Parlare di ferie con gli allevatori è un mezzo tabù. Gli “anziani” ti guardano male e con una certa riprovazione rispondono, brontolando, che avere una stalla significa non poter staccare mai. Quelli di “mezza età” dicono che qualche giorno se lo prendono per accontentare la moglie che altrimenti li stressa. Quelli “giovani” un paio di settimane all’anno se le pigliano, pur enfatizzando le mille difficoltà per potersi assentare qualche giorno, sempre attaccati allo smartphone.
I “giovanissimi” ci vanno senza batter ciglio, lasciando ai senior l’amaro calice. Poi ci sono gli “illuminati” e poco importa la grandezza della stalla. Sono coloro che sanno organizzarsi, che danno valore al proprio tempo (e a quello passato con la famiglia, la ‘morosa, i figli o talvolta l’amante) e riescono a non essere presenti h24 in azienda.
Quelli che sanno come spendere meritatamente i soldi guadagnati non solo in trattori da 250mila euro, ma anche andando a zonzo per il mondo e assaporando il gusto di un sano “otium” che rinfranca, riposa, rinvigorisce il corpo e la mente.
Si può fare. Si deve fare. E se non ci si riesce, poco importa avere una fertilità alle stelle o guadagnare ogni giorno 2000 euro puliti dalla propria mandria. Un approccio troppo stacanovista del lavoro e della vita è impossibile da trasmettere ai figli e diventa un errore tattico gravissimo, perché le nuove generazioni non hanno la minima voglia di fare la stessa vita di sacrifici dei genitori.
Se poi uno ha la vocazione di essere il più ricco del cimitero, senza essersi mai goduto un euro si faccia avanti.
Qualcun altro si saprà certamente godere il tesoretto così faticosamente accumulato.
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