R4D, è tutta questione di essere resilienti

di Giovanni De Luca

Kristan Minelli, allevatore di San Benedetto Po (Mn), ha ospitato il secondo incontro italiano del progetto “Resilience for dairy” – Da sinistra Kristian Minelli, Serena Soffiantini (farm facilitator del Crpa di Reggio Emilia) e Lilian Michellini. L’azienda agricola Krisma di San Benedetto Po (Mn) è una delle 10 aziende italiane che hanno preso parte al progetto R4D (Resilience for dairy)

Seconda tappa italiana per il progetto R4D (Resilience for dairy) a San Benedetto Po (Mn) presso la società agricola Minelli. Gli obiettivi della giornata? Il confronto attivo, lo scam- bio di idee e di opinioni tra allevatori per individuare soluzioni utili alle problematiche che ogni giorno i professionisti della zootecnia da latte devono affrontare.

Il gruppo italiano che ha aderito al progetto Resilience for Dairy, allargato ai tecnici del Consorzio del Parmigiano Reggiano che hanno dato il loro contributo alla discussione

Tra i principali argomenti di interesse, emersi anche da un recente sondaggio condotto in tutti i 15 Paesi europei partecipanti al progetto, l’esigenza di migliorare la comunicazione per con- dividere con la collettività l’impegno degli allevatori nei confronti del benessere animale e del rispetto dell’ambiente, la necessità di trovare nuove modalità per attirare i giovani e facilitare il cambio generazionale.

Fra gli altri temi emersi dal sondaggio aspetti più tecnologici legati all’impiego di sistemi automatizzati per migliorare l’efficienza in stalla e alla diffusione delle energie rinnovabili, nonché una gestione efficiente del colostro e dello stress da caldo. Temi diversi tra loro, ma che possiamo riassumere nella ricerca di una sostenibilità a tutto tondo: economica, ambienta- le e sociale del settore lattiero-caseario.

All’interno del box multiplo dei vitelli sono stati inseriti alcuni arricchimenti ambientali per sostenere l’attività ludica dei vitelli e favorire gli effetti positivi della socializzazione

La centralità del dato

A rendersi parte attiva non solo del progetto europeo, ma anche nell’effettiva messa in pratica dei suoi obiettivi di sostenibilità, Kristian Minelli e sua moglie Lilian, hanno aperto le porte della loro azienda agricola agli altri allevatori e agli esperti che fanno parte del panel italiano di R4D.
La loro è una realtà da 140 bovine in lattazione munte da 4 robot di mungitura: “Produciamo da 4 generazioni latte per il Parmigiano Reggiano – spiega Kristian – e da qualche anno abbiamo deciso di adottare i sistemi di mungitura automatici per far sì che le bovine possano dare il massimo per quanto riguarda le produzioni, in quantità e qualità, ma anche perché permette loro di essere munte quando ne avvertono la necessità, compatibilmente con le prescrizioni del disciplinare di produzione della celebre Dop, e quindi di godere di migliori condizioni di benessere.
Ma soprattutto per noi significa avere a disposizione una molteplicità di dati, utili non solo a monitorare le condizioni del singolo animale e di tutta la mandria, ma anche a prendere deci- sioni mirate grazie alla visione d’insieme che ci offrono. Senza dati precisi si decide basandosi solo sulle “sensazioni” – ricorda Minelli – e non possiamo pensare di andare incontro a modelli di zootecnia sempre più sostenibili senza un cambio di passo”.

Nell’utilizzo degli “igloo” è fondamentale effettuare apposite pulizie, sanificazioni e un periodo di vuoto sanitario prima dell’inserimento dei nuovi animali, riducendo la diffusione delle patologie

Benessere in vitellaia

Per la famiglia Minelli il raggiungimento delle buone performance e del benessere degli ani- mali allevati parte già dai primi giorni di vita delle bovine. La vitellaia si compone infatti di due settori, progettati pensando alla salute dei vitelli e al loro bisogno di socializzazione. “Per i primi 20 giorni – spiega Lilian – dopo almeno 48 ore trascorse con la madre, i vitelli vengono posizionati nelle postazioni singole. In questo modo possiamo tenere sotto controllo l’alimentazione e completare il protocollo vaccinale. Successivamente vengono trasferiti nei box multipli da 10 vitelli, in cui è presente paglia in abbondanza, alcuni arricchimenti ambientali per l’attività ludica e un’allattatrice automatica che offre la possibilità di impostare pro- grammi alimentari specifici”. Socialità, movimento e ottimi accrescimenti: ecco i vantaggi di un sistema che fa dell’attenzione alle specifiche esigenze degli animali il suo punto di forza, e che getta le prime basi per il successo produttivo e riproduttivo delle future bovine.

Il gruppo italiano che ha aderito al progetto Resilience for Dairy, allargato ai tecnici del Consorzio del Parmigiano Reggiano che hanno dato il loro contributo alla discussione

Allevatori diversi, stessi obiettivi

Il progetto Ue “Resilience 4 Dairy” è nato con lo scopo di promuovere lo scambio di esperienze e di opinioni fra gli allevatori di 15 paesi europei, per trovare insieme le soluzioni e le migliori pratiche aziendali in grado di rispondere ai bisogni degli allevatori e alle aspettative della società.
Per raggiungere tali obiettivi vengono organizzati periodicamente degli incontri nazionali, denominati Akis (Agricultural Knowledge and Innovation System) che, nel caso italiano, coinvolgono 10 allevatori e 5 esperti del mondo della ricerca e della divulgazione, e che vedono come referente e coordinatore delle attività il Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia. È in queste occasioni che gli allevatori possono scambiarsi esperienze: imparare e allo stesso tempo insegnare strategie utili ad aumentare la sostenibilità delle stalle da latte.

 

Approfondimenti

Per ogni informazione sul progetto Resilience 4 Dairy l’indirizzo è www.resilience4dairy.eu
o è possibile contattare il Crpa, coordinatore delle iniziative in Italia, all’indirizzo www.crpa.it

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