Crediti di carbonio, il mercato scalda i motori

di Ermanno Comegna

Il quadro normativo è ancora in pieno sviluppo e c’è incertezza sulle metodiche per definire il valore da assegnare loro. Ma l’interesse per le aziende agricole è notevole e questo nuovo business non va sottovalutato

I crediti di carbonio e i crediti natura sono prodotti immateriali che scaturiscono dagli impegni volontari assunti dagli agricoltori e dagli allevatori per la messa in atto di pratiche virtuose, in grado di produrre benefici dal punto di vista climatico ed ambientale, certificati da organismi terzi riconosciuti, quantificati e registrati per essere scambiati sul mercato.
I crediti hanno valore in quanto ci sono operatori economici ed istituzionali interessati al loro acquisto, per soddisfare impegni in materia di sostenibilità assunti nei confronti dei portatori di interesse e per compensare le emissioni da loro prodotte e l’impatto ambientale derivante dalle relative attività economiche.

I crediti hanno valore perché consentono alle industrie di compensare le emissioni prodotte e l’impatto ambientale derivante dalle relative attività economiche

Mercato volontario

Da alcuni anni a questa parte si è sviluppato in Italia il mercato volontario dei crediti di carbonio e sta prendendo piede, anche se al momento e in una fase embrionale, lo scambio dei crediti natura. Oggi i protagonisti di queste nuove forme di mercato sono essenzialmente soggetti privati che operano attraverso un sistema di regole reciprocamente riconosciuto ed accettato, in attesa che prenda forma il mercato regolamentato comunitario e nazionale.
Le disposizioni legislative sono in via di perfezionamento, con l’Italia che si è portata avanti con un’apposita normativa varata nel mese di febbraio 2023 con la quale è stato istituito il Registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale (decreto legge 24 febbraio 2023 n. 13, convertito con la legge 21 aprile n. 41).
Lo scorso 18 novembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto Masaf contenente le linee guida per individuare i criteri di attuazione del registro pubblico per il settore forestale.
In questo momento si sta lavorando per un secondo provvedimento specifico per l’agricoltura che, una volta pubblicato, farà partire la produzione e gli scambi su base regolamentata dei crediti di carbonio.
L’Unione europea è alle prese con i provvedimenti applicativi del Regolamento 2024/3012 che istituisce un quadro di certificazione armonizzato per gli assorbimenti permanenti di carbonio, la carbonicoltura e lo stoccaggio di carbonio nei prodotti. Le proposte di atti delegati e di esecuzione sono state predisposte dai servizi comunitari ed è in corso l’iter legislativo.
Le ultime indicazioni che provengono da Bruxelles informano che il registro inizierà a funzionare dal 2028.

Le lavorazioni ridotte del terreno rientrano tra le pratiche virtuose previste dal mercato dei crediti di carbonio

Regole comuni

Da quel momento in tutti i 27 Paesi membri dell’Unione europea ci saranno regole armonizzate per quanto riguarda la misurazione e la certificazione dei crediti di carbonio prodotti a seguito dell’utilizzo nelle aziende agricole e zootecniche di pratiche virtuose, come ad esempio il ricorso a determinati tipi di colture, le lavorazioni ridotte del terreno, l’utilizzo di sistemi di rotazione che garantiscono maggiori prestazioni ambientali rispetto a quelli standard, l’impiego di pratiche di conduzione degli allevamenti e di gestione delle deiezioni capaci di ridurre le emissioni e di aumentare il sequestro di carbonio.
Per quanto riguarda le disposizioni legislative armonizzate per i crediti natura l’iter è ancora in una fase preliminare, con l’Unione europea che sta lavorando da qualche anno a questa parte alla preparazione di un quadro di riferimento armonizzato per la metodologia di calcolo dei crediti natura e per la registrazione e gli scambi. Da segnalare la pubblicazione all’inizio dello scorso mese di luglio di una comunicazione della Commissione europea contenente la tabella di marcia da seguire per delineare un percorso verso l’attivazione degli strumenti finanziari per la biodiversità e la natura (COM 2025 374 final del 7 luglio 2025).
In attesa dell’entrata in vigore delle regole nazionali ed europee, il mercato dei crediti di carbonio si è messo in moto, con una certa vivacità negli ultimi mesi. Sono molteplici gli organismi privati attivi nei diversi stadi della filiera, soprattutto nella fase a monte preparatoria e di governance. Bisogna infatti considerare che le procedure sono complesse e le operazioni da svolgere sono numerose. Per far funzionare i nuovi strumenti finanziari occorre mettere a punto le fasi di misurazione e certificazione dei crediti prodotti, la successiva registrazione su sistemi affidabili, le operazioni di scambio sul mercato, le attività di coordinamento delle singole imprese agricole e dei gestori forestali per l’attuazione delle pratiche e la misurazione dei risultati.

Il valore dei crediti

Tra gli aspetti critici da considerare vi è anche quello relativo alla determinazione del valore dei crediti prodotti, in quanto ad oggi il mercato è volatile, nel senso che il valore del credito di carbonio prodotto cambia da un anno all’altro ed è fortemente differenziato, in base agli impegni assunti ed alla qualità del sistema di certificazione.
Una data tonnellata di carbonio sequestrata dal terreno o non emessa non è un asset standardizzato (come può essere ad esempio un’azione ordinaria di una società quotata in borsa).
Il suo valore cambia in base alle circostanze e, in certe condizioni, il mercato può anche assegnare valore pari a zero. In definitiva le imprese agricole si trovano di fronte ad una nuova opportunità di diversificazione del reddito che deriva dall’assunzione di impegni di gestione capaci di assicurare determinate prestazioni ambientali. Tuttavia, entrare nel mercato dei crediti di carbonio non è una scelta agevole e non è esente da rischi. Le istituzioni stanno spingendo verso questa soluzione perché favorisce l’ingresso sul mercato di soggetti privati che hanno interesse a finanziare l’utilizzo da parte di aziende agricole di pratiche di sostenibilità. Maggiore sarà la dimensione del mercato privato e/o regolamentato dei crediti di carbonio e minore sarà la necessità da parte dell’Unione europea di utilizzare fondi pubblici per migliorare le prestazioni climatiche ed ambientali del sistema agricolo. Da ultimo non bisogna ignorare il fatto che il ricorso delle imprese agricole e zootecniche a pratiche virtuose in termini di sequestro del carbonio o di contributo alla biodiversità, assicura vantaggi indiretti, come un più agevole accesso ai contributi pubblici (ad esempio agli interventi di sostegno della politica di sviluppo rurale) e ai finanziamenti bancari, considerato che gli istituti finanziari hanno interesse ad esibire nel proprio portafoglio degli investimenti verdi e potere così emettere
obbligazioni green.

Le banche sono interessate al mercato dei crediti di carbonio, in modo da poter esibire nel proprio portafoglio degli investimenti verdi e potere così emettere obbligazioni green

Il business c’è, ma occhio ai vincoli

Molti agricoltori hanno ricevuto proposte negli ultimi tempi per assumere impegni di gestione per la produzione di crediti di carbonio. Sono iniziative private che anticipano quello che sta progressivamente maturando a livello istituzionale e che potrebbero rappresentare una utile opportunità per le imprese agricole e zootecniche, alla condizione di selezionare interlocutori solidi ed affidabili che propongono sistemi di certificazione credibili e contratti trasparenti.
Bisogna dubitare di chi prospetta soluzioni semplicistiche, in quanto la produzione e lo scambio di crediti di carbonio esige il rispetto di alcuni fondamentali principi, come:
1) ricorso a metodiche di quantificazione del carbonio sequestrato che siano rigorosamente riconosciute;
2) utilizzo di pratiche di sostenibilità che vadano oltre i requisiti stabiliti dalle legislazioni vigenti e rispettino il principio dell’addizionalità, in base al quale i metodi produttivi impiegati devono risultare superiori rispetto a quelli di riferimento e la vendita dei crediti di carbonio deve essere tale da rappresentare un incentivo per l’agricoltore.
Questo specifico aspetto è forse il concetto più sfuggente da afferrare: per acquisire i crediti l’agricoltore deve mettere in atto scelte e comportamenti che aggiungono qualche cosa a quanto normalmente fa.
Tra i requisiti di maggior impatto vi è quello di mantenere l’impegno di gestione agronomica e zootecnica per un lungo periodo di tempo e quindi con un vincolo che impedisce all’agricoltore di recedere facilmente dalle scelte effettuate, se non dopo un minimo numero di anni e invocando solide ragioni.

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