Silomais e vacche ad alta produzione, qui ci vuole il know how del Consorzio Agrario di Cremona

Il miglioramento genetico condotto sugli ibridi da trinciato, oltre che sulle bovine, può portare a performance zootecniche veramente eccellenti. Ma perché questo avvenga realmente ci vogliono consulenze d’alto livello, analisi specifiche e alimenti tecnologicamente all’avanguardia

 

La zootecnia legata all’allevamento della vacca da latte è uno dei settori in cui negli ultimi anni l’innovazione scientifica e tecnologica la fanno da padrone: è una rincorsa non fine a sé stessa, ma dettata dal soddisfacimento dei fabbisogni di una bovina da latte sempre più performante e dell’esigenza di essere sempre più efficienti e sostenibili. L’attenzione non è limitata solo alla stalla e ciò che ci sta sotto, ma anche e soprattutto quello che sta attorno: la campagna.

Noi del Consorzio Agrario di Cremona lo sappiamo bene: da sempre siamo fornitori di mezzi tecnici all’agricoltore/allevatore e da anni facciamo assistenza tecnica e collaboriamo coi nostri clienti per le scelte agronomiche, facendo tesoro dell’esperienza e della ricerca delle ditte sementiere partner ed elaborando e incrociando i dati di migliaia di analisi fatte dal nostro laboratorio.

Parlando di foraggio, sicuramente l’alimento più attenzionato è sicuramente il silomais: il miglioramento genetico legato al mais è un processo indubbiamente da conoscere e da conoscere e tenere in considerazione nella scelta dell’ibrido da seminare.

Stay green, fogliosità, densità di semina, sensibilità alla fertilità del terreno, taglia, ecc.: tante caratteristiche che possono fare la differenza, senza parlare dell’argomento più discusso di oggi, ovvero la digeribilità.

La sola digeribilità dell’NDF presente nel foraggio non basta a predire la resa e la performance di un ruminante, in quanto entrano in gioco anche il tasso di degradabilità della fibra (Kd) e la velocità di transito del materiale digerito attraverso il rumine (Kp)

 

Digeribilità dell’NDF

Prima di fare qualsiasi considerazione in questo senso meglio fare un ripasso di fisiologia e chimica legate al rumine. Il contenuto di fibra presente in un silomais è indicato dal parametro noto come NDF (fibra neutro detersa), composta da cellulosa, emicellulosa e lignina. Il suo valore però non è sufficiente a stabilire se un trinciato è più digeribile rispetto a un altro, perché questo dipende dai rapporti diversi delle componenti della fibra, dal contenuto di amido del silomais e da variabilità ambientali ed epoche di raccolta: ibridi raccolti più maturi hanno una minore digeribilità a parità di NDF, così come stagioni con abbondanti piogge e caldo pre-fioritura influiscono negativamente sulla digeribilità della fibra rispetto a climi moderatamente secchi e alta intensità luminosa. Ad esempio nella tabella 1 si confrontano oltre 150 campioni di silomais analizzati tra il 2001 e il 2003: si vede come i livelli di lignina (L) e di NDF non siano direttamente proporzionali ai valori di degradabilità in vitro dell’NDF (ivNDFd), mentre i campioni del 2003, anno caldo e clima tendenzialmente secco, sono significativamente migliori degli anni precedenti.

 

Degradabilità e transito

La digeribilità dell’NDF varia più di ogni altro componente alimentare e nelle vacche ad alta produzione può profondamente influire sulla produzione di latte, potenzialmente anche di 5 litri. La sola digeribilità della fibra, infatti, non basta a predire la resa e la performance di un ruminante, in quanto sul totale tratto digestivo entrano in gioco almeno altri due fattori: il tasso di degradabilità della fibra (Kd) e la velocità di transito del materiale digerito attraverso il rumine (Kp). Senza entrare troppo nello specifico, è necessario comprendere che una più alta digeribilità della fibra aumenta il Kd nel rumine e promuove un transito del materiale più veloce: questo comporta una maggiore ingestione, un aumento dell’energia disponibile per l’animale e conseguentemente un aumento di produzione. Tuttavia, non conta la sola digeribilità del silomais per avere questo rapporto di causa-effetto: il Kp è dipendente dalla quantità totale di fibra indigeribile (uNDF) presente nel rumine, come ad esempio fieni di cattiva qualità o paglia, che in qualche modo “frena” il transito del materiale.

Rispetto alle varietà tradizionali, i nuovi ibridi di mais presentano indubbi vantaggi in fatto di densità di semina, di vigoria e di potenziale produttivo, sia in termini qualitativi che quantitativi

 

Ibridi brachitici

In uno studio pubblicato nel 2021 da Miller sul Journal of Dairy Science si è dimostrato come l’inclusione di un mais in questo caso BMR, quindi ad altissima digeribilità, incluso in una dieta con bassa fibra indigeribile ha promosso l’ingestione, la produzione di latte e di proteina, in diete invece con alta presenza di foraggio di bassa qualità, non ha influenzato positivamente la performance.

Le vacche che mangiavano la razione con silomais BMR e buona qualità di foraggi hanno aumentato il tempo di alimentazione ma calato il pH ruminale e i minuti di ruminazione, verosimilmente sempre a causa dell’aumento del transito e della degradabilità della fibra, cosa da non sottovalutare in termini di produzione di grasso nel latte e di salute.

Stiamo assistendo in questi anni all’arrivo sul nostro mercato di ibridi brachitici, ovvero varietà di mais caratterizzate dalla mutazione brachytic2 (br2), selezionate per una minore stazza, una maggior fogliosità e un ottimo stay green. La possibilità di aumentare la densità di semina, unita alla vigoria che si mantiene fino alla fase di levata e al potenziale produttivo, sia in termini qualitativi che quantitativi, rappresenta uno dei principali punti di forza di questo materiale genetico. Inoltre, la minore altezza della pianta migliora la stabilità strutturale, prevenendo l’allettamento anche in condizioni di vento intenso. Il rapporto tra stocco e pannocchia, favorito dalle dimensioni più contenute della pianta, porta a un maggiore accumulo di amido sul secco a parità di condizioni. Negli insilati ottenuti da questo ibrido, analogamente a quanto osservato con i BMR, è stato registrato un incremento della digeribilità delle fibre. Tale beneficio potrebbe derivare da una ridotta concentrazione di lignina e da una diversa distribuzione della stessa all’interno dello stelo (Bourdoncle e coll., 2023), anche se come si deduce da quanto detto sopra, la sola genetica del mais non basta a garantirne l’effettiva digeribilità e neppure assicura una resa migliore in termini di produzione di latte se la razione presenta altre problematiche e squilibri.

 

Per assicurarsi i vantaggi portati dal miglioramento genetico, vegetale e animale, ci vogliono consulenti d’alto livello, analisi specifiche e alimenti tecnologicamente all’avanguardia

 

Un ampio data-base

Viste le numerose variabili in gioco, come servizio tecnico del Consorzio Agrario di Cremona abbiamo in questi anni seguito la coltivazione di mais brachitici, la raccolta e l’utilizzo in stalla in collaborazione con i clienti allevatori e le ditte sementiere.

Da anni collaboriamo con il laboratorio americano DairyLand, con il quale abbiamo effettuato un numero molto elevato di analisi sulla digeribilità dei foraggi, costruendo nel tempo una solida base di dati ed esperienza disponibili per tutti gli allevatori. Questo ci consente di razionare in maniera corretta e di lavorare sui prodotti di ogni azienda, per assicurare una buona digeribilità ruminale e un adeguato transito dell’alimento. Alle analisi associamo formule di nuclei e mangimi personalizzati, studiati per esaltare il potenziale produttivo della stalla. L’innovazione e il miglioramento genetico sui foraggi e in particolare sugli ibridi di mais, unitamente a quanto fatto nella stessa direzione sulla vacca da latte, porta a performance potenzialmente eccellenti, sostenibili ed estremamente efficienti; perché questo avvenga però sono necessarie solide basi scientifiche, tecniche di analisi specifiche e alimenti tecnologicamente all’avanguardia. Tutte caratteristiche che potete trovare nella mangimistica e nella consulenza tecnica del Consorzio Agrario di Cremona.

di Pierpaolo Pini – Servizio tecnico del Consorzio Agrario di Cremona

Torna in alto