di Alessandro Amadei
Con il passaggio del testimone alla nuova generazione, da alcuni anni a questa parte le 300 vacche in lattazione dei fratelli Cenghialta di Arborea (Or) vengono munte al robot e i vitelli svezzati tramite la lupa automatizzata. E adesso si guarda a nuovi investimenti in direzione del benessere animale
Anche ad Arborea – “l’isola felice delle mucche” secondo lo slogan pubblicitario coniato dalla Cooperativa 3A – l’automazione in stalla sta facendo via via nuovi proseliti: complice il ricambio generazionale in corso, sono sempre più numerose le aziende provviste di robot di mungitura o altri dispositivi automatizzati per la gestione della mandria. È esattamente questo il caso dell’allevamento della famiglia Cenghialta, a un tiro di schioppo dal campanile del paese: partiti come titolari del podere all’inizio degli anni ’70 con una quindicina di vacche in lattazione, oggi i Cenghialta mungono 300 frisone per mezzo di 5 box robotizzati. Ed è stato proprio il passaggio del testimone dalla generazione “senior” – i 5 fratelli Alberto, Bruno, Guido, Giancarlo e Paolo con le rispettive consorti – ai giovani di casa, a decretare l’ingresso in azienda degli Ams, messi ufficialmente in moto all’inizio del 2020. “Consideri che in famiglia – ci fa notare Ilaria Cenghialta, oggi al timone dell’azienda insieme al fratello Matteo e al cugino Andrea – erano già diversi anni che l’argomento robot teneva banco. A convincere tutti è stata l’evidenza che per noi tre e per i nostri 4 dipendenti il passaggio agli Ams sarebbe stata una condizione imprescindibile per poter gestire dignitosamente la nostra mandria di 600 capi e gli oltre 100 ettari di campagna di cui disponiamo, tra affitto e proprietà. Toglieteci almeno l’onere della mungitura, è stato l’appello che abbiamo lanciato ai nostri genitori”. (Immagine in apertura: Ilaria, Andrea e Matteo Cenghialta)
Mai più senza
E così fu che il 5 febbraio 2020 venne spento l’interruttore della sala, e i 5 Ams acquistati e installati di fresco entrarono simultaneamente in funzione. “Il passaggio alla mungitura robotizzata – osserva Ilaria – è filato via liscio, anche senza un addestramento specifico le vacche si sono adattate velocemente al nuovo sistema e sono state veramente poche quelle che abbiamo dovuto scartare per una morfologia inadatta. I problemi, semmai, sono venuti fuori successivamente, ma le vacche non c’entrano affatto”. Come tutti ricorderanno, infatti, il 21 febbraio del 2020 scattò anche in Italia l’emergenza Covid, l’8 marzo il lockdown, e di lì in avanti i mercati delle materie prime e dell’energia subirono parecchi scossoni, che raggiunsero la loro massima espressione con la guerra in Ucraina. Una congiuntura economica particolarmente drammatica per tutti coloro che, come i Cenghialta, avevano anche un mutuo da pagare: “Sono sincera – rivela Ilaria – noi ci siamo salvati grazie agli aiuti regionali e alla sospensione della rate dei mutui”.
Ma non appena la forbice tra costi produttivi e prezzo del latte si è allargata, permettendo agli allevatori di respirare, la new generation Cenghialta ha potuto guardare con serenità ai vantaggi apportati dagli Ams. “Tra la sala e i robot – afferma Matteo – scegliamo i robot tutta la vita. Tanto per cominciare la nostra produzione di latte è aumentata di un buon 15%, visto che siamo passati dai 32,5 kg per capo al giorno di quando mungevamo in sala ai 38,5-39 kg di oggi. E poi ci sono i vantaggi di natura manageriale: il software gestionale dei robot ti inonda tutti i giorni di dati, in base ai quali sappiamo già quale sia l’andamento della mandria ancor prima che gli animali vadano a farsi mungere. Infine è vero, le nostre giornate lavorative continuano ad essere sempre molto lunghe, ma se non altro siamo svincolati dagli orari e nel tempo che non impieghiamo per mungere, possiamo concentraci su altre mansioni, altrettanto importanti”.
Come ad esempio seguire la vitellaia, uno dei fiori all’occhiello dell’azienda Cenghialta. Ricavata da un capannone precedentemente adibito a rimessa di vecchi macchinari, essa ospita sia le nuove e pulitissime gabbiette dove vengono allevati i neonati (0-15 giorni di vita), sia i 4 box di gruppo, ciascuno provvisto di allattatrice automatizzata, dove viene allevata la rimonta aziendale fino al giorno dello svezzamento (90 giorni circa).
Vitellaia modello
“Qui da noi – spiega Andrea Cenghialta – i vitelli maschi hanno diritto allo stesso trattamento che ricevono le femmine: nati da madri vaccinate in asciutta contro le enteriti neonatali, nel loro primo giorno di vita i vitelli vengono subito immunizzati con il vaccino intranasale e soprattutto nutriti con 4-6 litri di colostro di qualità, oltre ai 25 gradi Brix; in seconda giornata offriamo poi un mix di colostro e latte ricostituito così da mimare il latte di transizione, mentre in terza giornata passiamo al latte ricostituito che le femmine consumeranno fino allo svezzamento. A 25 giorni, infine, le rimonte riceveranno la prima iniezione del vaccino contro le malattie respiratorie, che poi verrà richiamato a 6 mesi di vita e annualmente durante la vita da adulte”. In vitellaia l’igiene regna sovrana, in particolare all’interno delle gabbiette a terra, dove i vitelli riposano morbidamente adagiati su un generoso strato di paglia. Risultato: i casi di malattia sono rari, il consumo di antibiotici è limitato e la mortalità del periodo è piuttosto bassa: “in effetti – conferma Ilaria – nell’ultimo anno abbiamo avuto soltanto 6 perdite su 240 nascite”. Siamo dunque al di sotto di quel fatidico 3% di mortalità nei primi 60 giorni, considerato dagli americani del Dairy Calf and Heifer Association lo standard aureo per un allevamento bovino da latte.
E vai di ecoschema
E sempre a proposito di antibiotici, “un altro punto di forza di quest’azienda – interviene il veterinario aziendale, il dottor Stefano Bua – è dato dal fatto che da diversi anni viene praticata un’asciutta selettiva spinta, ovvero basata sulle analisi del latte di quarto effettuate da un laboratorio di Cuneo con cui l’azienda collabora da anni e a cui invia i campioni prelevati anche dagli animali inseriti nel gruppo di frenata e quindi prossimi alla messa in asciutta. Anche le mastiti cliniche vengono affrontate in modo del tutto razionale: si interviene subito con un antinfiammatorio o con la fluidoterapia, ma si passa a un’eventuale terapia antibiotica solo alla luce dei risultati dell’antibiogramma. Senza dimenticare che due volte all’anno un’équipe di podologi bresciani viene qui per controllare l’intera mandria. Motivo per cui tra mastiti, zoppie, diarree neonatali e malattie respiratorie, il consumo di antibiotici è veramente limitato al minimo necessario. Tanto è vero che l’azienda ha ricevuto il semaforo verde di Classyfarm ed è andata a premio per l’ecoschema 1 di livello 1”.
Obiettivo Afs
Oggi, alla luce dei risultati produttivi e dell’ottimo livello gestionale raggiunto (“Siete bravi? Allora continuate così, mai fermarsi!” è il ruvido monito di Paolo Cenghialta, padre di Andrea, ma per tutti “il boss”), il team aziendale punta a nuovi traguardi e a nuovi investimenti. “Vorremmo continuare a puntare sul benessere animale – conclude Ilaria – con l’acquisto dei materassi in gomma per le cuccette, con il rinnovamento delle rastrelliere, con i nastri per la rimozione non stop delle deiezioni, e con i robottini spingiforaggio. Senza dimenticare il sistema automatizzato di alimentazione della mandria, un investimento che noi giovani stiamo valutando con molta attenzione, ma su cui dobbiamo ancora confrontarci con i nostri genitori”. Le certezze non sono di questo mondo, ma abbiamo già idea come andrà a finire…
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