Bilanciamento aminoacidico, un vero “must” per la moderna azienda da latte

Perché migliora la redditività e riduce l’impatto ambientale: è stato questo uno dei messaggi lanciati dagli esperti internazionali intervenuti al seminario Balchem che si è tenuto recentemente a Bergamo, alla presenza di oltre 200 nutrizionisti provenienti da Europa e Medioriente

 

Immaginate di vedere niente meno che Mike Van Amburgh – autentica star mondiale dell’alimentazione e della nutrizione della vacca da latte – seduto a osservare in silenzio una mandria di lattifere, chiedendosi quali siano i fattori che abbiano portano quelle Holstein a oltrepassare i 50 chili al giorno di produzione procapite.

È esattamente questa l’immagine che lo stesso Van Amburgh ha evocato alla platea di nutrizionisti convenuti a Bergamo, in occasione del simposio Balchem dello scorso settembre. Ed è stato proprio il famoso docente della Cornell University a rispondere nel corso dell’evento all’interrogativo di cui sopra: per aiutare le vacche da latte di oggi ad esprimere il loro formidabile potenziale produttivo, frutto della selezione genomica, è necessario garantire la presenza di una serie di condizioni “ambientali” – tra cui zero sovraffollamento in stalla, cuccette comode dove le vacche possano sdraiarsi per almeno 12 ore al giorno, comfort termico per 365 giorni all’anno, acqua e unifeed sempre disponibili, interparti brevi, crescite accelerate delle rimonte con primi parti in età precoce – e contemporaneamente rispettare pochi ma fondamentali requisiti alimentari, quali la somministrazione di foraggi di alta qualità e di diete bilanciate anche per la componente aminoacidica.

Tra i molti spunti forniti alla platea, Mike Van Amburgh della Cornell University ha anche evidenziato l’importanza di pesare le vacche al fine di calcolarne correttamente i fabbisogni e di formulare diete adeguate

 

La convenienza c’è

Si fa presto, però, a dire bilanciamento aminoacidico: prima perché ci vuole un nutrizionista capace, che abbia dimestichezza con il sistema di formulazione dinamica della Cornell University (CNCPS) e sappia individuare gli strumenti più performanti presenti sul mercato (vedi anche oltre, ndR); secondo perché è un intervento costoso, che non si limita alla semplice integrazione della dieta con metionina ma comprende anche la lisina, che è il secondo aminoacido limitante per la vacca da latte dopo la metionina e che è tendenzialmente carente, al pari della metionina, nelle diete tipiche non soltanto del nord-Europa e del Medioriente, ma anche – è stato sottolineato a Bergamo – di quelle in voga negli areali del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano (si noti invece che il terzo aminoacido limitante, l’istidina, è abitualmente presente in quantità sufficienti).

L’investimento è dunque oneroso per l’allevatore, ma in assenza di carenze ambientali i benefici del bilanciamento aminoacidico realizzato a suon di metionina e lisina ruminoprotette ci sono eccome: recenti esperienze di campo condotte in alcune big farm statunitensi – ha ad esempio riferito a Bergamo il professor Van Amburgh – suggeriscono che le vacche ad alta produzione di razza Holstein mantengono gli abituali livelli di ingestione e i loro eccellenti standard produttivi, ma secernono un latte sorprendentemente più ricco di grasso (fino a 6,5%!) e in subordine anche di proteina (4%). A tal punto che in quegli stessi allevamenti le Jersey rimaste in azienda per sostenere i titoli, sono state prontamente sostituite con altre bianco-nere.

Effetto lisina

Al simposio di Bergamo, a soffermarsi sui benefici derivanti dall’integrazione delle diete con la lisina rumino-protetta è stato Usman Arshad dell’Università di Zurigo, che ha presentato i dati di un’approfondita meta-analisi sugli studi sperimentali effettuati in materia a livello internazionale. Ed ecco i risultati:

  • la semplice integrazione della dieta del post-parto (0-90 giorni di lattazione) con 20 grammi di lisina metabolizzabile comporta un aumento produttivo pari a 1,5 kg di latte per capo al giorno;
  • all’aumentare della quantità di lisina metabolizzabile fornita con la dieta aumenta linearmente la produzione di latte e le percentuali di grasso e proteina del latte; detta relazione lineare vale fino a quando la lisina rappresenta l’8,5% della proteina metabolizzabile offerta con la dieta;
  • i massimi livelli di efficienza alimentare vengono raggiunti quando la lisina rappresenta l’8% della proteina metabolizzabile ed è in rapporto con la quantità di metionina a 2,7/1, considerando il modello Nasem 2021.
Usman Arshad dell’Università di Zurigo durante il suo intervento sui risultati di una metanalisi riguardante gli effetti dell’integrazione delle diete con lisina ruminoprotetta

 

 

AminoShure™–XL

Nel corso del suo intervento al simposio di Bergamo Stefano Vandoni di Balchem Italia ha annunciato che a partire dai primi mesi del 2026 sarà messa a disposizione anche dei nutrizionisti e degli allevatori europei AminoShure™–XL, la lisina protetta di seconda generazione messa a punto da Balchem e già commercializzata con successo negli Stati Uniti.

Tra i plus di AminoShure™–XL la maggiore concentrazione di lisina, che a parità di stabilità ruminale proietta la percentuale di lisina metabolizzabile al 34,6%, a tutto beneficio del ritorno sull’investimento (tabella 1). Confermata, inoltre, da diversi test in vivo la stabilità della nuova fonte di lisina ruminoprotetta nei mangimi minerali e nell’unifeed.

 

Oltre a moderare il convegno, Stefano Vandoni ha presentato le caratteristiche delle tre diverse fonti di aminoacidi ruminoprotetti prodotte da Balchem

 

Uso dell’azoto

Sempre a Stefano Vandoni, infine, il compito di riferire i risultati ottenuti negli allevamenti italiani ed europei in cui il bilanciamento aminoacidico della dieta è stato realizzato attraverso i prodotti della linea AminoShure, tra i cui pregi vi è anche il fatto di offrire ai nutrizionisti (tabella 1) la possibilità di calcolare esattamente le quantità di metionina metabolizzabile e di lisina metabolizzabile somministrate: quando alla sostituzione di parte della proteina dietetica con metionina ruminoprotetta viene affiancata la giusta quantità di lisina ruminoprotetta, aumentano non soltanto produzione e titoli, con un ritorno sull’investimento superiore rispetto alla sola integrazione con metionina, ma migliora anche la fertilità, la risposta immunitaria e l’efficienza d’uso dell’azoto fornito con la dieta. Il che significa meno azoto nelle urine, e meno azoto disperso nell’ambiente. A tutto beneficio dell’eco-sostenibilità aziendale.

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