di Giovanni De Luca
Filippo Miglior, genetista della canadese Lactanet, parla del futuro della selezione e dell’importanza di essere flessibili e tempestivi nell’offrire ai clienti servizi a valore aggiunto. Usando tutti gli strumenti che l’automazione delle stalle mette a disposizione
Filippo Miglior è un genetista italiano noto in tutto il mondo, che da tempo ha scelto il Canada per vivere e lavorare, arrivando ai vertici della ricerca applicata all’industria del bovino da latte. Lavora come Senior Advisor per Lactanet, società di servizi per gli allevatori da latte, e come Professore all’Università di Guelph, dove dirige multipli progetti internazionali. Un ottimo punto di osservazione per capire come si evolverà la selezione nei prossimi anni, come ci racconta in questa chiacchierata ad alto tasso zootecnico. “I grossi cambiamenti – dice Miglior – sono avvenuti dal 2009, anno in cui è partita a razzo la selezione genomica, una tecnica che ha veramente scombussolato la selezione. Negli ultimi 10 anni c’è stata poi una pressione ulteriore che ha interessato aspetti ambientali come efficienza alimentare, emissioni di metano, peso corporeo degli animali che di fatto hanno indirizzato il lavoro dei genetisti in tutto il mondo. Gli impatti di questa nuova visione sono stati oggettivi e, in un mondo come quello canadese, che per anni è stato conosciuto per la grandezza dei suoi animali, ha già portato ad una riduzione della taglia delle bovine. Quest’anno in Canada è stato poi ridisegnato l’indice di selezione alla luce di questa nuova consapevolezza ambientale, ma vedo che nel mondo tanti Paesi, Italia compresa, stanno andando in questa direzione, che caratterizzerà certamente il lavoro dei genetisti nei prossimi 5 anni”.
Cambiamenti climatici
Resta aperto il tema del cambiamento climatico e delle estati sempre più lunghe e calde, che stanno condizionando la vita di migliaia di allevatori in tutto il mondo: “La resistenza al caldo – spiega Filippo – è un altro aspetto chiave per il settore visto che le bovine odiano il caldo e negli anni sono diventate un “bioreattore” che produce immense quantità di calore. Il problema è che le vacche in stress da calore perdono mediamente 1 kg di latte al giorno e questo rappresenta un grave problema per gli allevatori, che ventole, docce e alimentazione ad hoc possono solo mitigare e non risolvere. Anche in Canada il problema è molto sentito specialmente in Ontario, nel sud del Québec e nel sud dell’Alberta e il nostro lavoro attuale è quello di capire come la selezione portata avanti sino ad oggi stia rispondendo a questo ultimo problema, ormai limitante non solo per gli allevatori canadesi, ma anche per le aziende canadesi che esportano seme in tutto il mondo (circa 200milioni di dollari il valore delle dosi esportate) e con la quali Lactanet collabora da sempre”.
Raccolta automatica dei dati
Resta aperto il fronte della salute animale, altra area chiave per ridurre il consumo di farmaci, tema sentito con intensità diversa, ma a livello globale: “C’è grande attenzione su questo tema e non a caso ad agosto Lactanet è uscita con un indice specifico per la salute dei vitelli, utilizzando i dati che gli allevatori normalmente registrano nei loro sistemi. La complessità – evidenzia Miglior – è creare gli automatismi che ci consentono di recuperare questi dati per poi utilizzarli a fini selettivi”.
E qui si apre un altro grande tema, l’utilizzo dei dati generati dai sistemi automatizzati presenti in stalla a fini selettivi, aspetto sul quale non tutti gli attori sono allineati, anche se gli strumenti di misurazione sono Icar. “Già diversi anni fa il Canada ha recepito l’esigenza di ammodernare i controlli funzionali, con l’obiettivo di continuare ad avere un numero significativo di allevatori aderenti ai controlli, ma allo stesso tempo di andare incontro alle loro esigenze. La scelta è stata quella di offrire la massima e totale flessibilità, senza imporre alcuno schema, ma recependo le richieste dei nostri clienti, che sono gli allevatori. Poi è chiaro che a fini selettivi utilizzeremo i dati provenienti da stalle con controlli funzionali che siano in grado di fornire dati di qualità adeguata. Negli ultimi anni abbiamo poi introdotto anche i controlli funzionali elettronici, i cosiddetti “eDHI” (electronic Dairy Herd Improvement data), accettando automaticamente i dati provenienti dalle attrezzature elettroniche presenti in stalla, senza alcuna presenza fisica dei nostri controllori”.
Valutazione attenta
“Aldilà delle quantità di latte prodotte – precisa Miglior – oggi stiamo iniziando a raccogliere per elaborare le valutazioni genetiche anche i dati di grasso e proteina forniti dai sistemi di mungitura, pur consapevoli che non siano corretti al 100%, ma ponderandone il valore. L’ultimo baluardo sarà quello di accettare campioni biologici da genotipizzare anche da animali non iscritti, che potranno però contribuire alle valutazioni genetiche. L’obiettivo è quello di ottenere il maggior numero possibile di capi e di poter gestire basi dati sempre più ampie e di qualità, evitando che gli allevatori escano dai controlli funzionali perché troppo indaginosi o costosi. La flessibilità e la semplicità sono indispensabili, oggi più che mai. La tecnologia non deve essere quindi vissuta come un ostacolo, ma come uno strumento per rendere più facile la vita dell’allevatore, che è il primo cliente di Lactanet, facendogli pagare il meno possibile. Non dimentichiamolo mai”.
Aristocrazia genetica
E qui torna il tema dei temi. Meglio avere una raccolta dati “democratica”, su tutte le stalle (grandi e piccole) e tutti gli animali o, ai fini selettivi, funziona bene ugualmente una raccolta dati “aristocratica” utilizzando i controlli funzionali derivanti solo dalle stalle più grandi e con mandrie di dimensioni notevoli? “Sono approcci diversi. Idealmente avere tutte le vacche sotto controllo è il sogno di ogni genetista. Ma la realtà è diversa e negli ultimi anni le esigenze degli allevatori sono mutate profondamente e trovare il giusto equilibrio è la vera sfida, anche perché gli allevatori che non sono sotto controllo funzionale, traggono comunque vantaggio dai dati che provengono dalle altre stalle per far crescere la propria mandria. Lactanet, lo ricordo, è pagata dagli stessi allevatori e, a meno che non ci siano finanziamenti pubblici per coprire i costi dei controlli funzionali su tutte le vacche, deve impostare il proprio lavoro sui servizi erogati agli allevatori. Vorrei ribadire però un aspetto fondamentale. Il lavoro di Lactanet non è finalizzato alle valutazioni genetiche, ma nasce per fornire servizi utili agli allevatori per gestire al meglio la propria mandria. Le valutazioni genetiche sono un valore in più che diamo elaborando questa massa di dati, ma, anche se potrà sembra strano, non sono il nostro primo obiettivo. La genomica ha poi letteralmente cambiato le carte in tavola e sta cambiando la mentalità degli allevatori, iniziando da quelli di punta, per poi allargarsi a tutti. Ma il nostro compito è trasformare le indicazioni della genomica in servizi concreti per ogni allevatore, perché altrimenti restano numeri difficili da capire e con una scarsa applicazione di campo” – conclude Miglior.
Il caso della Angus
“Sul Beef on Dairy – riprende Miglior, la posizione di Lactanet è sempre quella del servizio all’allevatore, fornendo gli strumenti per scegliere il toro da carne più adatto alla propria mandria. Ci siamo accordati con l’associazione americana dell’Angus, che in Canada rappresenta l’80% delle inseminazioni da carne, e oggi pubblichiamo i loro indici genetici sul nostro sito, in modo che ogni allevatore possa scegliere e non debba acquistare ad occhi chiusi le fiale che il venditore di turno propone. Un’attività che è stata molto apprezzata dai nostri clienti, in nome dell’efficienza economica. Non avrebbe avuto senso per noi iniziare a calcolare degli indici da carne, quando sul mercato ci sono altre realtà che lo fanno meglio di quanto non avremmo fatto noi. La competitività si ottiene fornendo agli allevatori che aderiscono a Lactanet il meglio dei servizi disponibili, senza altre logiche diverse da quella di creare reddito nelle stalle canadesi”.
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