Sì alla destagionalizzazione, purché “di precisione”

di Antonio Esposito

Con il metodo proposto dal team “Veterinari Buiatri Salerno”, lo slittamento del picco produttivo aziendale alla stagione estiva si presenta certo oltre che rapido, completo e definitivo. Ma è necessario che anche i caseifici sostengano concretamente questa pratica…

Nell’area della Mozzarella di Bufala Campana Dop, l’infuriare delle zoonosi degli anni scorsi aveva contribuito a disincentivare gli allevatori bufalini dalla pratica della destagionalizzazione dei parti: la carenza di latte determinata dai molti allevamenti con le qualifiche sanitarie sospese aveva aperto la possibilità alle aziende rimaste su piazza di lasciar fare a madre natura. Ma non appena la brucellosi è stata ridotta ai minimi termini e tanti allevamenti hanno riacquistato la qualifica di stalla indenne da brucellosi e tubercolosi, si è puntualmente ripresentato il problema dell’eccesso di latte invernale, determinato proprio dall’abbandono della pratica della destagionalizzazione, che tende a concentrare i parti in primavera/estate, per poter disporre del latte in più quando aumenta la domanda di Mozzarella.
Attualmente, non a caso, è allo studio in Campania un progetto di contratto-tipo per l’acquisto del latte di bufala che preveda incentivi all’allevatore che destagionalizza la produzione lattiera bufalina. Ma incentivi a parte – ancora di là da venire – è meglio attrezzarsi per tornare a bilanciare la produzione lattiera degli allevamenti bufalini per smorzare la crisi da sovra-produzione, che si è solo in parte ridimensionata.

Sistemi tradizionali

In momenti come questi torna sicuramente utile l’esperienza maturata dal 2016 in poi dal dottor Dionisio Del Grosso e del suo gruppo di lavoro “Veterinari Buiatri Salerno”, proprio sulla destagionalizzazione dei parti nelle aziende bufaline. Secondo Del Grosso e colleghi, la crisi del surplus di produzione di latte bufalino può essere fronteggiata solo tornando alla destagionalizzazione. Ma con una pratica nuova, che consenta di decidere quando e come far ingravidare le bufale e non perdere soldi, provando a incrociare le due tecniche note: quella tradizionale, basata sulla rimonta, e quella che punta sulla fecondazione artificiale.
Come noto, la vecchia pratica dell’allontanamento dei tori dalla mandria a fine estate fino all’inizio della primavera (finalizzata a non avere parti in autunno e a inizio inverno) funziona ma è incompleta, perché è proprio dalla primavera che aumentano le ore di luce giornaliere e prende il sopravvento il fotoperiodismo negativo della specie. Detta pratica, dunque, pur eliminando i parti autunnali, non determina altro che un aumento di quelli di gennaio e febbraio mentre non incide su quelli di marzo, aprile, maggio e giugno, che sono quelli che vanno maggiormente ad influenzare la produzione estiva di latte. L’utilizzo della tecnica delle manze tappa-buco per aumentare la produzione primaverile-estiva può dare buoni risultati: le manze, infatti, risentono pochissimo del fotoperiodismo negativo, per cui non hanno difficoltà ad ingravidarsi in quel periodo dell’anno.
Anche questo lavoro di neo-introduzione però, deve essere ripetuto all’infinito perché le manze, una volta diventate primipare, per loro natura ritardano ad ingravidarsi, facendo tornare la mandria al punto di partenza. Pertanto, tale pratica va ripetuta con individui diversi ogni anno.
La fecondazione artificiale presenta indubbi vantaggi per la destagionalizzazione, a cominciare dal costo contenuto anche nel periodo primaverile-estivo.
Ma prima o poi la Ue potrebbe imporre una restrizione dei farmaci necessari per la sincronizzazione dei calori (anche se pare possibile strappare delle deroghe per bufala). Scongiurato, invece, il rischio di aumento della consanguineità perché i torelli usati provengono da svariati allevamenti sparsi per l’Italia e d’altra parte i centri tori – che assicurano un’elevata qualità del seme – stoppano le linee di sangue dopo un certo numero di utilizzi.
Detto questo, si osserva che l’utilizzo della fecondazione artificiale di massa porta ad ottenere risultati stabili nel tempo già dopo il primo anno: ma bisogna arrivarci. Fin qui i pro e i contro delle due strade oggi più usuali per destagionalizzare i parti e ottenere il picco produttivo di latte bufalino in estate, quando la
domanda di mozzarella si impenna. Ma il vero problema è oggi ricondurre molte mandrie sulla via della destagionalizzazione.

Stabilizzare la mandria

Una soluzione possibile – alla luce dei dati di campo raccolti dalle dottoresse Concetta Avallone e Deborah Mainardi del gruppo “Veterinari Buiatri Salerno” – è quella di avviare la destagionalizzazione con il metodo della fecondazione artificiale, ma utilizzando anche l’espediente delle manze tappa-buchi.
Secondo il protocollo operativo prospettato, nel primo anno viene eliminata la promiscuità sessuale più o meno nei tempi e nei modi della vecchia pratica.
Quando viene presa la decisione di fecondare (generalmente a febbraio o marzo, a seconda delle esigenze aziendali), si procede subito, ma solo con una parte delle bufale vuote. Poi, ciclo dopo ciclo (generalmente quindicinale), si passa anche alle altre, e poi man mano a tutte quelle che raggiungono il tempo di attesa volontario. Il numero degli animali fecondati ad ogni ciclo viene deciso in base alla fertilità che si riscontra in azienda e agli animali che si vogliono ingravidare ogni mese. Quindi tocca alle manze tappa-buchi, fecondate a scaglioni nei periodi giusti (da maggio ad agosto). Secondo questo schema, le manze possono essere fecondate anche direttamene dal toro, che è una concessione alla pratica tradizionale. Quando le manze non bastano per questa operazione, per colmare i vuoti si punta ad allungare il tempo di attesa volontario di alcune pluripare, fecondandole con le stesse modalità e negli stessi periodi delle manze, ottenendo la stabilizzazione definitiva della curva dei parti.Nella figura 1 è messa in luce la differenza tra quattro modalità di conduzione dell’allevamento: la curva di lattazione derivata dalla fecondazione artificiale appare chiaramente stabilizzata, spesso fin dal primo anno.

Vantaggi concreti

La destagionalizzazione con la fecondazione artificiale così attuata si presenta rapida, completa e definitiva, perché si ottiene in massimo due stagioni (dipende dal periodo in cui si decide di passare alla fecondazione artificiale), distribuendo definitivamente i parti in modo uniforme in tutti i mesi del primo semestre e comunque, secondo le necessità dell’allevamento. La destagionalizzazione è anche certa, perché basta programmare e fecondare gli animali nei tempi scelti in virtù del tasso di gravidanza presente nell’allevamento. Per esempio, se in un allevamento c’è un tasso medio di gravidanza del 50% e si vogliono avere 25 parti ad aprile dell’anno prossimo, basterà fecondare 50 bufale a giugno di quest’anno. Infine la fecondazione artificiale è ininfluente sull’interparto medio della mandria: non si allontana più, per qualche mese, i maschi dalle femmine, ma si fa in modo di ingravidare il prima possibile le bufale, appena raggiunto il tempo di attesa volontario. Inoltre, come si apprezza nella tabella rappresentata in figura 2, anno dopo anno, la mandria è sempre meglio destagionalizzata, con un interparto sempre più corto, evidenziato dal numero totale dei parti.

Il metodo di destagionalizzazione proposto dal del team “Veterinari Buiatri Salerno” sfrutta il ricorso alla fecondazione artificiale, ma anche l’espediente delle manze tappa-buchi

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