di Marco Prepi
L’utilizzo di tori da carne nelle stalle da latte non ha solo un oggettivo vantaggio in termini economici sul fronte della vendita del vitello, ma può avere altre positive implicazioni, come ha dimostrato una ricerca condotta recentemente in Germania.
La longevità delle bovine da latte continua a essere un argomento centrale per la redditività e la sostenibilità degli allevamenti moderni. Sebbene il progresso genetico abbia portato a miglioramenti significativi, l’espressione fenotipica della longevità rimane spesso inferiore alle aspettative. Un fattore sempre più riconosciuto come limitante è la “pressione da rimonta”, intesa come “tasso di rimonta sulle femmine”, derivante da un’eccessiva disponibilità di manze.
In questo contesto, l’incrocio con tori da carne (Beef on Dairy, BoD) emerge come una pratica che può avere implicazioni inattese, ma positive, sulla longevità.
(In alto, i tori di razza Blu Belga sono diventati una presenza costante negli incroci Beef on Dairy)
Riforma troppo spinta
La presenza in stalla di un numero elevato di manze per garantire la riforma delle bovine può portare a un’eccessiva “pressione da rimonta”. Questo scenario si verifica quando gli allevatori, di fronte a un surplus di manze, sono incentivati a riformare bovine ancora produttive per far spazio alle nuove entrate. Tale pratica, sebbene apparentemente razionale, può compromettere la longevità media della mandria e ridurre il ritorno economico potenziale delle bovine più longeve.
Doppio ruolo
L’incrocio con tori da carne, implementato principalmente per aumentare il valore commerciale dei vitelli meticci grazie alle migliori caratteristiche di accrescimento, si traduce in una diminuzione del numero di manze da rimonta di razza pura. Questo ridotto afflusso di potenziali sostitute può mitigare la “pressione da rimonta” e favorire una maggiore longevità delle bovine da latte.
Lo studio tedesco
Un recente studio condotto in Germania da Hüneke, Schmidtmann, Rensing, Thaller e Heise (2025), pubblicato sulla rivista Animal, ha analizzato l’associazione tra l’uso di BoD e la longevità nelle mandrie da latte. Lo studio ha esaminato un vasto dataset comprendente i dati di quasi 10.000 allevamenti tedeschi e oltre 2.7 milioni di parti. Gli
allevamenti sono stati classificati in base alla proporzione di utilizzo di BoD e alla percentuale di vitelle nate da seme di toro da latte. La longevità è stata definita come il numero di giorni tra il primo parto e la data di riforma.
Implicazioni pratiche
I risultati dello studio hanno evidenziato una correlazione significativa tra l’uso di BoD e la longevità. Gli allevamenti con un elevato utilizzo di BoD (>20%) hanno mostrato una longevità media superiore di 147 giorni rispetto a quelli con un utilizzo minimo (<2%). Analogamente, gli allevamenti con una bassa percentuale di vitelle nate da seme di toro da latte (<40%) hanno evidenziato una longevità superiore di 138 giorni rispetto a quelli con una percentuale elevata (>55%). Questi risultati suggeriscono che la riduzione della “pressione da rimonta”, ottenuta attraverso l’uso di BoD, può favorire una maggiore longevità delle bovine da latte. È importante sottolineare che lo studio ha considerato anche altri fattori potenzialmente influenti, come il livello genetico delle bovine e la gestione aziendale, per isolare l’effetto specifico dell’uso di BoD.
Prospettive future
Lo studio di Hüneke e colleghi (2025) fornisce una prospettiva innovativa sulla gestione della longevità nelle mandrie da latte, evidenziando il ruolo, spesso sottovalutato, della “pressione da rimonta”. L’uso strategico di BoD, insieme a una gestione oculata delle strategie di rimonta, può consentire agli allevatori di massimizzare la longevità delle loro bovine e migliorare la redditività complessiva dell’azienda.
È fondamentale sottolineare che la longevità è un tratto complesso, influenzato da molteplici fattori. Pertanto, un approccio olistico, che consideri sia gli aspetti genetici che gestionali, è essenziale per raggiungere risultati ottimali.
Ulteriori ricerche sono necessarie per approfondire la comprensione delle interazioni tra BoD, genetica, gestione aziendale e longevità, e per sviluppare strategie ancora più efficaci per la gestione delle mandrie da latte del futuro.
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