nostre Frisone, ci siamo insediati qui, in questi terreni appena al di fuori del centro abitato, e poi negli anni ci siamo via via ampliati, fino a raggiungere le dimensioni attuali”. Oggi, la mandria di lattifere consta di 145 capi in mungitura, che se dal punto di vista quantitativo sono in linea con la media produttiva provinciale, sul fronte dei titoli vantano ottime performance (vedi anche box “Biglietto da visita”). “E questo – commenta Claudio – è il risultato di una pluralità di fattori, tra cui metterei al primo posto la genetica”. Un aspetto che qui a “La Bagolina” è sempre stato seguito e curato con la massima attenzione.

I componenti della famiglia Rosa quotidianamente impegnati in azienda. Da destra a sinistra, in prima fila: i fratelli Claudio e Giampietro; in seconda fila: il cugino Giacomo con Stefano e Paolo Rosa. All’appello manca soltanto il giovanissimo capostalla, Nicola Cracco

Anni ruggenti

“Eravamo già iscritti da diversi anni all’Anafi, ma il nostro esordio nell’attività selettiva – racconta infatti Claudio – risale al 1997, quando tramite l’Intermizoo acquistammo negli States tre embrioni di Emery, impiantandoli sulle nostre bovine. Da quell’operazione nacque un maschio, che poi noi cedemmo al centro genetico di Intermizoo, dove per altro fece una buona carriera come toro da FA, e una femmina, Emery Genny, una Gold Medal che diventò la capostipite della nostra genetica: tra le sue discendenti più famose c’è ad esempio La Bagolina O-Man Ombra EX 90, anch’essa proclamata Gold Medal dall’Anafi. Non abbiamo mai puntato troppo sulla quantità di latte – continua Claudio a proposito di criteri di scelta dei tori – ma piuttosto su titoli, longevità e tipo. A noi, infatti, piacciono le belle vacche tanto che per diversi anni abbiamo partecipato alle mostre di razza. Anche oggi il punteggio medio delle nostre primipare è 82,6”.
Ed è un’eredità degli anni ’90 anche “l’altra metà del cielo” de La Bagolina, l’allevamento a ciclo chiuso della Limousine. “Iniziammo nel 1993 – precisa Stefano Rosa – con 17 nutrici e un toro importati dalla Francia. Perché i bovini da carne in linea vacca-vitello? All’epoca gestivamo in affitto alcuni terreni collinari dai quali, però, non riuscivamo a ottenere del fieno di qualità per le nostre vacche da latte. Perché allora non sfruttarli, ci siamo chiesti, per l’allevamento di bovini da carne in linea vacca vitello? E così abbiamo fatto, orientandoci sulla Limousine in virtù dei parti facili e del suo spiccato istinto materno. Nel corso degli anni, poi, abbiamo scoperto le altre numerose qualità di questa razza: oltre alla docilità e alla qualità della carne, entrambe accresciute da quando utilizziamo la genetica polled, che a breve ci porterà ad allevare una mandria interamente costituita da soggetti acorni, apprezziamo il fatto che si tratti di una razza longeva, che si adatta con facilità a qualsiasi contesto ed è un’ottima pascolatrice”. Stefano parla per esperienza diretta: il ricorso al pascolo non è mai venuto meno, ma da alcuni anni a questa parte, le Rosse de La Bagolina trascorrono l’intera estate all’alpeggio, su una delle due malghe prese in affitto dalla famiglia Rosa: alle asciutte e ai vitelli svezzati i pascoli del Pasubio, mentre ai tori, alle vacche nutrici coi loro vitelli e alle bovine gravide spettano i terreni antistanti il Forte Verena, sull’Altopiano di Asiago.

Costi e benefici

“La Limousine – sintetizza Paolo – è un animale che dà poco lavoro e che se ben condotto, genera un reddito interessante”. E a quest’ultimo proposito i nostri interlocutori non hanno dubbi: “oggi il 25% del fatturato della nostra azienda è generato dalle Limousine. Ma, considerato l’irrisorio costo alimentare e che i vitelli ci nascono in azienda, in termini di rapporto costi/benefici la Limousine batte le vacche da latte, soprattutto adesso, a questo prezzo del latte e a questi prezzi della carne bovina”. Già, la carne: la famiglia Rosa ingrassa in proprio i vitelli, maschi e femmine esclusi dalla carriera riproduttiva, e anche sotto questo profilo il livello di soddisfazione è elevato: “i maschi sono pronti a un’età di 13-14 mesi, quando hanno un peso vivo intorno ai 600 kg. Sulle femmine spingiamo un po’ meno, per evitare ingrassamenti precoci, ma ci vengono ritirate a 15-16 mesi ad un peso vivo di 500-550 kg”. Gli acquirenti sono un pool di macellatori locali, che oltre all’elevata resa e alla qualità della carne Limousine, apprezzano (e rivendono) il fatto che quelli de La Bagolina siano capi nati e allevati (e poi macellati) in Italia, e da quest’anno per giunta provvisti della certificazione SQNBA (vedi box “Tripla certificazione”). “Ed è grazie all’aiuto e alla disponibilità di questi clienti – aggiunge il cugino Giacomo Rosa – che da qualche anno, ai primi di ottobre, organizziamo “Scarghemo la malga”, una manifestazione ideata per festeggiare il rientro delle nostre Limousine dall’alpeggio. Un evento a cui partecipa tutto il paese e che si tiene qui in azienda, con la visita alle stalle e con la degustazione della carne delle nostre sorane (o scottone: ndA)”.

Per la famiglia Rosa l’allevamento delle vacche da latte è una tradizione ormai secolare, risalente ai tempi del bisnonno di Claudio, Giampietro e Stefano - La famiglia Rosa dispone al momento di due malghe per l’allevamento estivo delle Limousine, una sul Massiccio del Pasubio e l’altra sull’Altopiano di Asiago

Prossimi passi

Così delineati i contorni aziendali, chiediamo ai titolari de La Bagolina quali sono i prossimi obiettivi nel mirino. La risposta è immediata: “intendiamo continuare a investire sulla zootecnia di precisione e sul benessere dei nostri animali. Un percorso già in atto, visto che oltre ai sensori per la gestione in alpeggio della mandria da carne, abbiamo da poco acquistato i tag a collare per le vacche da latte, abbiamo rinnovato e potenziato l’impianto di raffrescamento e in sala di attesa abbiamo aggiunto un abbeveratoio. Proseguiremo il tragitto con nuovi abbeveratoi, nuovi box, e un impianto di illuminazione a fotoperiodo. Il tutto a favore della sostenibilità etica e naturalmente economica della nostra azienda”.

A sinistra, uno dei punti di forza dell’azienda è l’estensione dei terreni a seminativo, che la rende meno dipendente dal mercato anche per ciò che riguarda le farine di mais e di soia. A destra, al momento il 75% del reddito aziendale è dato dalle Frisone e il 25% dai capi da carne di razza Limousine

Postilla etimologica

Soddisfatti da queste parole lasciamo la famiglia Rosa al suo lavoro. Ma vi siete chiesti che cos’è la bagolina? È il bastone del conduttore di bestiame, che viene ricavato dai rami (senza nodi) di una pianta da fusto denominata Celtis australis, ma che qui nel vicentino viene chiamata “bagolaro”. Un albero particolarmente diffuso in loco, al punto che fino a qualche decennio fa qui a Tezze c’era una impresa specializzata nella produzione di bagoline, fruste, manici di forconi e quant’altro, e che dava da lavorare a chi non commerciava in bestiame. Quando si dice l’indotto della zootecnia…

In azienda viene dato ampio spazio alla sensoristica. Da destra a sinistra: il tag a collare per il rilievo dell’attività e della ruminomentria applicato alle vacche da latte; il tag a collare per l’attività del toro Limousine e (sopra) il sensore per il parto applicato alle fattrici; il tag a collare per il posizionamento dei capi al pascolo

Focus – Tripla certificazione

Nel corso della nostra chiacchierata, Claudio e Stefano Rosa ci mostrano con giusto orgoglio le tre certificazioni di cui è provvista “La Bagolina”. Nell’ordine:
  • per i bovini da latte: certificazione Iso 22005:2009 (rintracciabilità delle filiere alimentari). “L’abbiamo ottenuta nel 2005 e certifica la completa tracciabilità degli alimenti utilizzati in azienda. Un aspetto che ci è utile anche sul fronte gestionale”.
  • per i bovini da carne: certificazione bio per entrambe le malghe in affitto. “Certifica il fatto che i terreni su cui pascolano le nostre Limousine sono in regime biologico”.
  • per i bovini da carne: certificazione SQNBA. “Le nostre Limousine vanno oltre il limite minimo dei 2 mesi di pascolo previsto dal disciplinare, perché oltre ai 4 mesi passati in malga, le bovine prossime al parto trascorrono un mese all’interno di un paddock inerbito messo a loro disposizione qui in azienda. I vantaggi dell’SQNBA? Non soltanto immateriali, dovuti alla soddisfazione di poter proporre al consumatore una carne con elevati standard di benessere animale, ma anche materiali, legati ai premi Pac che dovremmo percepire sottoforma di un contributo per UBA”.
Cludio Rosa con Francesco Veronese di Intermizoo. Oltre ad aver accasato presso il proprio centro genetico alcuni torelli nati a “La Bagolina” (l’ultimo in ordine tempo è La Bagolina Irongen Iker PP, discendente dalla pluricampionessa nazionale Toc-Farm Allen Amyly EX96), Intermizoo fornisce una buona percentuale del seme di Frisona utilizzato in azienda e, in prospettiva, anche una parte del seme Limousine
I vitelli nati, svezzati e ingrassati in azienda vengono ritirati da un pool di piccoli macellatori locali

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